Il naso di Cyrano

sabato 7 febbraio 2009

Don Chisciotte


Domenica io e la FG siamo andate a teatro a vedere uno spettacolo intitolato Don Quijote.
In realtà dell’immortale personaggio di Miguel de Cervantes c’era ben poco, lo spettacolo era più un omaggio che Franco Branciaroli ha voluto fare a due mostri sacri del teatro italiano che, purtroppo, non sono più con noi: Carmelo Bene e Vittorio Gassman.
Branciaroli, che conosceva bene sia Gassman che Carmelo Bene, non si limita a imitarne le voci ma ci ripropone anche la mimica e la gestualità dei due grandi e, alla fine, uno si dimentica che in scena c’è un attore e vede, vede proprio, Vittorio e Carmelo, dialogare, bere whisky e gin e fumare Gitanes.
L’attore e regista, in un lungo monologo, che in realtà era un dialogo, ha ripercorso, attraverso una lettura un po’ filologica, un po’ letteraria e un po’ metafisica e visionaria, la storia del cavaliere de la Mancha, imitando le inimitabili voci di Bene e di Gassman e facendoli dialogare.
A parte il fatto che Branciaroli usava il microfono in scena, cosa per me assolutamente inammissibile in teatro, era affascinante sentire, sia pure imitate, le voci di due autentiche fiere da palcoscenico.
Branciaroli ci ha dato un Don Chisciottte/Gassman istrionicamente furibondo, spesso fuori dalle righe, svariando dai bassi agli acuti come il grande Vittorio faceva sia quando recitava sia quando parlava (ma lui anche quando parlava recitava) ed un Sancho Panza/Bene ancor più istrionico, nasale, gigionescamente ambiguo e, a tratti, iper-realista e spesso etereamente surrealista. (lo so che tra i miei pochi ma selezionati lettori i più giovani non capiranno molte delle parole che ho usato ma per descrivere lo spettacolo quelle ci vogliono, vorrà dire che chiederanno aiuto ai genitori oppure le chiederanno a me, a scuola.).
Lo spettacolo è stato una lunga e affascinante lezione di letteratura, un’analisi del romanzo come luogo d’incontro/scontro tra realtà e finzione; il punto è che bisognerebbe sapere qual è la realtà e qual è la finzione.
Branciaroli lascia la questione in sospeso, ed è bellissimo non sapere la soluzione: ognuno può credere vera la sua. Bellissimo anche il finale, quando l’attore, con la voce di Gassman, rifiuta di recitare la morte di Don Chisciotte, sostenendo che il cavaliere vivrà in eterno.
Don Chisciotte vive, in molti di noi, in tutti quelli che vogliono sollevarsi dal fango del quotidiano, in tutti quelli che volano alto, lontano dalla mediocrità, dalla vacuità dei mulini a vento, dall’arroganza dell’ignoranza ; Don Chisciotte combatte una battaglia persa, come Cyrano, la differenza è che Don Chisciotte non sa di essere sconfitto se non quando muore, Cyrano invece si, oppure no, in fin dei conti Cyrano muore senza essere stato toccato dall’iniquità del mondo.

mercoledì 4 febbraio 2009

Rimedio efficace contro le delusioni e lo stress


Edizione speciale.
Oggi scrive la FG (perché mamma è troppo sazia per scrivere!)
Vi sono strane creature in questo sordido mondo, fra le quali si contraddistinguono per ingenuità due bionde legate da stretto rapporto di parentela: io e la mia esimia genitrice.
La nostra ingenuità, che non sconfina mai nella stupidità, consiste nel continuare a credere negli altri, anche se non in tutti.
Talvolta crediamo che delle persone (specialmente docenti) siano assolutamente perfide ed altre (altrettanto docenti) siano invece gentili e caritatevoli. Poi, alla resa dei conti ci accorgiamo che era tutto il contrario: io sono stata bocciata ad un esame da un tenero e gentile ottuagenario e promossa, nello stesso giorno, da quella che, per decisione unanime della mia facoltà, è considerata una belva feroce.
La bocciatura mi ha fatto male, non ci sono tanto abituata, stasera ero piuttosto depressa ma…
…ero al corrente che la donna che mi diede i natali avrebbe subito sorte peggiore.
Maman è rientrata poco dopo di me; era livida: intanto perché anche oggi piove, ormai mia madre ha un conto aperto con Giove Pluvio (che secondo me lo fa apposta), lo odia.
Poi perché era reduce dagli scrutini di primo quadrimestre; lei si annoia mortalmente in questo genere di faccende, dice che questa è la parte peggiore di un lavoro che ogni giorno che passa le piace meno. Tuttavia, poiché non sa essere diversa, continua a farlo meglio che può.
Insomma, stasera a casa mia un grosso e disneyano nuvolone nero di pioggia creava un clima parigino.
Però colei che mi rese figlia è stata madre anche di un’apprezzabile idea: un’idea filante come la mozzarella, sugosa come un pomodoro, appetitosa come una pizza.
Infatti, per consolarci di una giornata insipida come una minestra d’ospedale, collosa come il riso scotto e amara come la cicuta, siamo andate a mangiarci una pizza.
Ora quando la golosa donna che ho in sorte per madre propone una pizza non si tratta di una semplice pizza:
si comincia con un boccalone di bionda alla spina, a seguire degli stuzzichini per aprire lo stomaco come per esempio una delicata caprese con mozzarella di bufala per la sottoscritta che ancora fingeva di tenersi leggera; la genitrix famelica, troppo accasciata dallo scrutinio, si è contestualmente presa una scamorza arrostita che le ha indubbiamente risollevato il morale, infatti un accenno di sorriso è comparso sul suo volto disfatto.
Se non che il sorriso è diventato una mezza luna effettiva quando, mentre io mi gustavo una classica ma perfetta pizza Margherita, la mater vorax assaltava un galattico Calzone gigante ripieno di funghi, prosciutto e mozzarella.
Avevo finto, quasi fino all’ultimo, la parte della figliuola che mangiava cibi leggerini, ho calato la maschera quando la maman gourmet mi ha proposto una fetta di torta, per restare in famiglia, abbiamo scelto la torta della nonna.
Finita la cena siamo tornate a casa sotto la pioggia ma non ci importava molto della pioggia,eravamo rasserenate e soprattutto sazie.
Ora siamo qui che scriviamo questo post e una giornata squallida si è trasformata in una piacevole serata.

martedì 3 febbraio 2009

Singing in the rain


Oggi dovevo assolutamente andare in centro per acquistare i biglietti di uno spettacolo teatrale. Così ho chiesto alla FG, ormai studio dipendente, se desiderava venire con me. Stranamente ha accettato e alle tre e mezzo è venuta a prendermi a scuola.
Naturalmente pioveva, ormai Roma è come Parigi, i giorni di sole sono una rarità, comunque siamo partite lo stesso e, dopo aver preso i biglietti, siamo andate a prenderci il caffè più buono del mondo nella caffetteria più famosa di Roma.
Poi siamo andate in un negozio che vende tante cose strane, alla FG servivano dei lacci da scarpe decorati con teschi, sì, avete letto bene, lei dice di essere dark, non so bene perché ma io la lascio fare, infatti glieli ho comperati, è una mania innocua la sua, per di più se li meritava, sta studiando da pazzi, è vero che le piace ma fa anche tanta fatica!
A questo punto della passeggiata, però, io avevo le gambe e i piedi completamente inzuppati, la pioggia aveva fatto un buon lavoro. La FG aveva voglia di camminare e non ho avuto il coraggio di chiederle di tornare a casa. Abbiamo proseguito la nostra passeggiata e, guardando le vetrine dei negozi, deserti nonostante siamo in periodo di saldi, ho visto una giacca blu con cappuccio. La mia carta di credito ha cominciato a fremere e io non ho resistito, l’ ho comperata, mi va appena un po’ stretta e questo sarà un incentivo a mettermi a regime per perdere i chili in più che mi sono rimasti dalle vacanze natalizie.
Poi siamo entrate in un altro negozio dove ho acquistato un golfino per me e un abitino che piaceva alla FG, la quale, per la felicità, si è messa a cantare per strada (lo fa spesso e io non mi vergogno neanche più), cantava “ Come è bello passeggiar con mamma” parafrasando la canzone di Mary Poppins.
Finalmente abbiamo ripreso l’ autobus che ci ha riportate a casa; abbiamo messo a posto i nostri acquisti e io ho preso un’ aspirina, sperando che domani non mi venga l’influenza che non posso permettermi perché oltre alle lezioni del mattino ho anche una riunione nel pomeriggio!
Però, è stata proprio una bella e rilassante passeggiata.