Il naso di Cyrano: marzo 2011

domenica 27 marzo 2011

Birdwatching dal balcone

Mia mamma ama gli animali, quasi tutti, le piace osservarli e prendersi cura di loro, per questo è contenta quando i passerotti si posano sul suo balcone.

Tutti i giorni lei lascia del cibo per i suoi uccellini e, mentre loro mangiano, li guarda e si diverte. Ormai li conosce tutti: c’è quello che arriva sempre per primo, quello timido, che si avvicina esitante, il prepotente che vorrebbe mangiarsi tutto lui e così via.

Mamma non si limita a nutrire gli uccelletti, offre loro anche, secondo i più rigorosi precetti nutrizionali, un’ alimentazione variata: riso, briciole di pane, di fette biscottate, di biscotti dolci e altro.

Non tutti gli animali sono graditi a mia madre, ad esempio lei non può sopportare i piccioni, primo perché questi animali sporcano e tanto e poi perché, quando lei mette sul balcone il cibo per i passeri, i piccioni accorrono, scacciano gli uccellini e mangiano il loro cibo. Per questo mamma fa buona guardia e, quando i piccioni arrivano lei li scaccia. Ormai è guerra dichiarata, i piccioni sono troppo stupidi per imparare e, tutti i giorni, loro attaccano e lei scatena una controffensiva, tipo battaglia del Piave.

Giorni fa la mia mamma ha incontrato un altro volatile che, all’inizio, l’ha spaventata parecchio: ha sentito un gran botto sul balcone e poi dei passi, dapprima ha pensato che qualcuno si fosse calato dal terrazzo e ha avuto molta paura. Quando ha guardato fuori, però, si è accorta che non c’ era un essere umano ma un grande gabbiano sul terrazzo.

Chissà come c’era finito. Il gabbiano era in stato confusionale, piuttosto agitato ed impaurito, camminava avanti e indietro e, poiché il balcone e lungo ma stretto, non riusciva a dispiegare le ali. Mamma faceva il tifo per lui e, da dietro i vetri (perché l’animale era grosso e lei saggiamente non è uscita), lo invitava a girarsi per avere lo spazio sufficiente. Dopo un bel po’, quello si è finalmente girato, ha aperto le ali ed è volato via.

Mamma è restata stupita ed ammirata dalle dimensioni del gabbiano e dalla bellezza del suo volo maestoso ma non ha trovato entusiasmante il suo verso, simile ad un gracchio, lei adora il cinguettio gentile dei suoi passeretti che le fanno compagnia con il loro canto.

sabato 19 marzo 2011

L’incubo

Ieri sera a teatro ho vissuto uno degli incubi peggiori della mia vita!

Immaginate: io, che ormai da due anni non guardo più la televisione perché i programmi mi davano la nausea e tra quelli che mi facevano più schifo c’erano i talk show spazzatura, mi sono ritrovata dentro un talk show trash che più non si poteva! Imprigionata tra altra gente davanti all’immondo spettacolo di due sciacalli (maschio e femmina) che facevano a brandelli la vita di un povero tizio, uno qualunque, come voi e come me.

Per più di un’ora l’unico pensiero che sono riuscita a formulare è stato:”Io li odio, li odio, li odio!!!”

Poi si è accesa la luce e ho recuperato il mio autocontrollo ma mi ci è voluto un po’, anche perché la FG e la mia amica L. stavano anche peggio di me.

Quando siamo riuscite di nuovo a pensare, ci siamo dette che il regista e gli interpreti dello spettacolo erano stati geniali. Sì, perché noi stavamo assistendo al bellissimo dramma recitato all’Eliseo dalla compagnia di Silvio Orlando, per la regia di Paolo Virzì, dal titolo”Se non ci sono altre domande”.

Non era un vero talk show ma la satira feroce e dilaniante di questo genere di immondizia mediatica!

Uno spettacolo talmente fatto bene da fare male, sul momento.

C’erano tutti gli ingredienti: due conduttori che, per l’audience avrebbero ucciso in diretta, la guest star ignorante e parolaia, l’ospite esibizionista, il giovane contestatore, la falsa intellettuale e la pseudo benefattrice. Insomma tutti gli ingredienti del quotidiano veleno mascherato da dolcetto confezionato dai signori della TV.

E noi eravamo il pubblico, non quello teatrale, capace di farsi coinvolgere ma anche di razionalizzare la tragedia rappresentata in una sorta di autodifesa che ci salva da emozioni catastrofiche. No, ieri sera gli attori sono stati così diabolicamente abili da trasformarci in pubblico televisivo.

Solo che io, come utente televisiva sono un po’ sui generis, ero trasportata in quella situazione virtuale ma ne provavo rabbia e disgusto, così sono stata male, sul momento.

Poi, però, mi sono calmata e ho pensato ( e l’ho detto anche alla FG e a L., entrambe sconvolte) che, proprio il nostro malessere doveva rassicurarci: noi non siamo quel pubblico, noi non siamo iene affamate di schifo, la nostra rabbia è il segnale che abbiamo in noi tanti mondi di bellezza e di poesia che ci permettono di attraversare indenni la melma del presente.

La mia amica L. ha condiviso, la FG ha faticato un po’ a ritrovare il suo equilibrio ma è ancora tanto giovane e le emozioni la affaticano.

Andate a vedere lo spettacolo, è come una terapia d’urto: fa bene. Se poi, dopo averlo visto, decidete di spegnere per sempre il televisore e,magari, aprite un libro, tanto meglio per voi!

domenica 13 marzo 2011

L' Inganno

Venerdì sera, dopo due settimane infernali, così piene di lavoro che domenica scorsa non ho avuto neppure il tempo e la forza di scrivere il solito post, sono andata a teatro a rilassarmi. Solo che non mi sono rilassata perché lo spettacolo che ho visto era una specie di thriller però mi sono divertita e parecchio.

Ho visto L’inganno di Alan Shaffer, interpretato e diretto da Glauco Mauri insieme a Roberto Sturno.

A me e alla FG il dramma è piaciuto da pazzi. La scena era bellissima, un piacere per gli occhi, affascinanti musiche, costumi e luci ma soprattutto eccezionali i due interpreti.

Non sto a raccontarvi la trama, anche perché a forza di colpi di scena sarebbe difficile, diciamo che lo spettatore capisce abbastanza presto che ci sarà un delitto che poi c’è però non c’è ma invece c’è.

E’ un testo molto english, dialoghi limpidi e serrati, costruiti su un sottofondo humour con abbondanti inserti noir, si sta con il fiato sospeso fino alla fine.

Mauri, con la sua voce inimitabile, dai timbri metallicì, dà vita ad un formidabile, luciferino personaggio, scrittore di successo, di gialli, naturalmente, un raffinato dandy, odiosamente attaccato alle tradizioni ed orgoglioso della propria ricchezza. Un personaggio, dunque, tagliato su misura per lui che di personaggi antipatici ne ha interpretati tanti, solo che a me è piaciuto così tanto che alla fine parteggiavo per lui che era il cattivo.

Quando me ne sono resa conto, mi sono vergognata perché non si dovrebbe mai tifare per i cattivi, poi ci ho riflettuto ed ho capito perché: il protagonista è una carogna ma è intelligente e molto, è la sua intelligenza che me lo ha reso simpatico. Nella realtà non credo che riuscirei a parteggiare per un cattivo intelligente, anche perché nella realtà, di solito, i cattivi sono molto stupidi e meschini. Ma io stavo assistendo ad una storia inventata! Così ho smesso di sentirmi in colpa e mi sono goduta lo spettacolo.