Il naso di Cyrano: giugno 2020

lunedì 29 giugno 2020

Gianicolo

 A Roma è arrivato il caldo, quello cattivo, umido che infiamma i nervi e aumenta la sinusite.

Infatti io sto di nuovo male: la sinusite mi ha infiammato i trigemini e ha riacutizzato l’otite. Ho dovuto prendere di nuovo l’antibiotico e sto facendo due aerosol al giorno, il che è una notevole scocciatura.

Comunque, io non mi lascio abbattere e continuo a fare le cose che mi piacciono e ad assolvere ai miei doveri.

Ieri mattina, con L., sono andata a fare una passeggiata al Gianicolo, colle che, fin dal tempo dei re di Roma, ha rappresentato una difesa dai popoli del nord: i romani qui combatterono gli Etruschi (e ce ne presero tante!), qui i garibaldini tentarono di difendere la Repubblica del 1849 dai Francesi e, purtroppo, ce le presero anche loro.

Sul Gianicolo i tanti che combatterono sono ricordati da erme disseminate nei viali e da un piccolo Museo inserito nella ricostruita Porta San Pancrazio. Oltre a Garibaldi e ad Anita, il Gianicolo ci ricorda: l’indomito Nino Bixio, Giacomo Medici, l’animoso Luciano Manara, Goffredo Mameli e tanti altri, che studiamo sui libri di Storia ma che furono uomini e donne, spesso giovanissimi, con le loro passioni, i loro ideali, le loro virtù e i loro difetti.

Mentre passeggiavamo, ci siamo imbattute in un gruppo di persone che stavano facendo una visita guidata e ci siamo unite a loro, li guidava un signore che sapeva un mucchio di cose sugli eventi del 1848-49 e molte le sapevo anche io ma è stato piacevole sentirsele raccontare da un altro. Dopo aver visitato il Museo e i dintorni, siamo andati alla casamatta a sentir sparare il cannone di mezzogiorno e io sono stata ben attenta a turarmi le orecchie che ancora non sono guarite del tutto, comunque il botto è stato bello forte e l’ho sentito benissimo!

domenica 21 giugno 2020

Artemis Fowl

Ieri ho visto il film di Ártemis Fowl, tratto dai romanzi, fantastici, di Eoin Colfer. Il film mi è piaciuto,
sivede che Kennet Branagh, il regista, i libri se li è letti con attenzione, anche se, come sempre, quando vedo film tratti da libri, una leggera vena di delusione serpeggiava, a fine visione.

La storia, nel suo complesso, è rispettata, ho ritrovato le atmosfere che avevo immaginato, sia in casa Fowl che in Cantuccio, Spinella Tappo e Polledro corrispondono quasi alla perfezione alle immagini che avevo in testa mentre leggevo i romanzi, Judy Dench è troppo immensa per non farti dimenticare che, nei libri, il suo personaggio sarebbe un uomo, anche se, a pensarci bene, non è poi così scontato.

Anche Ártemis (ho scoperto che si dice Ártemis Faul e non Artémis Foll) corrisponde fisicamente al protagonista ma, mentre nei libri si può ammirare tutto il suo genio, nel film è un bamboccetto troppo simile ai miei alunni viziatelli. Leale io me lo immaginavo grosso, bianco e pelato, tostissimo; nel film, invece, è di media grandezza, black, con i capelli ricci e bianchi e non è un tipo duro, non dà quel senso di sicurezza che trasmette nei libri.

La vera, terribile, delusione è stato Bombarda Sterro: il nano ladro e materialista dei libri non è nemmeno un nano: con un transfert letterario, peraltro degno di nota, il nanettaccio diventa un “nano gigante” (vedi Carota di Pratchett). E ci si poteva pure stare, il fatto è che il personaggio del film è “simpatico”! Nei romanzi, invece, Bombarda non è simpatico: è cinico, antipatico, opportunista, sporco e un po’ schifoso. L’attore che lo interpreta, inoltre, è un simpatico cicciottello che ti fa venire voglia di coccolarlo! Lui ce la mette tutta ma non è l’interprete adeguato e non c’è niente da fare.

Comunque, il film me lo sono gustato, anche perché è pieno di effetti speciali e belle immagini, la biblioteca di casa Fowl è strepitosa e gli scenari all’aperto sono bellissimi. Si vede che Branagh è uno che se ne intende, ha creato un film originale ma attento al testo, bello da vedere non solo per la storia in sé ma anche per le immagini e le sensazioni che racconta.

Il Mollettone

In questa settimana appena trascorsa non ho fatto granché, o meglio: ho fatto tanti piccoli lavori in casa, piccole cose, come riordinare cassetti, cartelline e cartelle del pc, le scarpiere e l’armadietto dei medicinali.

Tutte cose semplici e poco faticose. Tutte tranne una: lavare il mollettone.

A casa mia, il mollettone è quel tappetone che si mette sotto le tovaglie per proteggere il tavolo da pranzo, sopra ci si stende la tovaglia. Normalmente, a fine pranzo, il mollettone viene ripulito passandoci sopra una wettex ma, periodicamente, è necessario procedere ad una pulizia più approfondita. In genere, il mollettone viene lavato in lavatrice.

Il mollettone degli altri va in lavatrice. Il mio no. Se mettessi il mio mollettone in lavatrice lo rovinerei irreparabilmente e, visto il suo peso, probabilmente danneggerei anche la macchina.

Perché il mio mollettone non è fatto del solito tessuto leggero di cui sono fatti tutti gli altri mollettoni.

All’inizio, anche io ne avevo uno così, che poi si sciupò e fu gettato via.

Dovendo procedere all’acquisto di un nuovo mollettone, mio marito che era ingegnere e quindi non si accontentava di soluzioni già predisposte, ebbe un’idea geniale: acquistò un bel pezzo di quel tappeto verde che serve per i tavoli da gioco e che nella parte inferiore è fatto di gomma bianca, così l’attrezzo fungeva da mollettone con la parte bianca in su e da tappeto da tavolo da gioco con la parte bianca in giù.

Oltre tutto, il materiale del nuovo mollettone è praticamente indistruttibile e ha resistito molto bene agli anni.

Il problema è la sua pulizia: l’attrezzo va messo nella vasca da bagno con la parte bianca in su, cosparso di candeggina e sfregato accuratamente con una spazzola. La parte verde non si macchia e resiste assai bene alla candeggina gel che uso io. Poi si procede alla sciacquatura tramite doccia e si stende.

L’operazione è faticosissima, per me che ho poca forza nelle mani e nelle braccia, poi devo stare chinata sulla vasca, il mollettone è grande, pesante e, imbevuto d’acqua, diventa un macigno e quando lo stendo mi scivola da tutte le parti.

E’ dunque un’operazione che non faccio di frequente ma poi, quando il mio mollettone è asciutto, mi incanto a vederlo pulito e bianchissimo.

domenica 7 giugno 2020

Sciatalgìa

Mercoledì mi ha svegliato il nervo sciatico destro che, durante la notte, evidentemente, aveva deciso di fare la rivoluzione.

Il dolore era fortissimo, così forte che non riuscivo neppure a stare dritta in piedi e mi faceva male pure se respiravo.

Con grande fatica mi sono alzata, ho preso un antidolorifico e ho fatto lezione on line, era l’ultimo giorno e gli alunni erano decisamente sollevati all’idea che la scuola on line stava finendo. Per loro, come e più che per me, deve essere stata un vero tormento.

Il problema della sciatalgìa è che non c’è una posizione che faccia star meglio: fa male da in piedi, da seduti, da coricati, fa male sempre.

Giovedì il dolore sembrava un po’ diminuito ma venerdì è aumentato di nuovo, anche perché ho dovuto passare da mia madre e a scuola a riprendere i miei libri, non ho potuto rimandare e ho sforzato la gamba. La dottoressa mi ha dato una cura antinfiammatoria, che sto facendo con diligenza e oggi il dolore è un po’ meno forte. C’è ancora ma almeno riesco a stare in piedi e a respirare senza avere fitte.

Sono a metà cura, se entro mercoledì non guarisco, rischio di dover fare un’altra terapia a base di punture!

Spero proprio di risolvere presto perché io odio le punture e odio stare ferma, soprattutto in questo periodo, soprattutto perché, dopo la galera dell’isolamento, adesso si può uscire di nuovo a passeggiare, a fare delle piacevoli e salutari camminate mentre invece io devo starmene a casa con un nervo sciatico maledettamente  isterico!