Il naso di Cyrano

sabato 21 novembre 2009

Il clandestino

Tornavo dalla spesa, accaldata e con due buste piuttosto pesanti quando mi sono accorta che un capannello di persone stazionava, con aria piuttosto preoccupata, presso l’ automobile della FG.
La FG possiede una vetturetta che non usa praticamente mai poiché vive praticamente sempre all’Università e, quando deve spostarsi, lo fa con i mezzi pubblici.
Ho pensato che qualche mariuolo gliel’avesse aperta per rubare e mi sono avvicinata. Ho chiesto che cosa fosse successo e uno dei presenti mi ha spiegato che dentro la macchina c’era…un gatto! Io il gatto non lo vedevo nell’abitacolo, che era chiuso a chiave, però, in effetti, lo sentivo miagolare, ho chiesto dove fosse e gli altri, preoccupatissimi, mi hanno risposto che la bestiola si era infilata nel vano motore. Li ho guardati perplessa, hanno capito che stavo chiedendomi come diavolo avesse fatto lo sconsiderato animale a cacciarsi là dentro e mi hanno chiarito che l’avventuroso felino era passato nello spazio tra gli pneumatici e la carrozzeria.
A questo punto ho smesso di farmi domande e sono andata a casa a prendere le chiavi della macchina.
Certo che i gatti sono proprio strani! Posso capire che d’inverno, quando fa freddo, cerchino un po’ di calore presso un motore appena spento ma d’estate e in una vettura che non cammina da mesi!
Sono tornata in strada e ho consegnato le chiavi ad una signorina pregandola di aprire lei il cofano, io non ho idea di come si faccia. La signorina ha proceduto all’operazione e dal vano motore è partito a razzo un micetto dal pelo tigrato bianco e rossiccio che viaggiava più o meno alla velocità della luce.
Il gattino ha sorpreso tutti gli astanti, che infatti non sono riusciti ad acchiapparlo, è schizzato via andando ad infilarsi…nel vano motore di un’altra vettura parcheggiata poco distante da quella della FG!
Di chi fosse l’automobile nessuno lo sapeva, la gente ha provato a stanare il diabolico felino piazzando nelle vicinanze un vasetto di cibo per gatti, lui ha sentito il profumo e si è messo a miagolare come un forsennato ma non è uscito fuori.
Non so come sia finita, dovevo preparare il pranzo e me ne sono tornata a casa. Ma perché le madri gatte non controllano quello che combinano i figli?

sabato 14 novembre 2009

Il giuoco delle parti.

Nella vita ognuno riveste una o più parti.
L’importante è interpretarle bene queste benedette parti. Io cerco di fare del mio meglio, se ci riesco sta agli altri dirlo, quel che è certo è che spesso sono circondata da pessimi attori.
Così, per sopravvivere a questo brutto spettacolo che è la vita, il venerdì sera me ne vado a teatro. Con la FG che la parte di figlia la interpreta a meraviglia.
Stasera, dopo la solita devastante settimana, sono andata al Quirino a vedere il “giuoco delle parti” di Luigi Pirandello.
Io il giuoco delle parti l’avevo già visto, con la regia del divino Giorgio De Lullo e l’interpretazione, mostruosamente perfetta, dei mitici Romolo Valli, Rossella Falk e Carlo Giuffré. Perciò, stasera, pensavo che sarei rimasta oltremodo delusa.
Vi chiederete: “ Ma allora perché ci sei andata?”
Ci sonno andata perché è sempre bene sperimentare e provare nuove esperienze, anche a rischio di rimanere delusi.
Infatti non sono per niente rimasta delusa.
Intendiamoci, la rappresentazione di stasera non aveva niente a che fare con quella meravigliosa della Compagnia dei Giovani ma non era neanche da buttar via.
Pirandello c’era, il suo mondo di maschere e vita, la sua inconfondibile Weltanschaung c’era, il suo particolare linguaggio c’era. A mio giudizio.
A giudizio della FG invece… la rappresentazione (notevolmente turbata da tre carampane logorroiche sedute davanti a noi) è iniziata a singhiozzo, Silia stentava a ritrovare sé stessa, Leone bisbigliava dove si richiedeva enfatizzasse e Filippo detto Socrate era inesistente.
Il guaio è che il giuoco delle parti cojn la regia di De Lullo, in DVD, lo ha visto anche la FG e le è anche piaciuto molto.
Alle volte penso di aver creato un mostro: alle altre ventenni piacciono il Grande Fratello e la musica Pop, alla FG piacciono i drammi e Rossini, oltretutto è anche ipercritica, filologa, perfezionista.
Il risultato?
Mezz’ora di critica spietata e feroce che ho dovuto subire mentre tornavamo a casa.
Neppure il cappellino nuovo, assolutamente delizioso, che avevo acquistato prima di entrare in teatro, è riuscito a distogliermi dalle sue geremiadi, così ho pensato di ricorrere ad un metodo infallibile per restituirle il buon umore: l’ho invitata a bere un cocktail. Ovviamente ne ho bevuto uno anch’io.
Il metodo è infallibile, infatti alla FG è tornato il buon umore e siamo tornate a casa allegre e serene.

sabato 7 novembre 2009

La Notte dell’Angelo

Ieri sera a teatro ho visto un dramma di Bordon: La notte dell’Angelo.
Una storia semplice e complicata di figli che adorano i genitori, di genitori che se ne infischiano dei figli oppure li amano in modo sbagliato; la storia di tre personaggi che hanno tre storie diverse che poi sono la stessa storia. La stessa eterna storia: quella della vita. Tre figli: un vecchio, una donna, un ragazzo.
La donna è la figlia del vecchio, il vecchio è stato figlio e poi padre, il ragazzo…, beh, il ragazzo è la sintesi, rifiutato dai genitori, disperatamente innamorato di loro.
Dentro quella storia c’era anche la mia storia e, credo, quella di molti di noi, io mi ci sono trovata dentro e all’inizio stavo male, soffrivo, come i personaggi, l’assenza. Mio padre è morto quando ero molto piccola e mi è sempre mancato, altre persone che ho amato non ci sono più, perciò soffrivo, per il vuoto di un abbraccio, per il silenzio di parole d’amore, per l’inutilità di chi vive amando senza essere amato, proprio come quei tre sulla scena.
Però, ad un certo punto, mi sono resa conto che avevo smesso di star male, mi sono accorta che stavo identificandomi nella figura del vecchio, un padre che è stato anche un grande attore, amato dal suo pubblico e molto, un uomo che è stato capace di filtrare con il crivello dell’ironia la tragedia della vita.
Insomma, mi sono resa conto che sono vecchia anche io. Una vecchia saggia, però, una che, come quel vecchio, ha smesso di combattere battaglie perse, non per rassegnazione. Per distacco. L’ironia è un’arma formidabile per sopravvivere alla vita: ci permette di guardare in prospettiva, di allontanarci dalla sofferenza, fa sì che possiamo uscire dal sentimento ed entrare nella ragione.
E ieri sera ho capito anche una cosa che, qualche tempo fa, mi aveva detto Cat: che io so realmente provare piacere nelle cose che faccio.
E’ vero e adesso so anche perché: perché le guardo da fuori di me, le allontano per avvicinarmele.
Magico strumento l’ironia! Distanzia persone ed esperienze, permette di scegliere: se un’ esperienza mi piace, la riavvicino, me ne riapproprio, me la gusto a poco a poco, se, invece, una realtà non mi è gradita, la tengo a distanza di sicurezza, la guardo da fuori oppure, se è possibile (e molte volte lo è), la butto via senza stare troppo a pensarci.
Davvero magico strumento, io non ce l’avevo prima, ora che sono vecchia sì’ e mi piace da matti.

sabato 31 ottobre 2009

Sotto il cielo di Roma

Sabato scorso è arrivata Cat e io, nonostante i miei numerosi impegni, ho organizzato la settimana per stare il più possibile con lei.
Domenica, insieme alla FG, siamo andate a vedere la mostra su Dada e Surrealisti. Ci siamo divertite parecchio, la FG, che sui Surrealisti ha dato un esame all’Università, si è scatenata in spiegazioni utilissime per noi che non ne sapevamo moltissimo, noi ci siamo divertite a vedere nei dipinti e nei disegni quello che ci pareva, tanto i Surrealisti dipingono sensazioni e sentimenti, così ognuno può immaginarseli a modo suo.
In settimana io e Cat siamo andate a fare shopping, un’attività che ci entusiasma (le nostre carte di credito,invece, non sono affatto contente). Cat cercava un paio di scarpe che non ha trovato, in cambio si è consolata con giacche e camicette, con DVD e calendari. Io avevo bisogno dell’ ennesimo paio di pantaloni blu, veramente non è che ne avessi proprio bisogno (ne ho un armadio stracolmo) ma quest’anno, incredibilmente, il blu è tornato di moda e dovevo approfittare dell’occasione, invero assai rara. I pantaloni li ho trovati insieme ad alcune irresistibili camicette, infatti non ho resistito e le ho acquistate!
Naturalmente, Cat ha voluto fare una passeggiata nel centro di Roma, rivedere piazza Navona, il Pantheon, piazza di Spagna e tutti i luoghi belli di questa nostra incredibile città.
Cat camminava e guardava il cielo azzurro come una terracotta di della Robbia, era felice in quella contemplazione e io pensavo che il cielo di Roma non è altro che lo sfondo azzurro sul quale scolpire il bassorilievo dei nostri sogni.
Ero felice pure io, anche perché la FG aveva appena superato con successo il suo ultimo esame universitario. La sera a cena l’abbiamo festeggiata con una mega pizza napoletana e una deliziosa torta alle fragole.
Stamattina siamo andata al cimitero con il nostro cugino G.
Dopo aver portato i fiori nella cappella della famiglia di mio marito, siamo andati alla ricerca della tomba dove sono sepolti i miei nonni, il cugino G. ricordava all’incirca dove fosse ma non siamo riusciti a trovarla, abbiamo camminato parecchio e alla fine l’unica che non era stanca ero io! Eppure sono la più vecchia!
Per consolarci siamo andati a mangiare il pesce in un ristorante che lo cucina benissimo. Mi ha fatto piacere rivedere il cugino G. e stare insieme a Cat.
Domani Cat riparte e dovrò aspettare le vacanze di Natale per rivederla, naturalmente ci sentiremo al telefono e scambieremo informazioni e pettegolezzi via e-mail ma non è la stessa cosa che stare insieme.
Cat mi manca molto quando sta a Torino, certo ci sono le mie amiche e la FG con le quali parlare e ridere ma con mia sorella ho un rapporto davvero speciale, condividiamo una visione del mondo molto simile, abbiamo interessi comuni, viviamo le medesime delusioni ed aspirazioni, insomma ci comprendiamo assai bene. E pensare che, quando eravamo ragazzine, eravamo così diverse!
Le vacanze di Natale mi sembrano lontanissime ma in realtà non è così, mancano soltanto una cinquantina di giorni che passeranno in fretta, anche perché le mie giornate sono talmente piene di impegni che il tempo mi vola via. E quando arriveranno le vacanze arriverà anche Cat e ci divertiremo di nuovo, con mille attività piacevoli sotto il cielo azzurro di Roma.

sabato 24 ottobre 2009

Gli odori

Uno dei motivi per cui questo Blog si chiama “Il naso di Cyrano” è che io sono dotata, appunto, di un naso molto grande e particolarmente sensibile agli odori.
Qualche giorno fa, mentre riponevo gli acquisti appena fatti, mi è nata nella mente una riflessione: non ci sono più i profumi delle cose.
Mi spiego:con un esempio: se aprite una confezione di lenticchie, il loro odore non lo sentite, bisogna cucinarle per ritrovarne la fragranza.
Quando io ero piccola, invece, la vita era infarcita di odori.
La mattina, quando prima di andare a scuola passavamo dal panettiere, eravamo investiti da una sinfonia di profumi: quello del pane, quelli dei diversi tipi di pizza, l’odore della mortadella, quello della pasta, che non era chiusa nella plastica ma conservata in cassetti dai quali veniva prelevata con una paletta, pesata e incartata in una spessa e profumata carta paglia. Poi c’era l’odore dei legumi secchi, quello delle olive, quello,un po’ acre ma affascinante, dei formaggi, quello esotico e un po’ inquietante delle mille spezie, importate da paesi lontanissimi. Tutti si fondevano insieme a formarne uno solo che era l’” odore del panettiere”.
Poi c’era l’ “odore della scuola”. Oggi la scuola puzza. Di sudore, di persone che curano poco l’igiene personale. Quando ero piccola la scuola profumava dell’ odore del cotone crudo delle spesse tende, di gesso, della carta dei quaderni, del cuoio delle cartelle, del legno dei banchi.
Ogni luogo aveva il suo profumo:la chiesa profumava di incenso e cera delle candele, la spiaggia profumava di alghe, di mare e di sole, casa mia odorava di cera per i mobili, di pulito, del profumo delle torte e del ragù che cucinava mia madre, la domenica mattina l’odore del ragù ci svegliava piacevolmente.
C’era un luogo, in particolare, che mi affascinava, per il suo profumo: la tabaccheria. Non ci andavo per le sigarette, allora ero troppo piccola per fumare, ci compravo le “Giuggiole”, mitiche caramelline che costavano una lira l’una, ovviamente all’epoca la moneta più piccola erano le cinque lire e, quindi, si potevano comprare minimo 5 giuggiole.
La tabaccheria profumava di tabacco, quello delle sigarette, quello dei sigari, dello zolfo dei fiammiferi, di liquirizia, che veniva venduta sfusa in vari formati o grezza in bastoncelli che chiamavamo “zeppetti”, profumava dei cento odori dello zucchero, quello di canna, quello caramellato, profumava di sale, che allora si comprava in tabaccheria. Anche qui, tutti i diversi aromi diventavano uno solo l’ “odore della tabaccheria”.
Quegli odori io non li sento più. Forse non ci faccio più caso, mi sono detta e ho provato a cercarli ma quasi inutilmente.
La mia casa odora di pulito e qualche volta, quando ho il tempo di cucinare, di pomodori col riso o di ragù ma nei negozi non c’è odore. Sarà perché oggi tutto è impacchettato e sigillato, il che è igienicamente corretto ma gli aromi sono spariti in una generica puzza da inquinamento.
Anche al mercato, dove la frutta e la verdura non sono imballate, è difficilissimo ritrovare i profumi delle pesche o dei pomodori.
Ora, io non sono Proust che dal profumo di un biscotto spugnoso scrive sette infernali volumi per tornare alla sua infanzia e alla sua mamma, io all’infanzia mia non ci voglio proprio tornare ma mi piacerebbe, ogni tanto, ritrovare uno di quegli odori, perché erano piacevoli, perché condivano la vita, perché mi rendevano felice.

sabato 17 ottobre 2009

La vita in scena.

A me Rossella Falk è sempre piaciuta tantissimo. Da giovane ha recitato con Romolo Valli e Giorgio De Lullo, ha interpretato magistralmente i personaggi di Luigi Pirandello e di tanti altri autori, una su tutte: Silia nel Giuoco delle parti. Un personaggio difficile, antipatico, ambiguo, affascinante. Lei ne ha fatto un capolavoro, tant’è che la FG, vedendo il dramma in videocassetta, ne è rimasta affascinata, come me, del resto.
Ieri sera, al teatro Eliseo, Rossella Falk ci ha regalato un altro capolavoro: il personaggio di Letizia in un dramma di Cristina Comencini che si intitola Est-Ovest.
Letizia è anziana, ricca e strana, anche un po’ noiosa, se vogliamo, brontola in continuazione e se la prende con tutti: figli, nipoti, fratello e soprattutto con la sua pazientissima badante, Oxana,interpretata dalla bravissima Merita Xhani.
Letizia si sente sola, si sente vecchia, si sente impotente a combattere contro un mondo che le sfugge, insomma si sente come tante persone anziane e non.
Il dramma è tutto qui e non è poco. Quando non si ha più la forza (fisica e morale) di lottare cosa rimane?
La rassegnazione!? Letizia, però, non sembra in grado di rassegnarsi, di accettare di non poter essere più l’ arbitro della propria vita…e allora?
Allora l’aiuto sembra venirle proprio da Oxana, la badante ucraina che, per lavorare, ha dovuto lasciare nel suo Paese le figlie che ama, Oxana che non ha mai potuto essere padrona della sua vita, che ha dovuto rassegnarsi ad un destino che non si è scelta, nel finale Letizia dice di non poter riuscire a sopportare la sua sorte e Oxana le risponde: “Io posso aiutarti, Signora, a fare questo”.
Ecco, a me sono venuti i brividi su quella battuta. E’ difficile spiegare perché ma ci provo.
Oxana è il simbolo di tante donne e uomini che non possono scegliere, che amano e soffrono, proprio come me ma loro non possono sognare, non possono sperare e questo è atroce, amano i loro figli e, per questo amore, sono costretti a stare lontani per dare loro un futuro che sperano migliore.
Io, che ieri sera avevo accanto la mia adorata FG, ho pensato a tutti quei genitori che non hanno la mia fortuna e ho anche pensato a mia madre, che è anziana, che brontola proprio come Letizia perché si sente sola. Ho provato anche un po’ di vergogna perché mi sono resa conto che io ho la mia famiglia vicino, ho un lavoro che ho scelto, ho potuto prendere decisioni ed essere libera mentre tanti altri tutto questo non ce l’hanno.
Il dramma scritto da Cristina Comencini mi ha coinvolto totalmente, non era una storia, magari affascinante ma inventata, era la vita, dura, cruda e crudele di uomini e donne in balia di un destino che loro non hanno potuto scegliersi.

sabato 10 ottobre 2009

Cyrano è sempre Cyrano.

Stasera è cominciata ufficialmente la nostra stagione di prosa, ricca di molti titoli interessanti. Resta da vedere se le messe in scena saranno all’altezza degli autori, speriamo di non dover assistere a scempi quale quello perpetrato da Lavia nei confronti di Shakespeare la scorsa stagione.
Stasera, dunque, siamo andate al teatro Argentina, la FG ed io, ad assistere al dramma di Rostand ma prima…
… alla FG serviva una giacca (e nient’altro che quella N.d.FG) da mezza stagione, a cagione di ciò (lo so che è arcaico ma Rostand mi ha ispirato N.d.A.) siamo uscite prima del tempo e siamo andate in centro.
Mi sono resa conto che sarebbe anche stato utile comprare delle calze alla FG e, poiché lei ne distrugge un quantitativo industriale e poiché c’era un’offerta ne ho comprate cinque paia più due paia di scaldamuscoli.
Abbiamo trovato anche una graziosa giacca che ha soddisfatto le difficilissime aspettative della FG, costava quanto un collier di diamanti ma gliel’ho presa comunque.
A questo punto mi è vennuto in mente che anche io avevo bisogno di una giacchina, ovviamente blu.
Pertanto siamo andate in un altro negozio nonostante la mia carta di credito gemesse lamentosamente nella mia borsetta.
Ora, voi potete anche non credere che la mia carta di credito gema ma vi assicuro che oggi ha pianto (e a calde lacrime N.d.FG).
Infatti siamo entrate nel negozio vestite di tutto punto e ne siamo uscite entrambe vestite completamente in un altro modo.
C’erano troppe cose carine in quel negozio, sembrava una scena de “Il diavolo veste Prada”, Io nella parte di Miranda Priestly e la FG nel ruolo di Andy e la commessa, anche se donna, nel ruolo Nigel.
Abbiamo comprato: due giacchine, una gonna, tre camicette deliziose e non abbiamo resistito: le abbiamo indossate immediatamente.
Rivestite a nuovo come il celebre Valentino di Pascoli (ma noi le scarpe ce l’avevamo) ci siamo avviate, ridendo follemente ma cercando di contenerci per darci un tono, verso il teatro dove abbiamo assistito ad uno spettacolo tutto sommato piacevole.
Io e la FG sappiamo il testo a memoria (la FG anche in francese) e temevamo di dover vedere un tradimento perpetrato ai danni di un personaggio che adoriamo entrambe invece la traduzione, la ritmica e la metrica corrispondevano abbastanza all’originale. Gli attori hanno saputo interpretare i loro ruoli rispettando i caratteri dei personaggi, in verità Roxane era un po’ troppo intelligente ma non si può pretendere tutto dalla vita.
La regia ci ha lasciate un po’ perplesse: perché ambientare un’opera ai tempi nostri quando la storia originale si svolge nel XVII secolo? Perché fare indossare a Cyrano un cappello a cilindro quando la sua caratteristica, oltre al famoso naso, è l’altrettanto famoso cappello corredato da opportuno pennacchio? Perché tagliare a metà tutti i meravigliosi monologhi del protagonista? Perché?
Nonostante tutto è stata una bellissima serata. E lo spettacolo era accettabile, anche se io e la FG abbiamo convenuto che il regista era da prendere ad accettate.