Il naso di Cyrano

domenica 5 luglio 2009

Finalmente in vacanza!

Giugno, quando ci sono gli esami, è per me un mese infernale.
Intanto non ci sono spettacoli teatrali, poi non posso andare in palestra perché sto a scuola mattina e pomeriggio, non riesco a uscire con le mie amiche, sono anche troppo stanca per leggere la sera, insomma un incubo!
Grazie al cielo anche giugno, come tutto, è finito e io posso ricominciare a vivere e a divertirmi, gli esami sono terminati, gli alunni sono andati discretamente e per due mesi posso dimenticare la scuola, ammessi e connessi.
Resta la FG che sta facendo esami a mitraglia ed è alquanto nervosetta ma non importa, tutto sommato, i suoi esami sono anche un’occasione per discutere insieme argomenti interessanti con una persona dotata di una non comune intelligenza e parla re con lei di Bernini o di Racine è sempre piacevole.
Ho già ripreso i contatti con le mie amiche, progettato alcune visite a mostre e musei e stabilito un calendario per la piscina,dove siamo già state due volte e io ho anche nuotato, dopo essermi ricoperta di crema solare protezione massima, ovviamente.
Iinsomma, sto organizzando una vacanza gratificante e assolutamente necessaria per cancellare lo stress e la fatica di un anno scolastico che non mi ha regalato molte soddisfazioni.
In agosto arriverà anche Cat e ci divertiremo insieme a fare shopping e a girare per Roma, sotto il suo cielo azzurro unico al mondo. Abbiamo anche deciso di andarci a rivedere la Cappella Sistina e la Galleria Borghese per ripassarci un po’ Michelangelo e Bernini.
Ieri è cominciato il tour de France e lo vedrò in televisione, spero che sia appassionante e ci proponga grandi sfide, poi ci saranno i mondiali di nuoto che vale la pena di vedere.
Sul fronte teatro, il Globe mette in cartellone alcuni spettacoli di Shakespeare interessanti e andremo a vederli anche se io non ho ancora capito se il genio di Stratford upon Avon mi piace oppure no: nello stesso spettacolo alcune scene mi affascinano altre mi annoiano mortalmente.
Ho anche alcuni libri interessanti da leggere e ho deciso che quest’ estate affronterò l’Ulisse di Joyce, chissà se ce la farò, è uno dei libri più difficili che siano mai stati scritti e fino ad ora non ho mai avuto il coraggio di leggerlo ma, dopo aver letto tutta la Recherche di Proust, forse ce la farò.
La cosa più bella di tutto, comunque, sarà che finalmente potrò stare un po’ sola con me stessa per fantasticare liberamente e per tutto il tempo che voglio senza dover pensare al Dovere. Fatta la spesa e le pulizie, per due mesi non avrò altre incombenze noiose e alienanti.
Paccato che le vacanze durano troppo poco!

domenica 28 giugno 2009

Confederation’s cup 3


In questo torneo ne abbiamo viste davvero di tutti i colori, la cosa più assurda è a mio parere vedere gli USA, che in campo sanno solo fare catenaccio e della peggior specie, andare in finale.
Comunque, oggi pomeriggio la finale per il terzo e quarto posto se la sono giocata spagnoli e sudafricani.
Partita tutta da vedere e non solo per il gioco che c’è stato ma…
La squadra sudafricana, i Bafana Bafana, è composta da dieci neri e da un solo bianco, altissimo, che si chiama Booth, la cosa deliziosa è che non appena Booth tocca palla gli spettatori, praticamente tutti neri, ne invocano il nome urlando, per incoraggiarlo. Troooppo carini!
Gli spagnoli sono tutti bellissimi, una gioia per gli occhi, anche se all’inizio giocano maluccio.
I sudafricani ce la mettono tutta: corrono come velocisti giamaicani, palleggiano che sembra di vedere un gigantesco flipper, si scambiano i ruoli ma quando arrivano ad un metro dall’area avversaria non capiscono più niente e tirano alla “come viene viene”. Gli spagnoli stanno a guardare e io guardo gli spagnoli che sono sempre bellissimi anche se ormai un po’ sudati.
Ci sono un po’ di cambi, qualcuno va in panchina e qualcuno entra in campo.
All’ 88° il sudafricano Mphela non subisce il panico da area avversaria e porta in vantaggio i Bafana Bafana.
Risposta immediata della Spagna: Guiza in un minuto e mezzo segna due gol, uno bellissimo l’altro da Dio, nel senso che il Dio degli spagnoli, che nella semifinale contro gli USA dormiva, qui è sveglissimo e fa finire in porta un tiraccio che non si sa cosa fosse.
La partita sembra finita ma al 92° Mphela compie il miracolo e segna di nuovo. Stadio in delirio e si va ai supplementari nel corso dei quali la Spagna segna il gol della vittoria.
Insomma tra fusti in campo, belle giocate e colpi di scena mi sono proprio divertita, la Spagna ha più tecnica e meritava di vincere ma il Sudafrica ci ha messo tanto impegno ed entusiasmo che uno alla fine rimpiange che non si possa dare l’ex aequo.
Stasera il Brasile ha rimesso a posto il football: ha vinto la finale contro gli USA. Gli americani hanno fatto il prevedibile catenaccio, con due sortite hanno segnato due gol ma poi i verdeoro gli hanno fatto vedere come si gioca a calcio e hanno segnato gol nonostante i varchi stretti, loro continuavano a correre anche quando gli yankees non ce la facevano più e alla fine si sono assicurati il torneo.
Durante la premiazione i carioca ballavano e i gringos piangevano, davvero, oppure erano infuriati neri, perché gli americani non solo non sanno giocare a calcio ma, ed è anche più grave, credo, non sanno neppure perdere.

domenica 21 giugno 2009

Confederations Cup 2

Il Brasile non è certo più quello siderale del ’70 a Mexico e neppure quello stratosferico dell’ ’82 in Spagna ma è pur sempre una bella squadra. Quando poi gioca contro l’Italia-Estrella polar non può che vincere 3 a 0. Infatti è così che ha vinto.
Insomma a Roma piove a dirotto e a Pretoria diluviano gol verdeoro.
La superiorità dei Carioca stasera era così evidente che persino i due parolai che facevano la telecronaca hanno dovuto riconoscerlo.
Il fatto è che i brasiliani corrono, non tantissimo ma sempre più degli azzurri, inoltre sono sempre al posto giusto nel momento giusto, fraseggiano col pallone, dialogano palla al piede e ubriacano gli avversari che se li ritrovano sempre sulla traiettoria di tiro. Questo è il Brasile e stasera io ho tifato per loro, perché mi hanno divertito, perché è questo il gioco che mi piace, non l’arrancare da vecchio tram degli azzurri, anche di quelli meno vecchi, mi piace vedere una squadra, che vince e con largo margine, continuare a giocare in attacco e in contropiede fino al novantatreesimo minuto, senza fare calcoli.
Se ci pensate bene, a loro conveniva farci segnare un gol, ci saremmo qualificati noi e non gli odiosissimi USA che nella semifinale contro la Spagna non faranno gran danno.
In una prevedibile finale Brasile –Spagna sarebbe convenuto al Brasile giocare contro gli Iberici reduci da una semifinale contro l’Italia: sarebbero stati più stanchi.
Ma i Carioca sono così: loro giocano e basta. E vincono. Tanto, tantissimo, come la Spagna del resto.
Gli azzurri se ne tornano a casa e io spero di vedere la finale tra Spagnoli e Carioca!

giovedì 18 giugno 2009

Confederation Cup 1

In queste giornate micidiali, passate in un caldo torrido a fare esami, uno dice:”Meno male che c’è il Calcio”. E invece no, almeno per noi italiani. Ragazzi, come giocano male gli azzurri!
Neppure la consolazione di una bella partita! Su Italia–USA meglio stendere un velo pietoso, su Egitto-Ialia, invece, qualche parola vale la pena di spenderla.
Stasera sembrava di veder giocare la Estrella polar contro il Deportivo Belgrano e se non sapete di che cosa parlo andatevi a leggere l’immortale racconto di Osvaldo Soriano che si intitola “Il rigore più lungo del mondo”. In campo ho visto solo lentezza e pressappochismo, non c’era un’ idea, una strategia, un guizzo di intelligenza, niente.
Alla fine mi sono ritrovata a fare il tifo per gli egiziani che, se non altro, un po’ di buona volontà loro ce l’hanno messa, soprattutto dopo il gol, fortunoso forse ma Buffon è rimasto più immobile di una statua.
L’ unica cosa rimarchevole di tutta la partita è stato il fatto che Gattuso si è perso le braghe in diretta e l’ intero mondo ha potuto ammirare i suoi slip bianchi!
I telecronisti non sapevano cosa dire e, come sempre in questi casi, hanno detto parecchie sciocchezze, la faccia di Lippi era un poema allo scoramento ma in campo la gente che non corre ce l’ ha mandata lui, quando ha fatto entrare giocatori più giovani e forse più motivati, che correvano, era troppo tardi e comunque mancava un qualsiasi tipo di regia.
Eppure gli atleti italiani sono pagati per giocare e anche bene credo, stasera però la paga non se la sono tanto guadagnata.
Domenica ci tocca il Brasile che, a quanto pare, gioca bene; staremo a vedere. Io sarò un po’ bastarda ma, se contro i Carioca continuiamo a giocare così, il tifo lo farò per i verde-oro, ho deciso: io tifo per chi gioca!

sabato 13 giugno 2009

La partita di scopa

Ero laureata da due mesi quando fui chiamata ad insegnare per la prima volta. Era una di quelle scuole private dove si iscrivono alunni che sono stati bocciati più o meno dunque, gli allievi, in genere, hanno parecchi anni più del normale e sono anche belli grossi! Infatti, in quarta ce n’erano alcuni più vecchi di me.
Io sono formato bonsai, lo sapete e dalla cattedra non riuscivo a vedere i banchi in fondo. Sospettavo che, mentre io mi dilettavo in accurate spiegazioni letterarie, i miei alunni si dessero a varie attività illecite e facessero tutto meno che ascoltare me.
Un giorno mi avvicinai piano piano e scoprii, inorridita, che negli ultimi banchi si svolgeva tutti i giorni, nelle mie ore, un torneo di Scopa, il noto gioco di carte. Gli alunni, tranquillissimi, non fecero una piega, non si preoccuparono affatto che io potessi segnalarli al Preside o mettere una nota: la scuola era veramente l’ultimo dei loro pensieri.
Cosa avrei dovuto fare? Mi tornò in mente il celebre racconto di Giovanni Mosca “Alla conquista della 5^ B” e, con tutta l’incoscienza della gioventù, concepii un folle piano.
Con voce tranquilla feci la mia proposta e questo spiazzò i miei alunni, si erano aspettati, forse, urli e reprimende, di certo non avevano affatto pensato che le cose andassero come andarono.
La mia proposta era questa: a ricreazione avrei giocato contro i migliori di loro, se avessi vinto loro non avrebbero più giocato nelle ore di lezione ma solo a ricreazione. Mi fissarono increduli e mi chiesero se sapessi giocare. Dissi che ero una campionessa, mentivo naturalmente, io gioco malissimo a carte ma ero giovane, incosciente e disperata. Gli alunni accettarono e a ricreazione cominciò la sfida. Loro giocavano scientificamente, contavano le carte che uscivano, insomma erano davvero bravi, io giocavo a casaccio, mai riuscita a contare le carte, le dimentico subito. Loro non riuscivano a capire il mio metodo ( sfido, visto che io non avevo un metodo!) e questo li perse, abituati al gioco scientifico, quando si accorsero che giocavo come un bambino di sei anni era troppo tardi: avevo già accumulato un punteggio che mi permise di vincere nettamente! Pensavo che mi mandassero a quel paese, invece, il fatto che avessi bluffato mi fece guadagnare la loro stima!
Questa storia è verissima, anche se a voi può sembrare incredibile; la cosa più incredibile, però, è che i miei disonesti alunni onestissimamente rispettarono il patto e non solo da allora prestarono attenzione ma cominciarono anche a fare domande e ad interessarsi, a modo loro, alle lezioni di Letteratura.

sabato 6 giugno 2009

Supplì e Yogurt

Non è un post alimentare, nonostante il titolo, questo. Riguarda, invece, come spesso accade, il ricordo di una delle tante malefatte della FG.
La FG, a scuola è sempre stata brava ma aveva qualche problema, soprattutto alle elementari a ricordare i nomi difficili dei luoghi o dei personaggi storici.
Quelli scientifici se li ricordava benissimo, al contrario di me che non me ne ricordo uno.
In terza elementare incontrò gli Hittiti che le riuscirono simpatici, dopo i noiosi Sumeri e i noiosissimi Egiziani, questi le piacquero.
I guai cominciarono quando degli Hittiti dovette studiare il re Suppiluliuma.
Non aveva tutti i torti, uno con un nome così! Io ho ancora qualche problema a pronunciarlo, dopo tanti anni, figuratevi lei, a sette anni, per ricordarselo, infatti non se lo ricordava.
Il padre le insegnò ad usare il metodo delle associazioni di idee: sceglier un nome facile e usuale ed associarlo al nome difficile per ricordare.
Poiché già da allora la figlia era una gourmand, l’associazione fu: Suppiluliuma/Supplì.
La FG riusciva a ricordare e quando fu interrogata dalla sua maestra, l’inflessibile Signorina P, ebbe soltanto un attimo di esitazione e disse:”Suppliluliuma”.
L’ insegnante non notò l’inserimento di quella “L” in più e la figlia tornò al banco soddisfatta.
Da allora l’uso delle associazioni di idee divenne prassi nel suo metodo di studio. Fino a Giugurta.
Ovviamente, l’associazione tra questo re non poteva che essere Yogurt e tale fu.
All’ interrogazione, però, qualcosa non funzionò a dovere e la severissima ed esterrefatta Signorina P si sentì dire che le truppe romane avevano combattuto contro…Yogurt!
L’eroica Signorina P riuscì a non sorridere (ma la FG giura ancor oggi che un angolo delle sue labbra era rivolto in su) e corresse la FG che arrossì, colta in flagranza di reato.
La Fg non ricorda che voto le venne assegnato per quella interrogazione ma, di sicuro, ancor oggi, per lei quell’ antipatico re si chiama Yogurt!

sabato 30 maggio 2009

Scrivere e dettare

La FG all’Università prende interi quaderni di appunti e questi sono fatti suoi, anche io ai miei tempi riempivo blocchi e blocchi di appunti, se si vuol superare gli esami non c’è altra via. Io, a casa, gli appunti me li rielaboravo e li riscrivevo a mano su quadernoni che conservo ancora oggi.
Anche la FG rielabora i suoi appunti, però lei lo fa usando il computer che rende tutto molto più semplice. Per lei, non per me!
Eh già! Il fatto è che la FG non ha una vista tanto buona e, soprattutto, ha una grafia demoniaca, nel senso che neppure Satana riuscirebbe a leggere quello che scrive.
Il diavolo no, invece io, con tanta buona volontà e rovinandomi ancor più gli occhi, riesco a leggere quello che mia figlia scrive, così, la sera, quando io, dopo una giornata di lavoro durissimo, avrei solo il desiderio di spalmarmi sul divano e di addormentarmi davanti ad un programma televisivo idiota, sto accanto a lei in studio e le detto i suoi appunti, dopo opportuna decodifica, mentre lei digita a velocità della luce sulla tastiera.
Poi c’è la questione delle immagini: per storia dell’ Arte è necessario inserire le riproduzioni delle pitture, allora ci lanciamo in frenetiche ricerche sul web, una vera e propria caccia all’ immagine migliore, più definita, più fedele all’ originale, quando la troviamo la posizioniamo accanto allo scritto.
Per gli appunti sul teatro francese del Seicento le figure non sono necessarie ma, per una questione estetica, noi ce le abbiamo messe ugualmente.
Tutto questo è durato fino a ieri sera, quando abbiamo stampato un quantitativo inimmaginabile di pagine, opportunamente numerate e complete di eleganti frontespizi, la stampa non è stata semplicissima: la stampante impazziva ad intervalli fissi e abbiamo dovuto interrompere l’operazione più volte per avviare la pulizia delle testine di stampa. Abbiamo terminato ad un’ ora infernale, io non ne potevo proprio più e ho tirato in sospiro di sollievo pensando che le mie serate di dettatrice erano finalmente finite!
Ma allora, perché stasera mi dispiace che la FG se ne stia sul balcone a studiare i suoi appunti, elegantemente rilegati in tela e fregi d’oro? Perché ho la malinconia al pensiero che non devo più dettarle notizie e commenti sul Beato Angelico o su Racine?
Non lo so, forse sono una pazza un po’ masochista, forse è perché lavorare insieme è bello, forse è perché, dettando alla FG i sui appunti, ho imparato un mucchio di cose bellissime. Fate voi, scegliete l’opzione che vi sembra più giusta!