Il naso di Cyrano

martedì 17 febbraio 2009

Quando c’erano i sogni


Qualche sera fa, io e la FG siamo andate a vedere un atto unico di Natalia Ginzburg. Si intitola “L’intervista”. La storia non c’è ma è un pezzo di Storia, quella mia e di quelli della mia età. Storia finita, cancellata, sparita; la storia di giovani (neanche tanto) che sognavano. Cosa? Un mondo migliore, senza conflitti, un mondo pieno di giustizia, forse, un mondo di uomini etici. La storia di giovani che, talvolta, agivano per realizzarlo questo mondo migliore ma più spesso si limitavano a sognarlo. Storia spazzata via, in molti casi, dagli stessi che l’ avevano sognata a trent’anni e poi, a quaranta, si sono integrati in un sistema immorale ed ingiusto.
Il testo era molto ironico e divertente, oltretutto ben recitato ma io sono uscita dal teatro con tanta malinconia. Non rimpianto, certo, non vorrei tornare a quegli anni ( dal 1978 al 1988) che mi hanno dato molto di bello ma che erano anche faticosi: pensare a grandi ideali è faticoso. Ero triste perché gli ideali di allora erano sogni, bellissimi ma sogni, irrealizzabili.
La FG ha apprezzato lo spettacolo ma non credo che lo abbia capito appieno: lei non c’era ancora in quel periodo.
La cosa più triste, forse, è che non me la sono sentita di provare a spiegarle com’ era a quei tempi, non ce l’ho fatta a descriverle i sentimenti che provavamo, le paure e le speranze. Lei ha le sue, che sono forse più terribili e più belle delle nostre. Vorrei, con tutto il mio cuore, che almeno le sue di speranze si realizzassero.

sabato 14 febbraio 2009

Shakespeare & lode


La FG è felice oltre ogni dire: ha sostenuto l’ esame di Letteratura inglese, argomento Shakespeare, con il risultato massimo: 30&lode. La sua gioia, però, non deriva soltanto dal voto, in fin dei conti di voti così ne ha già presi parecchi, la sua felicità è causata dal fatto che la Docente di Letteratura inglese le ha riconosciuto, oltre al tanto studio e alle abilità critiche, indiscutibili, la passione che la fanciulla ci ha messo.
Il che, direbbe il buon Guareschi, è bello e istruttivo.
Eh sì, è proprio istruttivo! Gli insegnanti capaci di riconoscere il merito e di dare il piacere dello studio sono rari, rarissimi.
La FG mi ha raccontato per un pomeriggio intero dell’attenzione, della cura con la quale la professoressa ha seguito il suo esame, la sua partecipazione che ha permesso a mia figlia, che ama Shakespeare e lo ha studiato profondamente, di esprimere al meglio, razionalmente e psicologicamente, conoscenze e idee.
Troppe volte i ragazzi si trovano di fronte esaminatori distratti, annoiati, infastiditi che li mettono a disagio.
È capitato anche a me, quando ero studente all’Università, di parlare davanti a docenti che non mi ascoltavano, che avevano soltanto fretta di andare a farsi gli affari loro; io diventavo una belva umana, magari prendevo pure 30 e lode (ero una secchiona) ma uscivo dicendo parolacce.
Che altro effetto facevano gli esami quando davanti mi trovavo Docenti civili e rispettosi del mio studio!
Tornavo a casa volando, non esagero, non toccavo terra per la gioia.
Per essere un buon maestro non basta conoscere la propria disciplina, è necessario saperla trasmettere, saper comunicare la propria passione, rispettare i ragazzi e il loro lavoro, riconoscerne il merito.
Troppo spesso, a tutti i livelli, questo non c’è: è lì che la scuola fallisce.
Finché ci saranno insegnanti come quella che mia figlia ammira e che ha la fortuna di avere come Docente, la Scuola funzionerà bene, i governanti possono fare tutte le cosiddette riforme che vogliono, con insegnanti così l’istruzione sarà di alta qualità e la nostra cultura (quella dell’umanità) sarà trasmessa effettivamente alle nuove generazioni.

mercoledì 11 febbraio 2009

Che bello Goldoni


Sì, è proprio magnifico assistere ad una rappresentazione goldoniana, purché sia ben fatta, naturalmente, perché altrimenti si esce dal teatro con un senso di frustrazione insopportabile.
Domenica io, la FG e la mia amica Mari siamo andate a vedere “I due gemelli veneziani” con Massimo Dapporto e Osvaldo Ruggeri. Abbiamo riso dall’ inizio alla fine, la storia è semplicissima, se vogliamo anche un po’ banale ma Goldoni sa offrirci un affettuoso umorismo, descrive i suoi personaggi con bonaria ironia e ci diverte con lazzi ed effetti irresistibilmente comici.
Se gli attori riescono a rendere questi sentimenti uno passa un paio d’ore intelligentemente rilassato. E’ proprio quello che è accaduto a noi, siamo uscite dal teatro serenamente allegre, per un po’ di tempo abbiamo dimenticato lo stress e la fatica del vivere quotidiano e ci siamo immerse nell’ improbabile ma tanto affascinante universo goldoniano, fatto di gemelli scemi e intelligenti, di Rosaure e Colombine pettegole e vanitose, di Arlecchini lievi come farfalle impazzite.
Peccato che il pubblico fosse piuttosto maleducato, alcuni chiacchieravano mentre gli attori recitavano, una ragazza che non lo aveva spento si è messa a parlare al cellulare e alla fine alcuni se ne sono andati senza applaudire gli attori anche se durante lo spettacolo si erano divertiti (lo so perché li ho sentiti ridere).
La FG era completamente persa nella magia dello spettacolo, Mari ha riso tantissimo e io mi sono gustata un tuffo in un passato che adoro e nella fantasia che, ogni giorno di più, sta diventando la consolante compagna della mia vita deprimente.
Poi abbiamo preso l’autobus per tornare a casa e siamo ricascate nella quotidiana medicrità, nelle maleducazione dei passeggeri, tra le spinte e gli sbuffi di insofferenza. La FG si è irritata, io no perché ero ancora sotto l’ effetto della magia goldoniana e perché, ormai, non mi inquieto più davanti alla maleducazione, ci sono talmente abituata che non ho più voglia neppure di prendermela, quando incontro un maleducato sono tanto contenta di non essere così e ringrazio la mia mamma severa.