Il naso di Cyrano: Libri
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domenica 21 febbraio 2021

Le cose fatte per bene 2

Quelli del governo, non sapendo cosa fare, hanno deciso che dobbiamo andare a scuola fino al 30 giugno, per recuperare il tempo perso. Come se lavorare in dad significasse farci una partita a briscola con gli alunni! Gli idioti non lo sanno che lavorare in dad costa molta più fatica che insegnare in presenza e che il tempo non lo abbiamo perduto,
lo abbiamo utilizzato con strumenti diversi.
Inoltre, quando il ministero dice ai presidi che dobbiamo promuovere cani e porci e la notizia viene pubblicata su tutti i giornali, i cani e i porci, che ci toccano come studenti, sanno benissimo che studiare e persino venire a scuola non serve a nulla, più sono ignoranti, prepotenti, maleducati e bulli e tanto più saranno promossi.
E dunque, se dobbiamo andarci a cuocere nelle aule surriscaldate fino al 30 giugno, qualcosa bisognerà pur fare, visto che io i programmi li finisco, di solito, a metà maggio e le interrogazioni anche.
Poiché mi piace fare le cose per bene, mi sto già organizzando: quest’anno ricorre l’anniversario della morte di Dante e io ho pensato di fare un ciclo di letture dantesche per gli alunni di prima e seconda media. Non farò io le letture, vuoi perché, bardati di doppia mascherina e visiera anticovid, indispensabili perché nella scuola dove sto io non ci sono misure di sicurezza e c’è sempre qualcuno che si ammala, leggere con l’intonazione giusta è davvero impossibile, vuoi perché c’è chi legge assai meglio di me. Ho razziato il web e ho trovato, oltre allo scontato Benigni, che peraltro non mi ha mai convinto troppo, delle magnifiche letture di Gassman, qualcosa di Arnoldo Foà e, persino, un paio di Canti letti, con la sua voce adorabile, dal mio amato Romolo Valli.
Ovviamente, nel folder che sto preparando non mancano i documentari del mitico professor Barbero, compreso l’ultimo che è davvero interessante. Ho reperito ed inserito anche le tre puntate del vecchio sceneggiato Vita di Dante, dove Dante è interpretato da quella mozzarella avariata di Albertazzi ma, a parte lui, ci sono tanti attori grandi, su tutti uno: Luigi Vannucchi che interpreta Guido Cavalcanti.
Il folder è al momento completo, semmai davvero quelli che comandano ci condannassero a quest’altro ergastolo, io sono pronta: con la LIM ed il proiettore i miei alunni si faranno una full immersion nella Divina Commedia e arriveremo finalmente alle sospirate vacanze.

domenica 31 gennaio 2021

Per una volta…anzi due

Direi che, contrariamente al solito, per ben due volte la Rai ci ha offerto due produzioni decenti.
In genere io la televisione non la guardo perché da decenni ci propina solo schifezze immonde, gente che urla, musica scadentissima, sceneggiati che falsano completamente i testi dai quali sono tratti e non parliamo dell’informazione che ci vorrebbero almeno tre post di parolacce.
In queste settimane, però, la rete nazionale sta trasmettendo ben due sceneggiati tratti dai polizieschi di De Giovanni, uno scrittore che mi piace molto.
Non ero molto convinta ma, poiché la serie, sempre tratta dai romanzi di De Giovanni, sui Bastardi di Pizzofalcone era abbastanza fedele ai testi e aveva anche un ottimo cast, domenica e lunedì ho provato a visionare Mina Settembre e Il commissario Ricciardi, pronta a spegnere il televisore alla prima schifezza.
In realtà entrambe le riduzioni mi sono abbastanza piaciute, la resa filmica risponde, globalmente, ai testi e quasi tutti i personaggi sono adeguati a quelli dei romanzi.
Ho detto “abbastanza” perché ci sono anche parecchie cose che non mi convincono e non corrispondono all’idea che mi sono fatta io mentre leggevo.
Io, quando leggo, “vedo” i personaggi, gli ambienti, le atmosfere, quasi sento la colonna sonora che potrebbe fare da sottofondo ed è per questo che sono così critica con le produzioni televisive, da piccola vedevo gli sceneggiati tratti dalle grandi opere e sceneggiati da Sandro Bolchi e Anton Giulio Majano, registi filologici che rispettavano totalmente i testi, gente che ormai è introvabile.
E veniamo alle dolenti note: la prima è che i personaggi non parlano con la cadenza napoletana, i romanzi sono ambientati a Napoli e, dico io, come si fa a non dare la cadenza? A parte Ricciardi e Rosa che sono del Cilento, tutti gli altri sono napoletani e tutti, anche i personaggi popolari, non istruiti, parlano un italiano da manuale. Anche Rosa, una contadina cilentana, trapiantata a Napoli, parla come una docente universitaria!
E non ci siamo proprio.
Altro problema sono alcuni caratteri: Il portinaio nei romanzi di Mina Settembre è ossessionato dal seno over size della protagonista , nello sceneggiato, Mina ha un seno piccoletto che non desta alcun interesse nel portinaio; la madre di Mina, nello sceneggiato, fa quasi tenerezza, nei romanzi, lei è una vera e propria carogna, una Grimilde senza pietà per la figlia che odia proprio (e fidatevi che io me ne intendo), anche Mimmo, il ginecologo, non corrisponde, intanto è caruccio mentre nel testo si dice che è bellissimo e poi è anche un po’ cretino.
Anche in Ricciardi, i personaggi hanno caratteri difformi dai romanzi, a cominciare dal protagonista, l’attore scelto per la parte del protagonista è un fico palestrato, Ricciardi io me lo immagino non troppo alto, occhi e capelli scuri, mingherlino, un tipo qualunque con un fascino tutto interiore. Il brigadiere Mangione, che parla italiano e non napoletano, è lasciato troppo in secondo piano e a Bambinella, il travestito informatore di Mangione, mancano completamente la gioia di vivere e l’ironia che, nei romanzi ne fanno un personaggio formidabile.
Comunque continuerò a vedere entrambe le serie perché, a parte gli aspetti negativi che ho elencato, sono entrambe gradevoli, le ambientazioni e i costumi sono belli ed è bello rivedere alcuni scorci di Napoli, città che adoro e che da tanto tempo non vado a visitare a causa della pandemia, vedere le sue piazze e le sue strade in televisione è un po’ come tornare a visitarla.

domenica 18 ottobre 2020

Viaggi e scoperte

In questi giorni ho letto un libro sul navigatore Alvise Ca’ da Mosto che mi è piaciuto tanto. Si intitola Andar per mare ed è stato scritto dalla professoressa Anna Unali.
Alvise era un veneziano, rampollo di una famiglia di mercanti che, fin da giovanissimo, praticò la mercatura sulle rotte mediterranee.
All’inizio del Quattrocento, epoca in cui visse lui, la conoscenza dell’orbe terraqueo era limitatissima: si conoscevano le terre che affacciavano sul Mediterraneo e quelle percorse dalla famosa “via della seta” descritte da Marco Polo e da altri mercanti.
Dell’Africa si sapeva ben poco, a parte il Magreb, si sapeva che c’era un grande deserto e, in generale, la Terra era ritenuta molto più piccola di quel che è.
Il giovane Alvise capitò in Portogallo, per i suoi affari, proprio quando questo piccolo Paese atlantico, guidato da don Enrique, detto il Navigatore, iniziava le esplorazioni del Mare Oceano, l’Atlantico, appunto.
La spinta motivazionale principe delle imprese portoghesi non era la “sete di conoscenza”, ovviamente: era il desiderio di trovare oro, spezie e schiavi in abbondanza da rivendere a prezzo concorrenziale agli altri Paesi europei.
Alvise conobbe don Enrique che lo fece partecipare a due spedizioni atlantiche. Il giovane ne fu entusiasta: all’occasione di arricchirsi, si congiungeva in lui il profondo desiderio di esplorare luoghi mai visti, di conoscere genti sconosciute, di vedere piante, animali, fiumi, isole tutte da scoprire. Egli, con le sue caravelle, oltrepassò i limiti conosciuti e si avventurò fino all’allora sconosciuto golfo di Guinea, alle foci del fiume Gambia.
Durante i suoi lunghi e, talvolta, difficili viaggi nell’ignoto, però, Alvise compì un altro viaggio: come l’Ulisse di Joyce, egli esplorò sé stesso, analizzò i sentimenti e le sensazioni che il mondo altro suscitava in lui e ce li raccontò in un memoriale che scrisse quando tornò a Venezia, riordinando i tanti appunti che aveva preso durante la navigazione.
Egli ci racconta l’entusiasmo per le ricchezze che gli europei trovarono e depredarono in Africa (del resto, Alvise era uomo del suo tempo e mercante) ma, anche, descrive il suo stupore davanti a luoghi bellissimi e per lui insoliti, esprime la sua meraviglia per la vita semplice e serena di molte delle popolazioni che incontra, ci fa vedere la bellezza delle donne e degli uomini delle tribù africane e si chiede, talvolta, se non è migliore la vita tranquilla e povera di quei popoli che non la sua, affaccendata e piena di pensieri.
La risposta non ce l’ha data esplicitamente ma essa emerge dalla narrazione: Alvise apprezza e talvolta ammira il modo di vivere dei popoli che incontra ma, da quell’uomo equilibrato, maturo e curioso di sapere che egli è, ama anche profondamente la sua di vita che gli permette di viaggiare e di fare esperienze che nessuno ha mai fatto prima di lui, di scoprire un mondo nuovo fuori e dentro di lui.


domenica 31 maggio 2020

Passeggiate romane


In questi giorni sto leggendo una serie di libri che parlano di Roma, non la Roma del centro storico ma quella dei quartieri, nati fuori le mura Aureliane.
Sono libri scritti in un linguaggio discorsivo e piacevole che raccontano tante curiosità, storiche e non solo ed è proprio come fare delle passeggiate alla scoperta di una città che non è fatta solo di Giulio Cesare, Appio Claudio e Marco Aurelio ma di tanti personaggi, alcuni noti altri meno, architetti, condottieri, gente comune, eroi grandi e piccoli.
Molte delle storie raccontate le conoscevo già, altre, invece, le ho lette con curiosità, appassionandomi alle vicende degli abitanti di una città dalle mille contraddizioni, dalle infinite storie, in una passeggiata virtuale per le strade di Roma, quella di ieri e quella di oggi.

domenica 19 aprile 2020

Il Libro selvaggio


In questi giorni mi è capitato di leggere un romanzo assolutamente fantastico: Il libro selvaggio, di Juan Villoro. Me lo sono ritrovato per le mani tra i libri da leggere e non so quando e perché lo avevo preso, probabilmente ne ho trovato la citazione in qualche altro libro, spesso mi capita ed è bellissimo trovare in un’opera il consiglio per leggerne un’altra, si ha la sensazione che i libri non finiscano mai e questo mi rende felice.
Il libro selvaggio è la storia di un ragazzino, di suo zio e di un’incredibile biblioteca, è un inno alla lettura, alla creatività del lettore che, quando legge, non è mai passivo ma crea mondi in cooperazione con l’autore e, come nei corridoi della biblioteca incantata, scopre luoghi e vite da visitare, da osservare, talvolta da temere ma sempre da amare.
E’ un libro smilzo che si legge tutto d’un fiato e che non si vorrebbe finire mai e, quando finisce, offre una sensazione di pace beata, dona al lettore la consapevolezza che lui è una creatura privilegiata, uno che non si annoierà mai, che potrà essere sempre felice, anche nei momenti più brutti, perché avrà sempre nei personaggi dei libri, non importa se cartacei o digitali, degli amici originali ed interessanti.

domenica 15 marzo 2020

Riflessioni


In questi giorni di delirio nazionale, cerco di non perdere la testa e continuo a vivere. Tra gli aspetti più assurdi di tutta la faccenda, c’è il cosiddetto “insegnamento a distanza”; mi giungono notizie di ragazzini tartassati da una mole di compiti gigantesca, come se il fatto che non vanno a scuola sia colpa loro e perciò devono essere puniti!” Io assegno i compiti che darei se tutto fosse normale, mi sono rifiutata di fare videolezioni, primo perché non mi va che sul web giri la mia faccia, secondo perché sono assolutamente incapace di fare lezione senza i ragazzini davanti; mi limito a segnalare ai miei alunni dei link dove, poiché non posso spiegare, loro possono trovare chiarimenti agli argomenti in oggetto. Ho dato loro anche da scrivere un breve reportage di viaggio, per chi fa geografia e la realizzazione di un’intervista impossibile per chi fa storia. Sono perfettamente consapevole che, in realtà, i compiti li stanno facendo soltanto gli alunni diligenti, quelli che vanno bene a scuola e sono responsabili. Gli altri, la maggioranza, al ritorno a scuola si giustificheranno dicendo che non hanno il pc, che non hanno la connessione, che non hanno i giga ma sono sicura che stanno tutto il giorno attaccati al pc, alla connessione, ai giga per giocare a fortnite o ad altri giochi violenti e cretini. La cosa meravigliosa è che non me ne importa assolutamente nulla.
Tra i vantaggi del delirio collettivo c’è che in giro c’è pochissima gente e girare per Roma (passeggiare è consentito) è magnifico, c’è che ho tantissimo tempo per leggere, per tuffarmi nelle storie e nella Storia; terminata la mia cavalcata tra Settecento ed Ottocento, adesso sto in pieno Cinquecento, in Francia, ai tempi di Caterina dei Medici, della quale sto leggendo la bella biografia di Alessandra Necci.
A proposito di libri, la attuale situazione mi ha fatto tornare in mente un romanzo di Edgar Wallace, Segreto mortale, è un racconto ambientato in Inghilterra, il governo viene a sapere che una cometa colpirà la terra e sarà la fine del mondo. Naturalmente i governanti, inglesi, si guardano bene dal diffondere la notizia e si inventano le “giornate insieme”, due giorni, quelli prima dell’impatto, nei quali tutte le attività economiche e non chiudono per permettere alle persone di stare insieme ai loro cari. Chissà se anche il governo italiano sa qualcosa che noi non sappiamo. Non vi dico come va a finire il romanzo, se volete saperlo leggetevi il libro, io intanto aspetto di vedere come va a finire qua in italia.