Il naso di Cyrano: maggio 2011

domenica 29 maggio 2011

Gli occhiali

La FG di recente ha avuto occasione di reincontrare dei lontani cugini che aveva visto soltanto una volta quando era piccolissima.

I cugini vivono in un’altra città quindi le occasioni per stare insieme sono rare ma, quando questo accade, gli appartenenti alla famiglia di mio marito, si intendono subito; deve essere un fatto genetico, scatta una molla che li fa riconoscere come appartenenti ad uno stesso gruppo, oserei dire, ad una specie di setta segreta con i suoi ideali ed i suoi rituali, dai quali gli “altri”, sia pure amatissimi, sono inevitabilmente esclusi.

Questo è’ quanto è accaduto alla FG che si è trovata subito in sintonia con i cugini che sono più grandi di lei e che lei non ricordava.

Nonostante l’occasione non fosse lieta, un funerale, i quattro hanno fatto comunella la cugina romana è stata invitata a pranzo.

La FG mi ha poi raccontato che, mentre stava tornando a casa, in metropolitana ha avuto un’illuminazione improvvisa, nel cervello le è balenata la frase:”Gli occhiali di G!” e ha ricordato tutto.

Premesso che G. è l’iniziale del nome del cugino più giovane e che sia lui che la FG portano gli occhiali fin da piccoli, vi racconto la visione di mia figlia.

Fu durante le festività natalizie di tanti anni fa, i cugini, con relativi genitori, erano a Roma, ospiti dei nonni materni; decidemmo di andarli a trovare e di passare un pomeriggio piacevole insieme.

Ovviamente, tra i ragazzini scoppiò la famosa molla: si riconobbero immediatamente come appartenenti allo stesso clan e filarono d’amore e d’accordo. Veramente i due più grandi, già adolescenti, si annoiavano un po’ ma i tre piccoli, le mie due figlie e G., si divertivano parecchio.

Ad un certo punto li chiamammo in salotto per la merenda, arrivarono in massa; in effetti, quando sono insieme, i membri della famiglia di mio marito sembrano di più; i cugini erano cinque ma a me sembravano una ventina.

Li rifocillammo con dolci vari e, mentre loro si sfamavano, la madre di G ed io ci rendemmo conto di aver compiuto un errore di omissione. Quasi all’unisono esclamammo:” Gli occhiali!”

Guardando, con legittimo orgoglio i nostri bellissimi figli, avevamo notato che sia la FG che G. avevano sulle loro lenti uno strato di sporcizia che doveva loro rendere difficoltosa la visione. Noi, madri orgogliose ma ampiamente snaturate, non avevamo provveduto a nettare gli occhiali degli infelici infanti i quali, infischiandosene allegramente, mangiavano con gusto panettoni e dolcetti.

Noi madri sfilammo dal naso dei rispettivi pargoli gli occhiali e procedemmo ad un’accurata pulizia, per la quale non basò la consueta “pezzetta” ma furono necessari acqua ed abbondante sapone, vergognandoci della nostra distrazione.

Finita la merenda, le creature tornarono ai loro giochi con le lenti cristalline ma, dopo una diecina di minuti, gli occhiali erano di nuovo lerci. Io non so se capita a tutti i bambini, quello che so è che alla FG gli occhiali si sporcano sempre in un attimo; ancora oggi che è ormai grande mia figlia ha davanti a sé paesaggi nebbiosi ed evanescenti.

Sarà per questo che è un’anima romantica?

domenica 22 maggio 2011

Al mercatino dei ricchi

Mi è capitato spesso di curiosare nei mercatini della gente comune, di quelli che non hanno molto denaro e quindi cercano di non spendere troppo. A volte si trovano cose carine sulle bancarelle e spesso acquisto regalini o cose per me; a volte mi diverto a guardare la merce esposta e magari non compro nulla.

Osservo la gente, i venditori e gli acquirenti, le persone educate e i cafoni, quelli che ti spintonano, che toccano tutto, che sono arroganti. Nei mercatini c’è un po’ di tutto, anche sul piano dei tipi umani, per me sono un buon posto di osservazione, guardo la gente e invento storie.

Venerdì e ieri ho avuto occasione di visitare un mercatino da ricchi, avevo ricevuto un invito e sono andata con la FG e la FI.

La location ( i mercatini dei ricchi non stanno in un “posto” ma in una “location”) era affascinante: una deliziosa palazzina d’epoca con cortiletto, veranda, ringhiere in ferro battuto, molto chic.

Gli stand, che però i ricchi chiamano “postazioni di vendita” non erano molti ma c’erano cose interessanti, i prezzi…beh, i prezzi non erano proprio bassi ma io non ho saputo resistere, mi sono comperata un paio di deliziosi orecchini e ho preso dei regalini per le figlie. Ieri c’era anche una degustazione di vini, decisamente di buona qualità e ne ho acquistate alcune bottiglie. Ho assistito anche a due performances ( i ricchi chiamano così sia gli spettacoli teatrali che le dimostrazioni di prodotti): uno spettacolo brevissimo dal “Racconto d’inverno” di Shakespeare e una dimostrazione di due signore che facevano dei dolci carinissimi e anche buonissimi (ne abbiamo comperati un po’ e ce li siamo mangiati).

Naturalmente ho osservato la gente e ne ho ricavato delle profonde riflessioni. Fanciulle magrissime in equilibrio su tacchi a spillo, signore più o meno grasse griffate dalla testa ai piedi, scollature da Moulin rouge, grande spreco di mascara e rossetti, uomini, giovani e vecchi, provenienti direttamente da centri benessere, abbronzature artificiali e muscolotti a vista.

Insomma, ho dovuto fare un po’ di fatica per non ridere, sembravano tutti cartoni animati!

Quanto al comportamento, devo dire che tra i clienti dei mercatini normali e quelli dei mercatini dei ricchi non c’è molta differenza: a fianco di gente educata e civile, c’erano quelli che spintonavano, quelli che si sono fiondati al buffet come se non mangiassero da decenni, quelli che toccavano tutto, quelli che, nonostante trucco ed abbronzatura, puzzavano come metalmeccanici a fine turno di lavoro, quelli che mentre si recitava Shakespeare chiacchieravano senza ritegno.

Il che, per parafrasare il buon Guareschi, non è bello ma, sicuramente, è istruttivo.

domenica 15 maggio 2011

Brutto e bello

Ho vissuto una settimana più orrenda del solito, circondata da persone che sembrano non rendersi conto dell’assurdità delle loro azioni e dei loro comportamenti; non mi riferisco soltanto ai miei alunni che in genere non fanno neppure la fatica di pensare ma anche ad una serie di adulti che, probabilmente, pensano che gli altri siano scemi.
Forse hanno anche ragione, forse io non sono molto intelligente perché penso che ciascuno di noi dovrebbe fare il proprio dovere e perché sono convinta che uno deve essere responsabile delle proprie azioni e se sbaglia deve pagare.
Comunque, queste sono le mie convinzioni ed io cerco di essere coerente con esse, il che mi crea un bel po’ di problemi ed ancora più stress.
Così mi sono costruita un week end consolatorio che mi regalasse un po’ di bellezza per ripagarmi delle brutture con le quali ho dovuto confrontarmi negli ultimi giorni: venerdì ho concluso la mia stagione teatrale con un delizioso spettacolo di Roberto D’Alessandro dal titolo:”Un matrimonio all’italiana”, una commedia divertente ma che fa anche riflettere, come tutte le produzioni di D’Alessandro.
Ieri sera ho partecipato all’iniziativa “ Una notte al museo”.
Io e la FG non siamo andate nei Musei famosi di Roma, li abbiamo visitati già da tempo, abbiamo scelto invece il polo museale dell’Università La Sapienza.
In particolare siamo andate a visitare il museo di Mineralogia e la gipsoteca di Arte greca.
Due musei interessanti, in quello di Mineralogia c’erano tante pietre, cristalli, geodi, persino un meteorite ed un albero pietrificato; un gentile studente ci ha spiegato alcune cose come la luminescenza, fenomeno che rende i minerali ancora più attraenti.
Alla Gipsoteca ci ha fatto da guida una docente di Storia dell’arte e così ho potuto ripassarmi tutte le opere meravigliose dell’arte greca che avevo studiato al liceo. Mi sono incantata davanti alle Korai e ai Kouroi del periodo arcaico, ho ammirato i volti affascinanti degli dei e degli eroi dell’arte classica e le sculture di Prassitele e Lisippo, ho fatto un tuffo nell’arte ellenistica e anche un po’ nel mio passato di studentessa, quando all’Università dovetti sostenere l’ esame di Archeologia. Ricordo ancora quanta paura avevo: io la Storia dell’Arte la sapevo bene ma quello era un esame vastissimo e, in parte, anche piuttosto nozionistico, inoltre ero matricola e quello era soltanto il mio terzo esame. Andò bene ed io aggiunsi un ciondolino al mio cappellone goliardico, com’era uso.
A mezzanotte la visita è terminata ed io e la FG siamo tornate a casa felici, con gli occhi ed il cuore ricolmi di bellezza.

lunedì 9 maggio 2011

Roma

A Maggio Roma è bellissima. Nonostante l’immondizia che, chissà perché, non viene raccolta da una settimana e invade le strade, la capitale risplende sotto un sole unico al mondo. Gli alberi sono tutti fioriti, spalliere di glicine e gelsomino profumano l’aria. I palazzi, antichi e moderni sembrano sorridere dai balconi e dai terrazzi ingioiellati dai colori di mille fiori.

E io non riesco a respirare. Eh già, in questa primavera che risveglia le bellezze della natura si risveglia anche la mia allergia ai pollini e aggrava tutte le altre mie allergie. Io passo la primavera in apnea, potrei battere i record di Majorca e compagni!

Ma ci sono abituata e le allergie non mi frenano di certo, quando esco mi godo gli spettacoli affascinanti che la mia città da secoli offre a chi li sa vedere, basta camminare col naso per aria, osservare i terrazzini fioriti, come il mio, ad esempio, piccolo piccolo ma colmo di vasi che in questo periodo sono un arcobaleno.

domenica 1 maggio 2011

Felicità

In questi giorni non ho avuto tempo per scrivere il consueto post e me ne scuso ma ho fatto tante cose belle che mi sono piaciute tanto, anche se mi sono stancata parecchio.
Intanto è arrivata Cat e abbiamo passato un sacco di tempo insieme, siamo andate a visitare palazzo Farnese, un’ occasione unica, in genere non è visitabile in quanto sede dell’ambasciata di Francia. E’ decisamente maestoso ma, per i miei gusti, un po’ pacchiano, niente a che vedere con l’eleganza dei palazzi fiorentini come palazzo Rucellai o palazzo Medici. Comunque ne valeva la pena.
Abbiamo anche visitato la mostra dei cento capolavori dello Städel Museum di Francoforte; magari non erano proprio tutti capolavori ma c’erano delle opere meravigliose; anche la mostra sulla moneta era interessante e, poiché c’erano delle postazioni interattive, io mi sono dimenticata di essere una seria signora alle soglie della vecchiaia, sono tornata ad essere una ragazzina e mi sono messa a giocare con entusiasmo, sotto gli occhi un po’ divertiti e un po’accigliati della mia serissima sorella.
Naturalmente abbiamo anche fatto shopping, Cat era a caccia di scarpe (se ne è comperata quattro paia), io non avevo bisogno di capi d’abbigliamento ma ho comperato un segnalibro con una frase di Jules Renard bellissima: “Quando penso a tutti i libri che mi restano da leggere, ho la certezza di essere ancora felice.” Io ola penso proprio così e so che sarò ancora molto felice perché di libri da leggere ne ho talmente tanti che non mi sarà sufficiente una vita. Il fatto è che a me i libri non bastano mai, infatti venerdì, prima di andare a vedere Giselle, balletto classico, tripudio di tutù di tulle e scarpette di raso a punta, io e la FG siamo passate in una nota libreria del centro. La FG cercava dei testi per i suoi studi, io ho girellato qua e là e ho trovato un volume di Benni ed uno di De Crescenzo che non avevo, così li ho presi. Poi sono scesa al piano sotterraneo a recuperare la figlia ma ho incrociato lo scaffale di storia. Mi sono detta:”Do giusto un’occhiata”, giuro, non volevo comperare altri libri ma…c’era il settore sul Risorgimento in bella vista e non ho saputo resistere.
Quando la FG mi ha ritrovato avevo tra le braccia una decina di volumi, lei solo uno, ora ci vorrebbe un grande scrittore per descrivervi la sua espressione ed io non lo sono, quindi provate ad immaginarvela da soli, più o meno la faccia di Gulliver quando si ritrova a Lilliput. Ma potevo resistere a libri che raccontano delle donne del Risorgimento, di Garibaldi, della conquista di Roma?! No, non potevo, così, con la FG carica di tomi (lei è giovane e forte, io vecchietta e fragile, eh, eh) siamo andate a pagare alla cassa, per fortuna che ho sempre con me la mia fida carta di credito!
Stamattina ho accompagnato Cat alla stazione, è ripartita e già mi manca ma mi consolo pensando che tra poco più di un mese andrò io da lei ed abbiamo molti progetti interessanti, intanto ho i miei amici libri che mi tengono compagnia e mi rendono felice.