Il naso di Cyrano: novembre 2009

sabato 28 novembre 2009

Magia.

A casa mia in questo periodo stanno accadendo strani fenomeni.
La notte scorsa abbiamo spento la televisione e siamo andate a riposare, verso l’una e mezza, però, la televisione si è riaccesa, mi sono alzata e l’ho spenta di nuovo dopo aver accusato del tutto ingiustamente le mie, per una volta, innocenti figlie.
Non ho saputo spiegarmi il fenomeno che si è riprodotto anche alle 4.30 del mattino.
Alquanto infuriata (la parola è un gentile eufemismo, poiché quando io dormo e vengo svegliata nel cuor della notte sono mooolto più che infuriata) sono andata in soggiorno ho nuovamente spento la televisione e, per evitare nuove alzate, ho proprio tirato via la spina dalla corrente e me ne sono tornata a letto, attribuendo il fenomeno piuttosto insolito al passaggio dall’analogico al digitale e tirando una sequela di accidenti alle menti geniali che hanno progettato tale passaggio.
Stamattina mi sono alzata e, dopo opportuno caffè, mi sono messa in moto, nel senso di movimento non di motocicletta.
La FG si è alzata meno zombeggiante del solito poiché aveva un paio di scarpe nuove da sfoggiare, infatti le ha indossate pavoneggiandosi alquanto. Ad un certo punto la mia ineffabile figlia ha unito i talloni ed è rimasta bloccata poiché, per un altro inspiegabile fenomeno, le due scarpe si sono incollate una all’altra.
Io la mattina non ho voglia di ridere. Mai. Ma stamattina sono scoppiata in una risata omerica: la scena era surreale: la FG in posizione di danza, incollata che non sapeva cosa fare.
Ho passato il mio indice tra le due scarpe e l’ho liberata spiegandole che la para delle scarpe aveva fatto presa e l’ho invitata a non unire i talloni. Ovviamente cinque minuti dopo era di nuovo incollata ma stavolta si è liberata da sola.
Sono uscita e sono andata a scuola dove di magico non c’è nulla e ho trascorso una mattinata normale.
Stasera io e la FG siamo andate a teatro a vedere la Tempesta di Shakespeare, opera nella quale la magia riveste un ruolo primario.
Ma, purtroppo, di magia stasera ne abbiamo vista ben poca: Prospero, il protagonista, era una versione sadica di regista impazzito che tormentava gli altri personaggi nei modi più spietati, la figlia Miranda, che normalmente non è poi tanto intelligente, era una perfetta idiota forse perché il padre aveva la malaugurata tendenza a svegliarla con un agghiacciante grido (accompagnato da un tuono in sottofondo che immancabilmente faceva decollare la FG dalla sua poltrona) che avrebbe portato, a detta della FG, il più placido dei figli al parricidio.
Il povero ma perfido Calibano era il ritratto di Smeagle del signore degli anelli, solo più indifeso e più viscido.
Il giovane Ferdinando dimostrava inequivocabilmente che l’uomo discende dalla scimmia e che non si è MAI evoluto.
Ariel, leggiadro spirito dell’aria, era interpretato da un vecchietto che chiunque potrebbe incontrare sull’autobus in orario scolastico.
Magia zero: l’uomo, sogno di un’ombra, era piuttosto l’ombra di un sogno.
Non ho capito bene perché il regista abbia preso un’opera che è la quint’essenza della poesia e ne abbia fatto uno spettacolo aspro e stridente.
Però a me questo spettacolo è piaciuto: il fatto è che, alla fine, quello che emergeva era che la vera magia non è il soprannaturale ma l’agire stesso dell’uomo, il suo progresso, la sua intelligenza.
Alla FG, invece, lo spettacolo non è piaciuto: lei ha studiato quest’opera nella assolutamente perfetta messa in scena Strehleriana del Piccolo di Milano. Non poteva gradire questa versione, nonostante mi fossi rifornita di dolcetti che le ho propinato per tentare di tenerla tranquilla (ovviamente anche io ne ho fatto largo uso) si è agitata per tutto lo spettacolo e, all’uscita e per tutto il tragitto fino a casa, mi ha tenuto una interessantissima lezione su come deve essere rappresentata la Tempesta.
In effetti mi ha tempestato di informazioni, indubbiamente affascinanti ma che io, di venerdì sera, avrei volentieri evitato. Per consolarla (e per mettere fine alle recriminazioni) le ho offerto un salutare e consolatorio cocktail che se non l’ha riconciliata con il regista le ha almeno migliorato l’umore, infatti adesso è qui accanto a me che digita questo post che io le sto dettando.

sabato 21 novembre 2009

Il clandestino

Tornavo dalla spesa, accaldata e con due buste piuttosto pesanti quando mi sono accorta che un capannello di persone stazionava, con aria piuttosto preoccupata, presso l’ automobile della FG.
La FG possiede una vetturetta che non usa praticamente mai poiché vive praticamente sempre all’Università e, quando deve spostarsi, lo fa con i mezzi pubblici.
Ho pensato che qualche mariuolo gliel’avesse aperta per rubare e mi sono avvicinata. Ho chiesto che cosa fosse successo e uno dei presenti mi ha spiegato che dentro la macchina c’era…un gatto! Io il gatto non lo vedevo nell’abitacolo, che era chiuso a chiave, però, in effetti, lo sentivo miagolare, ho chiesto dove fosse e gli altri, preoccupatissimi, mi hanno risposto che la bestiola si era infilata nel vano motore. Li ho guardati perplessa, hanno capito che stavo chiedendomi come diavolo avesse fatto lo sconsiderato animale a cacciarsi là dentro e mi hanno chiarito che l’avventuroso felino era passato nello spazio tra gli pneumatici e la carrozzeria.
A questo punto ho smesso di farmi domande e sono andata a casa a prendere le chiavi della macchina.
Certo che i gatti sono proprio strani! Posso capire che d’inverno, quando fa freddo, cerchino un po’ di calore presso un motore appena spento ma d’estate e in una vettura che non cammina da mesi!
Sono tornata in strada e ho consegnato le chiavi ad una signorina pregandola di aprire lei il cofano, io non ho idea di come si faccia. La signorina ha proceduto all’operazione e dal vano motore è partito a razzo un micetto dal pelo tigrato bianco e rossiccio che viaggiava più o meno alla velocità della luce.
Il gattino ha sorpreso tutti gli astanti, che infatti non sono riusciti ad acchiapparlo, è schizzato via andando ad infilarsi…nel vano motore di un’altra vettura parcheggiata poco distante da quella della FG!
Di chi fosse l’automobile nessuno lo sapeva, la gente ha provato a stanare il diabolico felino piazzando nelle vicinanze un vasetto di cibo per gatti, lui ha sentito il profumo e si è messo a miagolare come un forsennato ma non è uscito fuori.
Non so come sia finita, dovevo preparare il pranzo e me ne sono tornata a casa. Ma perché le madri gatte non controllano quello che combinano i figli?

sabato 14 novembre 2009

Il giuoco delle parti.

Nella vita ognuno riveste una o più parti.
L’importante è interpretarle bene queste benedette parti. Io cerco di fare del mio meglio, se ci riesco sta agli altri dirlo, quel che è certo è che spesso sono circondata da pessimi attori.
Così, per sopravvivere a questo brutto spettacolo che è la vita, il venerdì sera me ne vado a teatro. Con la FG che la parte di figlia la interpreta a meraviglia.
Stasera, dopo la solita devastante settimana, sono andata al Quirino a vedere il “giuoco delle parti” di Luigi Pirandello.
Io il giuoco delle parti l’avevo già visto, con la regia del divino Giorgio De Lullo e l’interpretazione, mostruosamente perfetta, dei mitici Romolo Valli, Rossella Falk e Carlo Giuffré. Perciò, stasera, pensavo che sarei rimasta oltremodo delusa.
Vi chiederete: “ Ma allora perché ci sei andata?”
Ci sonno andata perché è sempre bene sperimentare e provare nuove esperienze, anche a rischio di rimanere delusi.
Infatti non sono per niente rimasta delusa.
Intendiamoci, la rappresentazione di stasera non aveva niente a che fare con quella meravigliosa della Compagnia dei Giovani ma non era neanche da buttar via.
Pirandello c’era, il suo mondo di maschere e vita, la sua inconfondibile Weltanschaung c’era, il suo particolare linguaggio c’era. A mio giudizio.
A giudizio della FG invece… la rappresentazione (notevolmente turbata da tre carampane logorroiche sedute davanti a noi) è iniziata a singhiozzo, Silia stentava a ritrovare sé stessa, Leone bisbigliava dove si richiedeva enfatizzasse e Filippo detto Socrate era inesistente.
Il guaio è che il giuoco delle parti cojn la regia di De Lullo, in DVD, lo ha visto anche la FG e le è anche piaciuto molto.
Alle volte penso di aver creato un mostro: alle altre ventenni piacciono il Grande Fratello e la musica Pop, alla FG piacciono i drammi e Rossini, oltretutto è anche ipercritica, filologa, perfezionista.
Il risultato?
Mezz’ora di critica spietata e feroce che ho dovuto subire mentre tornavamo a casa.
Neppure il cappellino nuovo, assolutamente delizioso, che avevo acquistato prima di entrare in teatro, è riuscito a distogliermi dalle sue geremiadi, così ho pensato di ricorrere ad un metodo infallibile per restituirle il buon umore: l’ho invitata a bere un cocktail. Ovviamente ne ho bevuto uno anch’io.
Il metodo è infallibile, infatti alla FG è tornato il buon umore e siamo tornate a casa allegre e serene.

sabato 7 novembre 2009

La Notte dell’Angelo

Ieri sera a teatro ho visto un dramma di Bordon: La notte dell’Angelo.
Una storia semplice e complicata di figli che adorano i genitori, di genitori che se ne infischiano dei figli oppure li amano in modo sbagliato; la storia di tre personaggi che hanno tre storie diverse che poi sono la stessa storia. La stessa eterna storia: quella della vita. Tre figli: un vecchio, una donna, un ragazzo.
La donna è la figlia del vecchio, il vecchio è stato figlio e poi padre, il ragazzo…, beh, il ragazzo è la sintesi, rifiutato dai genitori, disperatamente innamorato di loro.
Dentro quella storia c’era anche la mia storia e, credo, quella di molti di noi, io mi ci sono trovata dentro e all’inizio stavo male, soffrivo, come i personaggi, l’assenza. Mio padre è morto quando ero molto piccola e mi è sempre mancato, altre persone che ho amato non ci sono più, perciò soffrivo, per il vuoto di un abbraccio, per il silenzio di parole d’amore, per l’inutilità di chi vive amando senza essere amato, proprio come quei tre sulla scena.
Però, ad un certo punto, mi sono resa conto che avevo smesso di star male, mi sono accorta che stavo identificandomi nella figura del vecchio, un padre che è stato anche un grande attore, amato dal suo pubblico e molto, un uomo che è stato capace di filtrare con il crivello dell’ironia la tragedia della vita.
Insomma, mi sono resa conto che sono vecchia anche io. Una vecchia saggia, però, una che, come quel vecchio, ha smesso di combattere battaglie perse, non per rassegnazione. Per distacco. L’ironia è un’arma formidabile per sopravvivere alla vita: ci permette di guardare in prospettiva, di allontanarci dalla sofferenza, fa sì che possiamo uscire dal sentimento ed entrare nella ragione.
E ieri sera ho capito anche una cosa che, qualche tempo fa, mi aveva detto Cat: che io so realmente provare piacere nelle cose che faccio.
E’ vero e adesso so anche perché: perché le guardo da fuori di me, le allontano per avvicinarmele.
Magico strumento l’ironia! Distanzia persone ed esperienze, permette di scegliere: se un’ esperienza mi piace, la riavvicino, me ne riapproprio, me la gusto a poco a poco, se, invece, una realtà non mi è gradita, la tengo a distanza di sicurezza, la guardo da fuori oppure, se è possibile (e molte volte lo è), la butto via senza stare troppo a pensarci.
Davvero magico strumento, io non ce l’avevo prima, ora che sono vecchia sì’ e mi piace da matti.