Il naso di Cyrano: luglio 2008

mercoledì 30 luglio 2008

Ordine


La Francia ha compiuto un miracolo!
HA reso la FG ordinata!!
Cioè, insomma, non proprio ordinata, per lo meno, non come intendo io che, però, sono maniaca, diciamo che è migliorata parecchio.
La FG era la dimostrazione vivente del Caos primigenio, del brodo primordiale, nei suoi cassetti, sui suoi scaffali, tutto si fondeva e si mescolava in un unicum nel quale era impossibile ritrovare i singoli oggetti, che, naturalmente, tornavano ad assumere una loro propria identità soltanto quando si era ormai proceduto all’acquisto di una copia conforme.
Ebbene, da quando siamo tornate, ormai da oltre dieci giorni, la FG sta riordinando. Tutto. Scaffali, cassetti, scrivania, contenitori.
Quando usa qualcosa, qualunque cosa, invece di lasciarla dove capita, com’era suo costume,…la rimette al suo posto!
Non credo ai miei occhi, diciannove anni di prediche mie non avevano ottenuto risultati, dieci mesi di vita da sola e guardate che meraviglia.
Ovviamente sono al settimo cielo e spero solo che la faccenda duri nel tempo.
Ho raccontato la novità a mio cognato che mi ha suggerito di spedire a Parigi anche la FI ma gli ho risposto che sarebbe inutile: la FI è assolutamente in grado di mettere in disordine anche una città ordinata come Parigi, la FI è paragonabile ad un’esplosione nucleare: dove passa lei restano abbondanti macerie e polvere.
Accontentiamoci che almeno una delle due abbia imparato!

sabato 26 luglio 2008

I fuochi d'artificio


Ero fidanzata con colui che poi sarebbe diventato mio marito. Per Pasqua decidemmo di andare in Sicilia a trovare suo fratello che viveva lì.
Andammo e tornammo con il treno perché io, allora, non sarei salita su un aereo nemmeno sotto minaccia armata (ci voleva la FG per farmi fare questa esperienza!).
La vacanza fu piacevole, i cannoli siciliani e gli arancini di riso erano squisiti, il barocco siciliano non mi piacque: le chiese sembravano tutte cassate siciliane, quelle con la glassa bianca e i confettini argentati.
A ritorno il treno arrivò alla stazione dalla quale dovevamo partire con un’ora di ritardo e continuò, implacabilmente ad accumulare minuti, oltretutto era strapieno perché molti, come noi, tornavano dalle vacanze pasquali.
Noi non eravamo preoccupati, avevamo avvertito i genitori (prima di partire perché a quei tempi i cellulari non c’erano proprio) di possibili ritardi ed eravamo tranquilli.
Mentre il treno, ormai a tarda notte, percorreva la piana di Napoli vedemmo in lontananza dei bellissimi fuochi d’artificio che, evidentemente, celebravano il Santo patrono di qualche località della zona, ci precipitammo tutti ai finestrini per ammirare lo spettacolo che fu abbastanza lungo e meraviglioso. Il treno si era fermato e così potemmo vedere tutto con agio.
Al termine dello spettacolo io esclamai:”Che bello! Meno male che il macchinista ha fermato il treno, così abbiamo potuto gustarci tutto!”
Poi guardai il mio futuro marito e vidi nei suoi occhi lo spavento, anzi il panico vero e proprio. Non capii finché non osservai anche gli altri viaggiatori: nei loro occhi c’era di tutto, dallo sconcerto alla rabbia, dall’ incredulità all’odio.
Arrossii profondamente e, scortata dal mio fidanzato che mi sussurrava all’ orecchio che una signorina di ventotto anni dovrebbe pensare prima di parlare, tornai al mio posto.
Tenuto conto che viaggiavamo con circa cinque ore di ritardo, era comprensibile che la mia frase avesse destato in molti sentimenti omicidi.Ma io che ci posso fare? A me i fuochi d’artificio piacciono da morire!

mercoledì 23 luglio 2008

Viziata!


La FG mi sta portando sulla strada dei vizi.
A Parigi mi ha fatto scoprire i coktails al rhum, io che a stento bevo un bicchiere di vino nelle grandi occasioni, oggi me ne ha combinata un ‘altra.
In palestra io seguo un corso di ginnastica mentre lei fa cyclette e vogatore, poi io mi rivesto e lei si fa l’idromassaggio. Di solito. Oggi mi ha convinto a provare.
Ero fortemente dubbiosa, io soffro di trigemino, sinusite, cervicale, sciatica e altre patologie varie tutte altamente refrattarie all’ acqua fredda ma l’ acqua dell’ idromassaggio era calda, confortevole e piacevolissima.
Dopo i primi dieci minuti ero convertita, le ho chiesto di farne altri dieci e lei ha, naturalmente accettato.
Credetemi, era una goduria, mi sono lasciata andare al massaggio idrico che mi cullava ora dolcemente ora con energia.
Insomma, ci sono stata una mezz’ora e sono uscita solo perché poi dovevo fare delle commissioni ma lo rifarò ancora.
L’unico problema è che, poiché io non sono robusta, l’acqua mi portava via ma non è molto importante perché so fare il morto a galla e me la sono scialata fino in fondo.
E’ indubbio: la FG sa godersi i piaceri della vita e lo sta insegnando anche a me!

domenica 20 luglio 2008

Complimenti


Complimenti al grande Paolo Bettini che ha vinto oggi il trofeo Matteotti e ad Hamilton che, purtroppo per noi ferraristi, ha dominato il gran premio di Germania.
Ma oggi il complimento più bello me lo sono beccato io.
La FG mi ha detto che lei dice sempre ai suoi amici:” Mia mamma è una poesia”
Le ho domandato cosa intendesse (ci sono anche poesie orrende, non si sa mai) e mi ha risposto che, nel bene e nel male io trasmetto sempre emozioni forti, come la poesia e queste sono parole che valgono più di tutti i tesori del mondo.
In particolare, io, per lei, sarei una poesia di Juan Ramòn Jimenez, poeta spagnolo, che in un suo verso dice:”Poesia vestita de inocencia” , perché, dice la FG, quando vedo cose belle faccio la faccia felice di una bambina.
Non so se sia vero ma, insomma, sono belle parole dette da una figlia e fanno piacere, danno un po’ di sapore alla vita e ti fanno sentire coccolata.
Però, mi sorge un dubbio: non è che la piccola diplomatica me le abbia dette perché oggi le ho preparato le zucchine marinate che le sono piaciute parecchio?

sabato 19 luglio 2008

Sfacchinata


Avete mai provato a stirare un intero guardaroba estate-inverno?
Beh, io l’ ho fatto. In tre giorni.
Sono arrivati, semidistrutti, i famosi scatoloni che avevamo inviato, con tanta fatica, da Parigi e la FG ha scoperto quant’è bello avere una lavatrice.
Dopo un anno di lavaggi casalinghi e laveries francesi,che a suo dire fanno schifo, ha lavato tutto ma proprio tutto.
In effetti i suoi abiti avevano tutti una sfumatura grigiastra poco gradevole. Dopo la mega lavata sono tornati ai loro colori originali.
La FG aveva dichiarato che avrebbe stirato tutto lei ma doveva anche rimettere a posto libri, borse, scarpe, CD, DVD e un milione di altre cose, inoltre stira con la velocità di una lumaca con l’ artrosi, così, per evitare di avere panni in giro fino a Natale, mi ci sono messa io. Che odio stirare ma che sono più veloce di lei.
Una faticaccia che nemmeno Ercole!
Meno male che qua non fa troppo caldo altrimenti rischiavo le penne!
Comunque ho finito stamattina e la figlia è abbastanza avanti con il riordino delle sue cose.
Tra una sessione di stiro e l’altra ho anche fatto i colpi di sole a tutte e due le figlie, dato una pulita a casa, ho fatto la spesa, sono passata a trovare mamma e sono pure andata in palestra, il tutto accompagnato dalla vocetta della figlia che canta dalla mattina alla sera canzoni romanesche.
Niente male anche perché tutta questa attività mi ha fatto smaltire i tre chili di peso che avevo immagazzinato sui fianchi a Parigi tra tartelettes e patés, il che non mi dispiace affatto.Da domani riprendo la normale routine casalinga e avrò il tempo di leggere, scrivere e fare tutte le cose che mi piacciono e che posso fare in pace durante le mie vacanze romane.

martedì 15 luglio 2008

Au revoir Paris


Finalmente siamo a Roma!
Stamattina abbiamo fatto le valige, cioè, io ho fatto la mia valigia, poi ho detto alla FG di prendere la sua e lei, con voce soave mi ha comunicato che la sua valigia era irrimediabilmente priva dei cursori delle zip. Non so come ma se li era persi. Quindi siamo uscite di corsa per comprare un’altra valigia. Per fortuna c’era un negozio di pelletterie vicino a casa sua.
Abbiamo finalmente finito le valigie e le pulizie e siamo uscite per pranzare.
A questo punto mi sono resa conto che anche la sua borsetta stava per rompersi, quindi siamo tornate nel negozio di pelletterie dove una divertitissima commessa ci ha venduto una borsetta per la mia sciaguratissima figlia.
Abbiamo consegnato le chiavi alla figlia della padrona di casa e siamo andate all’aeroporto dove, al passaggio del gate, la FG ha fatto suonare tutti gli allarmi, infatti aveva dei pantaloni ornati di catene, le tasche piene di monetine e cianfrusaglie varie. Una figura che neanche Totò!
Il volo era, incredibilmente, in orario e io non ho avuto paura anche perché era bel tempo, si vedeva un bel panorama e dietro di me c’era un ragazzino napoletano di sei anni con il quale ho intessuto un’interessantissima conversazione.
A Ciampino è venuto a prenderci un amico della FG che ci ha accompagnate a casa dopo aver acquistato, con immensa gioia della figlia reduce, pizza e supplì che ci siamo mangiati per cena; la faccia beata della FG era un poema, le abbiamo fatto una foto ad imperitura memoria. Ora, mentre io scrivo il mio blog, lei se ne sta nella vasca, immersa nel bagnoschiuma.
Non so se mi capiterà di tornare a Parigi, c’è ancora tanto mondo da vedere, comunque in questi miei viaggi mi sono divertita, non tutto mi è piaciuto ma ho imparato molte cose nuove ed è stato piacevole anche raccontarle in questi miei post un po’ seri e un po’ buffi e, spero, un po’ divertenti.

Parigi o cara...10bis



Si, lo so, il resoconto di oggi l'ho già scritto ma stasera ho fatto la matta e voglio raccontarvelo.

La Fg voleva vedere i fuochi d'artificio del 14 Luglio, così stasera abbiamo preso la metro e siamo arrivate al Trocadero. La metro era piena di gente ma piena come solo le metro parigine possono essere.

Anche Place du Trocadero era piena di gente, anche i Quay della Senna straripavano di gente, anche il ponte dell'Alma era sovraccarico di gente. Io passavo da una crisi di claustrofobia ad una di agorafobia e viceversa mentre la figlia era gasatissima.

Gli unici posti dove c'era un po' di spazio erano quelli negli immediati dintorni dei flics, i poliziotti parigini, noi ci siamo piazzate a ridosso di un flic.Abbiamo aspettato un'ora ammirando i colori della Senna, finché alle 10.45 sono cominciati i fuochi, bellissimi, sono durati circa un'ora e la FG lavorava coscienziosamente con la sua macchinetta fotografica.

Quando sono terminati la piccola delinquente (piccola si fa per dire) con la scusa che a quell'ora la metro non era un posto sicuro mi ha fatto tornare a casa a piedi.

Praticamente siamo tornate in processione, infatti tutti i parigini avevano avuto la stessa idea.

Ci siamo fermate in un bistro dove, ormai definitivamente traviata dalla FG ho bevuto un cuba libre e poi abbiamo ripreso il cammino fino a casa.

Mi sono divertita tantissimo, soprattutto perché con la FG a Parigi ho fatto delle cose, come bere i cocktail alcolici, che quando ero giovane non avevo fatto mai.

lunedì 14 luglio 2008

Parigi o cara...10


Ebbene sì, oggi ho fatto veramente la turista giapponese! Approfittando del fatto che oggi qua è festa nazionale (anniversario della presa della Bastiglia), che la maggior parte della gente o è partita o stava alla parata militare e che al Louvre si entrava gratis, sono andata nel più famoso museo del mondo a vedere l'opera più brutta che mai sia stata creata: la Gioconda di Leonardo. E' veramente brutta ma così brutta che fa venire la nausea! Comunque, fedele al mio ruolo temporaneo di turistaglia, l' ho fotografata e mi sono fatta fotografare davanti al dipinto, solo che nella foto ho una faccia schifata che esprime piuttosto bene il mio stato d'animo.

Esaurito il rito, io e la FG ci siamo girate tutta la gallerie des italiens dove ci sono altre opere decisamente più degne di nota: un paio di Ghirlandaio niente male, qualche Raffaello interessante, due Caravaggio da urlo e poi Tiziano, Veronese, Canaletto e tanti altri. Dopo gli italiani ci siamo guardate gli spagnoli che meritavano e poi la Venere di Milo che ci ha fatto un bel po' di invidia perché, beata lei, è magra, invece la FG e anche io siamo decisamente over size.

Il tutto in un museo poco affollato, il che per il Louvre è un caso rarissimo.

A pranzo siamo andate nel ristorante del museo, raffinatissimo, peccato che le pietanze trasudassero aglio, ho comunque mangiato quello che il mio palato riusciva a gustare, soprattutto mi è piaciuto l'aperitivo, un vino dolce di Guascogna, infatti qui, come aperitivo, servono vini dolci.

Dopo pranzo abbiamo visitato l'unico settore del Louvre che non avevo ancora visto: quello sulla storia del palazzo, che fu iniziato per volere di un'italiana: Caterina de' Medici, regina di Francia.

Così posso dire di aver visto tutto il museo.

Poi siamo tornate a casa per riposare un po' poiché stasera usciremo per andare a gettarci tra la folla alla tour Eiffel per vedere i fuochi d' artificio.

Domani si torna a Roma, mi riporto la FG, che sogna pizza e supplì e ha dimenticato la lingua italiana, ormai si esprime in un ibrido franco-italico da brivido, molti ricordi piacevoli, tanti sapori e profumi affascinanti, tante emozioni provate davanti alle opere d'arte e la consapevolezza che l' Italia, Firenze e Roma sono i luoghi più affascinanti del mondo, luoghi dove la concentrazione della bellezza è tale che difficilmente riesco a non soccombere alla sindrome di Stendhal che qui non mi ha colpito mai.

domenica 13 luglio 2008

Parigi o cara... 9


Oggi scrive la FG.

Stamattina ritorno ad Orsay. Ebbene si, è la quarta volta che ci andiamo.

Ora, nell'ottica di un normale abitante nord-europeo la giornata era mite,tuttavia l'esimia genitrice aveva la pelle d'oca...

...visto che si lamentava pretendendo che acquistassimo una felpa (oggi è domenica e persino a Parigi i negozi sono chiusi) l'ho sfiorata ed effettivamente ho toccato una pelle ittica: Gelida e pronta dotarsi di squame.

Ho condotto quindi il pesce rosso mamma in cerca di una felpa per i vari book-shop di Orsay che, ovviamente, ne erano sprovvisti essendo questo un periodo estivo.

Ai limiti del congelamento la mia mater-pinguì si è rassegnata a comprare una maglietta da infilare sopra quella che già aveva.

Il museo era bellissimo ma avevano tolto rispettivamente la mia opera preferita (un ventaglio dipinto) e quella della mia, ormai cipollide, madre (un dipinto di Boldini).

Dopo le prime mostre (una sulla fotografia ed una divertentissima sul teatro delle ombre) ho addizionato le cipolle alle cipolle: siamo andate a mangiare nel coloratissimo ed affrescatissimo (nonché doratissimo) Salon des fêtes dove ho mangiato la bouillabaisse e la ratatouille entrambe strabordanti dell'olezzante ortaggio.

Immaginate la contentezza della genitrice alla serie di sbadigli che hanno seguito il pranzo...

Lei ovviamente si è sparata un piatto di formaggi ed un dessert ipercalorico, il tutto continuando a battere i denti dal freddo.

Dopo pranzo, con me che facevo scostare la gente ad ogni respiro, ci siamo recate dagli impressionisti.

Ho perso di mano la mamma.

Ho sentito all'improvviso un secco comando in orrido inglese che tuonava: “No Flash!!!”.

L'imperativo categorico era uscito da una persona assai nota di cui inizialmente, data l'altezza, non riuscivo a scorgere il viso: mia madre, furibonda, non riusciva ad accettare che la turistaglia americana sparasse flash contro le immortali pitture di Monet e Van Gogh.

La gente che usava il flash ha smesso immediatamente.

Ho tentato di tirar via dalla sala l'esimia genitrice (versione bulldog) prima che qualcuno ci pestasse ma ci sono riuscita solo dopo che lei si è guardata tutti i quadri, che peraltro conosce a memoria.

Con sollievo siamo riuscite ad uscire vive da Orsay e, folle idea dell'irrequieto essere che mi diede i natali, abbiamo preso l'openbus.

Secondo quale malato ragionamento una professoressa morta di freddo, che (già di suo è curva) ha passato tutta una mattinata rannicchiata su stessa per riscaldarsi, possa decidere di prendere un autobus aperto è un mistero fortunatamente a me ignoto.

Per accompagnare la nostra gita nel migliore dei modi il cielo di Parigi ci ha regalato acqua gelataIl ghiacciolo mamma invece di intirizzirsi in santa pace scattava foto tutta contenta fra un brivido e l'altro.

Una turista giapponese non ne sarebbe stata capace.

Scese dal bus, per oscura legge di Murphy piombiamo davanti all'unico negozio di souvenir aperto e il ghiacciolo mamma ha comprato, quando ormai era tardi, un orrida felpa Kitsch extra-large con la scritta Paris. Blu ovviamente, che l'ha riscaldata.

Ora la mia paradossale genitrice è stesa sul letto, cioè praticamente per terra mentre io capisco davvero perché molti uomini guardano alle donne come ad un mistero.

sabato 12 luglio 2008

Parigi o cara... 8


Stamattina Picasso.

Qui a Parigi c'è un intero museo dedicato al grande Pablo.

Tre interi piani di pitture, sculture, collage, incisioni e ceramiche che incantano, stupiscono, ma comunque dimostrano il genio di questo artista.

Picasso o lo ami o lo odi, senza vie di mezzo.

Lui ha sperimentato tutte le tecniche, è passato attraverso tutti gli stili della sua epoca, senza appartenere a nessuno di essi: ha dipinto come gli impressionisti, i fauves, i cubisti ma non è mai appartenuto a nessun movimento, lui è Picasso!

Studiava le figure e le disegnava riducendone l'aspetto fino ad arrivare all'essenziale: l'emozione.

Questo mi piace di Picasso: Quando guardo le sue donne io vedo la gioia, l'amore, il dolore.

Mi affascina la capacità di entrare nello spirito degli esseri che raffigura, persino gli animali dipinti da lui sembrano provare passioni e sentimenti.

La cosa che mi è piaciuta di più al museo è un collage che raffigura un Piero ma che somiglia tanto a Cyrano come me lo immagino io, perciò lo metto come illustrazione a questo post.


venerdì 11 luglio 2008

Parigi o cara...7


Oggi mi sono riconciliata con la Francia.

Con Parigi no, ma con la Francia si.

Stamattina sveglia alle 6.00, Metro fino a Gare Saint Lazare, che, anche se ha i treni elettrici, ti fa pensare a quelli a vapore perché è rimasta in stile belle-epoque, partenza per la Normandia.

La nostra meta era Giverny ma il treno arrivava fino a Vernon, da lì abbiamo preso un Pullman e siamo arrivate.

I treni francesi corrono talmente tanto che fa male agli occhi guardare fuori dal finestrino.

A Giverny ci siamo trovate in mezzo a quella che la FG con ardito neologismo definisce “turistaglia”: pecore al seguito di un capobranco che blatera senza che nessuno lo ascolti.

Noi, comunque, siamo diventate abilissime nello schivare i branchi e, dopo aver attraversato un sottopassaggio che recava l'inquietante avviso: “passaggio pedonale inondabile”, siamo arrivate alla casa di Monet.

Io una cosa così non l'avevo vista mai: il giardino pieno di fiori coloratissimi, il laghetto delle ninfee con il famosissimo ponticello giapponese, salici piangenti e cespi di lavanda profumatissimi, un tasso di umidità al quale sono sopravvissuta miracolosamemte mi hanno trasportato in un mondo incantato.

Ho cominciato a scattare fotografie e non mi sono fermata più.

Poi siamo entrate nella casa di Monet che era assolutamente deliziosa, coloratissima e luminosa; mi è piaciuta soprattutto la cucina.

Le foto non si potevano fare nella casa ma ho comprato le cartoline di tutte le stanze.

Dopo la casa di Monet abbiamo visitato il museo degli impressionisti americani, c'erano dei ritratti femminili di Sargent e Wistley che erano un vero godimento.

A pranzo siamo andate in un hotel storico, abbiamo preso l'antipasto e per secondo ho preso Emincée de volaille avec gratin de pomme de terre.

Quando ho assaggiato il primo boccone del gratin mi si è scatenato Proust: avete presente quando il caro Marcel nella recherche, parla della madeleine? Beh, per me è stato lo stesso: quando ho sentito il sapore del gratin, sono tornata indietro di 45 anni, mi sono ritrovata bella sala da pranzo della mia nonna paterna, il suo timballo aveva lo stesso identico sapore.

Abbiamo anche bevuto il sidro di -Normandia che è buonissimo, intanto fuori diluviava, in Normandia mi succede l'incontrario che a Parigi: qui piove quando esco lì quando sono al coperto.

Dopo pranzo abbiamo visitato il bellissimo giardino dell'albergo, la tomba di Monet e un'esposizione di vecchi macchinari che hanno scatenato l'entusiasmo della FG.

Poi siamo tornate a Vernon e abbiamo visitato il quartiere medievale e la chiesa:è stato come fare un bel tuffo nell'alto medioevo.

È stata una giornata stupenda, fatta di cose bellissime, di profumi e sapori fantastici e della straordinaria gentilezza della gente di Normandia, tanto diversa dagli odiosi ed arroganti parigini.

giovedì 10 luglio 2008

Parigi o cara...6


Stamattina abbiamo fatto le grandi pulizie. Il fatto è che i sei metri quadri della casettina di mia figlia avevano bisogno di una bella ripassata e io nel settore me la cavo benissimo.

Nonostante l'esiguità dell' appartamento ci sono volute quattro ore di lavoro per rendere l'abitazione pulitissima, così mostreremo ai francesi, che ci chiamano salles italiens, che non siamo affatto sporchi.

Quando i proprietari verranno per la consegna delle chiavi troveranno tutto in ordine e lindo.

Nel pomeriggio ci siamo riposate e in serata siamo uscite, abbiamo fatto una lunga paseggiata per i boulevards, approfittando del fatto che non piove, abbiamo mangiato una crepe e siamo passate in rhumerie per un coctail.

Poi la figlia è andata a spasso con F. e io sono tornata a casa.

Vorrei ringraziare tutti voi che mi leggete e in particolare Lory e Pietro che mi hanno lasciato dei commenti, scusate se non vi ho risposto subito ma qua la vita è un tantinello frenetica e la sera sono sempre stanca morta, mi fa piacere leggere i vostri commenti così gentili, grazie.

mercoledì 9 luglio 2008

Parigi o cara...5


Quando la FG è partita per Parigi, io sono andata alla posta italiana, ho preso le dovute informazioni, ho preparato due pacchi di libri, vestiario e generi di conforto vari,li ho portati alla posta e li ho spediti.

Tutto abbastanza semplice, invece fare una spedizione da Parigi è un' esperienza che può condurre direttamente alla neurodeliri.

Problema n. 1: capire come si fa. Soluzione semplice: basta guardare su Internet.

Problema n. 2: reperire gli scatoloni, nessuno vuole darteli, inutile chiedere ai supermercati o ai negozi, li buttano ma non te li danno, alla posta vendono solo scatole piccole. Soluzione: chiedere a F. che, essendo amico della FG, ce ne ha procurati cinque.

Problema n. 3: riempire gli scatoloni in modo da non superare il peso di 30 Kg ciascuno, senza possedere una bilancia, sistemare tutto per bene e farsi dare la roba da una FG più o meno isterica (soprattutto più). Soluzione: sgobbare dalle 7 di mattina a mezzogiorno.

Problema n. 4: portare gli scatoloni alla posta. Soluzione: chiedere a madame M. un carrello (che ci ha concesso solo perché stravede per mia figlia) e chiedere aiuto a F. che è dotato di muscoli in grado di sollevare pacchi da circa 30 Kg senza apparente fatica.

Problema n. 5: farsi capire dagli impiegati parigini e convincerli che non è un crimine spedire dei pacchi in Italia. Soluzione: richiedere aiuto a F. che, con aria da duro, si è imposto agli addetti alle spedizioni e li ha fatti trottare.

Insomma, i pacchi sono stati inviati soprattutto grazie a questo santo amico della FG, senza di lui non so proprio come avremmo fatto.

Tra un'angoscia e una faticata oggi sono pure riuscita a visitare il museo delle arti decorative che mi è piaciuto un sacco. C' erano mobili, arredi, gioielli ed abiti molto belli e di varie epoche.

Stasera sono andata al cinema, ho visto Kung fu Panda, un cartoon molto carino e ho capito quasi tutte le battute. Poi siamo andati a cena da Léon, dove ho mangiato: Croquettes au fromage, moules au curry e un dessert buonissimo, in verità era tutto buono. La cosa più incredibile, però, è stata che oggi non ha piovuto, nemmeno una goccia, e non faceva neppure freddo!

martedì 8 luglio 2008

Parigi o cara.... 4


Sarebbe meglio dire “Versailles o cara...” perché stamattina, sotto la solita pioggia battente e freddissima, siamo andate a visitare la reggia del re Sole.

Anche là faceva un freddo cane e piovigginava.

Così io sono entrata nel castello infreddolita e nervosissima perché c'era una folla che manco allo stadio!

Facendoci strada un po' gentilmente e un po' sgomitando io e la FG abbiamo girato per gli appartamenti reali e per la galleria degli specchi, abbiamo guardato tutto con attenzione e alla fine abbiamo convenuto che i francesi facevano tutto di grandi dimensioni così nessuno si accorgeva che non erano capaci di fare cose belle. Figuratevi che le uniche cose veramente belle le hanno fatte gli italiani: un buso del re Sole fatto da Bernini e due stipi in commesso di pietre dure di manifattura fiorentina.

Dopo pranzo siamo andate a visitare i giardini e lì è tutta un'altra musica! Io ero intabarrata come un mujaeddin perché il freddo e l' umidità erano novembrini ma sono rimasta incantata. Pensavo a F, la mia collega di scienze, sarebbe restata incantata a vedere quante specie di piante diverse c' erano. Siamo arrivate al grand Trianon e lo abbiamo visitato, gli arredi sono tutti del periodo neoclassico e ci sono piaciuti tantissimo, forse perché gli ambienti sono più piccoli e molto più raffinati di quelli della reggia.

Poi siamo andate all' hameau di Maria Antonietta che è un villaggio in miniatura, con tanti edifici caratteristici e persino io, che non amo fare fotografie, mi sono scatenata. In totale abbiamo fatto circa 100 foto e ci siamo fermate solo perché le memorie delle fotocamera erano esaurite.

Poi, sotto un diluvio, siamo uscite dalla reggia e siamo andate a cena con F, che ci aveva raggiunto, in una creperie brettone dove ho mangiato delle cose buonissime ma i nomi non me li ricordo perché erano in francese,

Mentre tornavamo in automobile ho visto la Tour Eiffel tutta illuminata di blu, con le stelle dell' Unione Europea davanti, era molto affascinante.

Stasera io sono stanchissima e la FG sta dormendo sul mio, chiamiamolo così, letto.

lunedì 7 luglio 2008

Parigi o cara... 3


In questo maledetto paese ogni volta che esco piove. Veramente piove pure quando sto a casa, ma quando esco mi bagno, per di più l'acqua è gelata e tira pure vento, è inutile aprire l'ombrello, infati i Parigini non lo aprono, se a Parigi vedi uno con l'ombrello stai sicuro che è uno straniero.

Comunque, non mi sono lasciata spaventare dall'acqua e sono andata a fare shopping.

Ho fatto una capatina da Swarovsky dove ho comprato tre deliziosi collier, uno per me ed uno ciascuno per le figlie. Poi, al Monoprix, ho fatto il pieno di dolcetti: bonbon vari da riportare a Roma (dove ne mangerò uno per sera per farmeli durare più a lungo e tenuto conto che non ho ancora toccato quelli che avevo comprato in Piemonte ne avrò fino a Natale) e tartelette da mangiare qui.

Mentre mi scatenavo con gli acquisti la FG svolgeva il suo ultimo giorno di lavoro come baby-sitter, l'incosciente ha pensato bene di portare il pupo affidato alle sue cure al Bois de Boulogne. Il pupo si è divertito molto lei invece... adesso ve lo racconta.

Ho del groviera al posto dei piedi, nel senso effettivo che ho bucato ma sto senza piedi di scorta.

Credevo, uscendo dala mia casa ovetto kinder, che avrei portato il piccolo ad un normale museo scientifico, ho realizzato solo sul luogo he il museo scientifico era un microscopico tendone con tanti diverteti esperimenti e che dopo sarei rimasta alla mercé del dolce frugoletto criminale in un parco giochi immenso.

Ora, un essere umano normale, con i piedi già distrutti dai numerosi giri cimiteriali fatti fra amici o con l'entusiasta genitrice avrebbe trovato una scusa per portare il piccolo in luoghi meno faticosi da attraversare.

Io no.

Di fatto ho perso tre cerotti grazie ai tappeti elastici per saltare del Jardin d'Acclimatation, e anche numerosi pezzi di pelle, poi mi sono recata su diversi ottovolanti, ho fatto l'autoscontro e ho insegnato al piccolo a guidare il Go-kart.

Poi mi sono ritrovata a strappare erba da un'aiuola, non per vandalismo ma perché il piccolo N hs deciso di dar da mangiare ad un lama che l'ha consumata i silenzio.

E fu in quel momento che si avvicinò il caprone e demmo da mangiare anche a lui ma la bestia nostrana non tacque, mangiò un filo e si sentì un belato.

In risposta a quel belato iniziò la carica degli ovini: tutti i lanosi erbivori del recinto si sono gettati a vive corna (quelli che le avevano) verso di noi scontrandosi con il recinto.

Mi si è sconvolto il pupo e ha cominciato a dire che gli animali erano pazzi.

Ci siamo quindi messi a foraggiare due asini solitari in un altro recinto, N si è offeso a morte poiché uno degli asini gli aveva, a sua detta, morso la mano, in realtà gliel'aveva solo succhiata e ricoperta di bava, ottima ragione per riporla nella mia, con quanta mia felicità vi lascio immaginare.

Ora, mentre i miei piedi grovierosi d'odore e di fatto riposano adagiati sul letto di mia madre (letto si fa per dire visto che è un futon steso per terra) che si è assuefatta all'olezzo mefitico, finisco di esalare gli ultimi respiri della giornata pensando al sorriso del mio aguzzino.

Parigi o cara... 2


Oggi scrive l a FG.

Scrivo io, anche perchè mamma l'ho condotta sulla via del rhum ed è leggermente brilla.

Niente di preoccupante ma è abbastanza allegra.

Partiamo dagli zombeggiamenti mattutini che inauguravano una giornata cimiteriale.

Non perchè il tempo fosse brutto, anzi, stranamente c'era il sole ma perché insieme con F siamo andati per cimiteri: Pére Lachaise.

Dopo aver comprato la mappa del cimitero in un bar abbiamo iniziato la visita all'enorme cimitero monumentale con spensieratezza e ingenuità, ignorando che a fine visita i nostri piedi sarebbero defunti.

Era fresco, ma un fresco che per un essere umano normale è piacevole, senonché l'esimia genitrice, come una moffetta, si è involtoltolata immediatamente nello scialle dichiarando di avere freddo.

La moffetta è andata in visibilio alla prima tomba, Rossini, alla seconda, Chopin e alla terza, bellini.

Tre musicisti in un colpo solo per mamma sono anche troppo, è rimasta in stato di esaltazione perenne eccetto una piccola pausa quando siamo arrivati alla tomba di Jim Morrison che ha esaltato me e F.

Mentre F ci guidava pazientissimo fra i viottoli dissestati alla ricerca di Maria Calllas (che mamma non si sarebbe persa per tutto l'oro del mondo) perdendosi, a dire il vero, abbastanza spesso, ci si è accollata, per poco, una giovane liceale ravennate.

Abbiamo rischiato di guidare un'intera classe di liceo formata dalle compagne della fanciulla e F stava andando in panico perchè è timidissimo, fortunatamente le liceali hanno deciso di proseguire per conto proprio e noi abbiamo potuto avviarci per tombe particolari: cantanti come Edith Piaf e Gilbert Becaud, scrittori fra i quali Proust e Wilde, la tomba di Champollion...

...infine siamo giunti alla tomba di Parmentier e qui dal cuore e dalla bocca di mamma è sgorgato un rigraziamento solenne: “ Grazie M.sieur Parmentier per averci portato il cibo più buono del mondo!!!” e il cibo più buono del mondo era là: la patata.

Di fatto Parmentier è colui che importò dalle americhe il mirabolante tubero che, in qualsivoglia modo lo si cuocia, accende i palati di grandi e piccini rallegrandone l'animo.

Ad un certo punto, F se ne esce dicendo che è una bella visita perché il luogo è tranquillo, io gli rispondo angelica che effettivamente non ci sono vicini rumorosi o macelli il sabato sera, poi indicando una tomba vuota, l'unica, faccio notare che forse qualche amante della vita più movimentata è partito in vacanza.

Dopo le battute cimiteriali abbiamo condotto la moffetta a casa perchè fremeva per vedere il Gran Premio di Formula uno sul mio microscopico televisore paleozoico. Purtroppo ad ogni nostro respiro l'antenna dava problemi e anche la Ferrari ha dato molti problemi (soprattutto a Massa).

Mentre mamma vedeva il GP ho condotto i miei piedi in una pazzesca camminata per il cimitero Montparnasse, dove F, perdendosi in continuazione mi ha condotto in un tour de force alla ricerca di Dreyfus, Duras, Baudelaire e tanti altri scrittori che amo.

F. ha portato me e ciò che restava dei miei piedi a casa dove ho cucinato abbastanza tagliata di pollo e patate per stroncare un esercito, solo che sotto il generale moffetta alias mamma c'eravamo a mangiare solo io e F.

Dopo cena nonostante ci sentissimo tre sacchi di patate troppo pieni, su consiglio della patata moffetta che ne era restata entusiasta, ci siamo trascinati alla rhumerie.

Jazz.

C'era un buon gruppo jazz, e alla moffetta genitrice il Jazz piace ed anche il Rhum le piace, come dimostra il fatto che abbiamo fatto due giri di cocktail.

La moffetta ravvivata dall'eccellente prodotto alcolico e opportunamente riscaldata dal k-way (stasera si è ricordata di portarlo) si è dilettata a parlare francese con F disquisendo di musica e usando la mia voce come Juke-box, ovvero facendo cantare a me tutti i pezzi nominati da lei.

La serata si è conclusa con F. e la moffetta che continuavano a disquisire di musica davanti ai video di youtube in casa mia ma, c'è da dirlo, far bere mamma mi diverte parecchio e diverte anche F ma soprattutto diverte lei!

sabato 5 luglio 2008

Parigi o cara...1



Cara nel senso di costosa.

Comunque, sono di nuovo qui. Per riprendermi la FG che torna a Roma con me.

Però sono qui anche per farmi una vacanzina e per raccontarvi, come al solito, quello che mi succede.

Stamattina sveglia alle 4.30, tenuto conto che in totale ho dormito due ore potete immaginare con che faccia sono arrivata all'aeroporto e con che umore, umore che è peggiorato ulteriormente quando, al check-in, sono capitata in mezzo ad una colonia di americani che massacravano, senza ombra di vergogna, la lingua inglese con la loro pronuncia al chewing-gum. Nel senso che gli americani quando parlano sembrano masticare gomma americana pur non essendone provvisti.

Sull'aereo, dopo la solita crisi da decollo superata con il solito mezzo chilo di smarties, ho guardato dal finestrino il panorama fino al confine alpino. Dopo non c'era da vedere altro che una spessa coltre di nubi così mi sono messa a leggere.

Sono atterrata sotto la solito pioggia, lo so che mi invidiate, pensate: “lei al fresco sotto la pioggia e noi al caldo bollente” e invece no: piove ma fa caldo anche qui.

Ad aspettarmi con la FG, c'era F, un suo pelosissimo amico.

Siamo arrivati a Montparnasse e siamo andati a pranzare con quiches e paninì.

Nel pomeriggio puntatina al mitico Monoprix, ove F mi ha definita una madre speed, perché d'accordo con la FG anch'egli sostiene che ci vogliano i pattini a rotelle per inseguirmi.

A cena i due sciagurati mi hanno portato al “Piano Muet” dove mi hanno fatto mangiare una salade de fois de volaille buonissima e...

...la raclette!

Cos'è la raclette? Adesso ve lo spiego: simpatico piatto invernale (ma qui le stagioni sono semplicemente un punto di vista) la raclette è una sorta di cerimonia mangereccia che si effettua con l'uso di una piastra iper-rovente, di un microscopico padellino e di una buona spatola di legno.

Il formaggio, denominato appunto raclette, viene servito con prosciutto e eventuali vegetali da annettere nella padellina ove lo si cuoce; Mentre la mistura fonde si riempie il piatto con listelle di patata lessa attendendo che esso fonda al punto giusto, indi si versa la golosa e formaggesca mistura sulle patate, mentre si mette a cuocere una seconda fetta di formaggio (se le porzioni non avessero tutto formato un limite si potrebbe mangiare a ciclo continuo).

Dopo tutto ciò, i sempre più sciagurati compari mi hanno condotto in una rhumerie, dove mi hanno offerto una violette, squisito ma piuttosto alcolico cocktail a base di rhum, cassis e sciroppo di violetta. Un nettare.

Poi mi sono vendicata, li ho portati a spasso, a cercare rue Saint Père, strada citata in una serie di romanzi che ho letto di recente e che mi sono piaciuti da matti.


mercoledì 2 luglio 2008

Mangiare a Firenze


A me non piace mangiare nei ristoranti per turisti, dove ti spacciano per piatti tipici cose che trovi dovunque.
Un mezzo sicuro per trovare buono posti per mangiare è chiedere informazioni a gente che lavora sul posto.
La prima volta che io e mio marito andammo a Firenze, dopo aver lasciato due figlie offesissime ad una nonna molto perplessa, chiedemmo ad un edicolante un posto dove si potesse mangiare bene e a costi contenuti, lui ci indicò la trattoria di M.
Da M era proprio una trattoria, piccolissima, pochi tavoli, la finestra comunicante con la cucina, due camerieri e un bancone dietro il quale M spillava il vino da dei barilotti.
M sembrava uscito pari pari da una novella di Boccaccio: bassotto, grassetto, con una vistosa panciotta sotto il grembiule bianco, la facciona rossa e sorridente. Ci accolse come se fossimo vecchi amici ed era la prima volta che ci vedeva e ci invitò a sederci, tutte le volte che ci tornammo ci accolse così, con quel suo sorriso consolante e allegro.
C’ erano altri avventori, tutti si conoscevano tra loro, capimmo che erano commessi e impiegati dei negozi e degli uffici nei dintorni.
I camerieri consigliavano i clienti sui cibi con la bella pronuncia fiorentina, fatta di aspirate e raddoppi consonantici, che a me piace tanto.
Una signora chiese com’erano i fichi che accompagnavano l’antipasto di prosciutto.
La risposta del cameriere fu fulminante e illuminante: “Sono quelli del convento di Santa Dorotea,…mondiali!”
Ed era proprio vero, sì, perché li ordinammo anche noi e posso testimoniare che erano proprio mondiali!
Da M la cosa migliore era seguire il consiglio dei camerieri, se proprio uno voleva ordinare dal menù, loro ti servivano ma era certo che ti perdevi il meglio.
Come il caciucco, un sogno, una mescolanza di sapori e profumi, un cibo da dei o gli gnocchi topini, piccoli piccoli, col sugo bianco o l’ossobuco tenerissimo (come diavolo facessero a renderlo tenero è un mistero, l’ossobuco è la carne più dura del mondo).
Ma dove la trattoria eccelleva era, a detta di mio marito e, in seguito, della FG, nella ribollita.
Marito e figlia avevano sviluppato una passione smodata e morbosa per questo piatto povero, fatto di pane e verdure, sapientemente cotte e ricotte e innaffiato da un filo d’olio genuino.
La ribollita se la gustavano in religioso silenzio, rotto solo da commenti ammirativi e da sospiri di piacere.
In genere terminavamo il pasto con i cantuccini e il vin santo oppure con una fetta della torta della nonna.
Fin al giorno in cui mio marito per dessert chiese...un’altra porzione di ribollita!… Che gli fu prontamente servita dal cameriere, che ormai aveva imparato a conoscerci, senza il minimo cenno di sorpresa.
Poi M morì, i suoi figli cedettero l’attività e oggi la vecchia trattoria si è trasformata in un ristorante per turisti, caro e dove si mangia così così.
Sono tornata a Firenze tante altre volte ma non vado più a mangiare da M, preferisco un tramezzino o me ne vado in uno storico caffè fiorentino dove si mangia bene, anche se a caro prezzo.