Il naso di Cyrano: febbraio 2009

venerdì 27 febbraio 2009

Letterate, surrealisti e pensiero flocculante

La FG ha sostenuto l’esame di Letteratura francese. E’ uscita di casa super preparata (e come se no?) ma verde per la paura. Non esagero, era proprio verde, un pallido verde mela che riconosco benissimo perché, più o meno, è lo stesso colore che avevo io quando facevo gli esami all’Università.
Era preoccupatissima la FG perché l’ esame era impegnativo: trattava del surrealismo e dei surrealisti che erano tutti abbastanza pazzi, propugnavano un modo decisamente inedito di creatività artistica fondato sul pensiero associativo, sull’ irrazionalità, sull’istinto. Mica facile parlare di temi assolutamente irrazionali in modo razionale! In effetti è impossibile ma la FG ci è riuscita e io ne ero sicurissima perché sono assolutamente certa che anche la FG è matta, esattamente come i surrealisti, infatti lei non procede per algoritmi come quasi tutti gli esseri umani, lei ragiona attraverso il “pensiero flocculante”, come i surrealisti, elabora le idee attraverso “grumi” mentali connessi tra loro con una logica incomprensibile ai più. Io la capisco perché so pensare in entrambi i modi: per risolvere i problemi uso il pensiero algoritmico, per inventare le mie storie o le strategie di insegnamento flocculo come una soluzione chimica in ebollizione. Così, flocculando flocculando ha stupito il docente in più di un’ occasione ( Sentirle raccontare l’esame è stato più divertente che vedere Frankestein junior) e si è presa un bel Trenta che abbiamo festeggiato appendendo il canonico ciondolo al cappellone universitario che ormai ne ha tantissimi e mangiandoci una bella pizza e altro, tanto domani ricomincio la dieta. La FG è tornata di un bel colore roseo porcellino ed è allegra e rilassata…fino al prossimo esame!

martedì 24 febbraio 2009

Le nonnette e i cellulari

Ora, io lo so che voi vi state chiedendo se io ho un fatto personale con i nonnetti visto che spesso vi parlo di loro.
In realtà la mia è solo curiosità, per così dire, scientifica. Il fatto è che io mi diverto ad osservare la gente, non soltanto gli anziani, che io chiamo affettuosamente nonnetti, io osservo tutti: i ragazzini, gli adulti, gli adolescenti; tutti offrono appassionanti spunti di riflessione ma i nonnetti sono veramente affascinanti: riescono sempre a stupirmi per la loro vitalità e per gli incredibili comportamenti che talvolta assumono. Credetemi, osservare i nonnetti è meglio che guardare un film, è sicuramente molto più istruttivo ed intelligente che guardare il grande fratello e affini!

Dunque, Leggetevi il post e...meditate gente, meditate!


La tipologia delle nonnette con il cellulare è piuttosto varia: alcune, non molte, usano il cellulare con moderazione, parlano a volume normale e, in genere, lo spengono in luoghi come teatri e cinema.
Poi ci sono le nonnette mobile-dipendenti: telefonano sempre, in autobus, al supermercato, per strada, forse persino in chiesa; a chi telefoneranno mai? In genere danno del tu, quindi presumo che il ricevente sia un familiare, cosa dicono? Di tutto, chiedono la marca di spaghetti che devono comperare, raccontano pettegolezzi su loro conoscenti, fanno dettagliatissimi resoconti dei loro malanni e relative terapie…e ti fanno perdere un sacco di tempo se sono davanti a te in fila al supermercato perché, distratte dalla conversazione, non ascoltano la cassiera, non trovano il denaro, non imbustano i loro acquisti…Io cerco di evitarle come la peste ma ogni tanto sono distratta e me ne capita qualcuna.
Altra tipologia diffusissima è la nonnetta urlante. Di solito la si trova sui bus, naturalmente non nelle ore di entrata ed uscita delle scuole (vedi il nonnetto da bus NdA), il telefono squilla, in genere con suonerie targate anni quaranta o giù di lì e la nonnetta risponde sparando un pronto che farebbe impallidite di vergogna il più sfrenato dei rockettari. Non si sa se la nonnetta urla perché dall’altra parte del telefono c’è un non udente o perché sia sorda lei, sta di fatto che la nonnetta si lancia in una conversazione, per lo più demenziale, con acuti e do di petto degni di Pavarotti, anzi anche peggio. Anche volendo, è impossibile non ascoltarla: la sua voce acuta e gracchiante penetra nel canale uditivo di tutti i passeggeri che, ovviamente, per continuare le loro conversazioni, alzano a loro volta la voce, allora la nonnetta si infuria e racconta al suo interlocutore, con aria sdegnata, di quanto siano maleducati i passeggeri e conclude dicendo:” Ti richiamo quando scendo”
Passiamo ad esaminare adesso la nonnetta che non trova il cellulare. La nonnetta in questione è dotata di una borsa stile Mary Poppins nella quale tiene di tutto, il cellulare è pesante e tende a sprofondare in basso, quando squilla la nonnetta inizia la ricerca, o meglio, dà il via ad un vero e proprio scavo archeologico, affannatissimo perché il dannato attrezzo continua a suonare, tutti guardano la nonnetta e lei diventa supernervosa. Quando lo trova, allora e proprio allora, il telefonino smette di suonare e, poiché la nonnetta non ha proprio idea di come si faccia a trovare una chiamata persa, entra in crisi e passa il resto del tragitto a chiedersi chi l’abbia chiamata.
Poi c’è la nonnetta manager, oddio, è improprio chiamarla nonnetta, se non per l’età che sfiora i Sessanta. In realtà è una tipa che fa ancora palestra, frequenta centri fitness e veste firmato. Si trova in genere sui treni ad Alta velocità ed ha uno spiccato accento milanese. Passa tutto il viaggio (Milano-Roma) a parlare di lavoro, frenetica e organizzatissima, secondo me tifa per il Milan, è trooppo antipatica per essere dell’ Inter!
Infine c’è la nonnetta anticellulare, come mia madre. Lei ha comperato il cellulare su imposizione dei figli che avrebbero il sacrosanto diritto di contattarla anche quando esce o dimentica il telefono fisso staccato. L’ha comprato, è vero, per non sentire le lagne dei figli ma lo tiene sempre, inesorabilmente, spento. Così la malcapitata prole sovente si prende degli accidenti giganteschi, soprattutto dopo aver provato a chiamarla sul fisso per due ore e aver sempre trovato occupato. Dopo due ore lei risponde al figlio di turno, ormai in preda ad un attacco di panico, dichiarando candidamente e placidamente che stava chiacchierando con un’amica. Ovviamente quando arriva la bolletta è molto meno placida e inveisce contro la compagnia telefonica con grande giubilo dei figli snervati.

sabato 21 febbraio 2009

Oh com'è bello studiare!

E’ iniziato il corso di informatica e io, smessi i panni di insegnante, sono tornata in quelli che sono i miei preferiti: quelli di studente.
Regolarmente fornita di cartellina contenente penna e quadernetto per gli appunti, nonché di pen drive per salvare eventuali files (una bellissima pen drive di Swaroski a forma di robotino con tanti brillantini), sono andata alla prima lezione del corso, accompagnata dalla FG che di informatica sa molto più di me e che deve prendersi l’ ECDL; seguire il corso con la FG è molto comodo, se non capisco qualcosa io me la faccio spiegare da lei.
Il docente sembra gentile e disponibile, ci ha introdotto ai misteri del PC che per me non sono poi tanto misteriosi, molte delle cose che ha spiegato oggi le sapevo già, ad esempio ci ha detto come si salva un file che è la prima cosa che uno impara quando accende un computer ma non tutti gli allievi lo sapevano!
Ho imparato alcune cose sull’hardware che non sapevo, è la parte più noiosa ma per fare l’esame bisogna impararla, per fortuna il prof. spiega in modo facile e capisco persino io che sono allergica a questo genere di nozioni.
Poi ci ha fatto fare un disegno con Paint che non è un gran programma ma quello dovevamo usare. Dopo aver estirpato la figlia dal PC che condividevamo (siamo molti allievi e abbiamo pochi computer), ho fatto una composizione astratta con delle forme geometriche, poi l’ ho colorata, naturalmente nei toni del blu.
In questo corso imparerò ad utilizzare i programmi del pacchetto Office, in particolare Access ed Excel che conosco pochissimo, con Word e Power point me la cavo decisamente meglio ed anche a navigare su internet e con mail e chat vado benone per non parlare del Blog.
Insomma, credo proprio che mi divertirò, come sempre mi accade quando posso imparare cose che mi interessano; tornare a fare l’allieva, sia pure part time, è piacevole, molto più che fare l’insegnante!

martedì 17 febbraio 2009

Quando c’erano i sogni


Qualche sera fa, io e la FG siamo andate a vedere un atto unico di Natalia Ginzburg. Si intitola “L’intervista”. La storia non c’è ma è un pezzo di Storia, quella mia e di quelli della mia età. Storia finita, cancellata, sparita; la storia di giovani (neanche tanto) che sognavano. Cosa? Un mondo migliore, senza conflitti, un mondo pieno di giustizia, forse, un mondo di uomini etici. La storia di giovani che, talvolta, agivano per realizzarlo questo mondo migliore ma più spesso si limitavano a sognarlo. Storia spazzata via, in molti casi, dagli stessi che l’ avevano sognata a trent’anni e poi, a quaranta, si sono integrati in un sistema immorale ed ingiusto.
Il testo era molto ironico e divertente, oltretutto ben recitato ma io sono uscita dal teatro con tanta malinconia. Non rimpianto, certo, non vorrei tornare a quegli anni ( dal 1978 al 1988) che mi hanno dato molto di bello ma che erano anche faticosi: pensare a grandi ideali è faticoso. Ero triste perché gli ideali di allora erano sogni, bellissimi ma sogni, irrealizzabili.
La FG ha apprezzato lo spettacolo ma non credo che lo abbia capito appieno: lei non c’era ancora in quel periodo.
La cosa più triste, forse, è che non me la sono sentita di provare a spiegarle com’ era a quei tempi, non ce l’ho fatta a descriverle i sentimenti che provavamo, le paure e le speranze. Lei ha le sue, che sono forse più terribili e più belle delle nostre. Vorrei, con tutto il mio cuore, che almeno le sue di speranze si realizzassero.

sabato 14 febbraio 2009

Shakespeare & lode


La FG è felice oltre ogni dire: ha sostenuto l’ esame di Letteratura inglese, argomento Shakespeare, con il risultato massimo: 30&lode. La sua gioia, però, non deriva soltanto dal voto, in fin dei conti di voti così ne ha già presi parecchi, la sua felicità è causata dal fatto che la Docente di Letteratura inglese le ha riconosciuto, oltre al tanto studio e alle abilità critiche, indiscutibili, la passione che la fanciulla ci ha messo.
Il che, direbbe il buon Guareschi, è bello e istruttivo.
Eh sì, è proprio istruttivo! Gli insegnanti capaci di riconoscere il merito e di dare il piacere dello studio sono rari, rarissimi.
La FG mi ha raccontato per un pomeriggio intero dell’attenzione, della cura con la quale la professoressa ha seguito il suo esame, la sua partecipazione che ha permesso a mia figlia, che ama Shakespeare e lo ha studiato profondamente, di esprimere al meglio, razionalmente e psicologicamente, conoscenze e idee.
Troppe volte i ragazzi si trovano di fronte esaminatori distratti, annoiati, infastiditi che li mettono a disagio.
È capitato anche a me, quando ero studente all’Università, di parlare davanti a docenti che non mi ascoltavano, che avevano soltanto fretta di andare a farsi gli affari loro; io diventavo una belva umana, magari prendevo pure 30 e lode (ero una secchiona) ma uscivo dicendo parolacce.
Che altro effetto facevano gli esami quando davanti mi trovavo Docenti civili e rispettosi del mio studio!
Tornavo a casa volando, non esagero, non toccavo terra per la gioia.
Per essere un buon maestro non basta conoscere la propria disciplina, è necessario saperla trasmettere, saper comunicare la propria passione, rispettare i ragazzi e il loro lavoro, riconoscerne il merito.
Troppo spesso, a tutti i livelli, questo non c’è: è lì che la scuola fallisce.
Finché ci saranno insegnanti come quella che mia figlia ammira e che ha la fortuna di avere come Docente, la Scuola funzionerà bene, i governanti possono fare tutte le cosiddette riforme che vogliono, con insegnanti così l’istruzione sarà di alta qualità e la nostra cultura (quella dell’umanità) sarà trasmessa effettivamente alle nuove generazioni.

mercoledì 11 febbraio 2009

Che bello Goldoni


Sì, è proprio magnifico assistere ad una rappresentazione goldoniana, purché sia ben fatta, naturalmente, perché altrimenti si esce dal teatro con un senso di frustrazione insopportabile.
Domenica io, la FG e la mia amica Mari siamo andate a vedere “I due gemelli veneziani” con Massimo Dapporto e Osvaldo Ruggeri. Abbiamo riso dall’ inizio alla fine, la storia è semplicissima, se vogliamo anche un po’ banale ma Goldoni sa offrirci un affettuoso umorismo, descrive i suoi personaggi con bonaria ironia e ci diverte con lazzi ed effetti irresistibilmente comici.
Se gli attori riescono a rendere questi sentimenti uno passa un paio d’ore intelligentemente rilassato. E’ proprio quello che è accaduto a noi, siamo uscite dal teatro serenamente allegre, per un po’ di tempo abbiamo dimenticato lo stress e la fatica del vivere quotidiano e ci siamo immerse nell’ improbabile ma tanto affascinante universo goldoniano, fatto di gemelli scemi e intelligenti, di Rosaure e Colombine pettegole e vanitose, di Arlecchini lievi come farfalle impazzite.
Peccato che il pubblico fosse piuttosto maleducato, alcuni chiacchieravano mentre gli attori recitavano, una ragazza che non lo aveva spento si è messa a parlare al cellulare e alla fine alcuni se ne sono andati senza applaudire gli attori anche se durante lo spettacolo si erano divertiti (lo so perché li ho sentiti ridere).
La FG era completamente persa nella magia dello spettacolo, Mari ha riso tantissimo e io mi sono gustata un tuffo in un passato che adoro e nella fantasia che, ogni giorno di più, sta diventando la consolante compagna della mia vita deprimente.
Poi abbiamo preso l’autobus per tornare a casa e siamo ricascate nella quotidiana medicrità, nelle maleducazione dei passeggeri, tra le spinte e gli sbuffi di insofferenza. La FG si è irritata, io no perché ero ancora sotto l’ effetto della magia goldoniana e perché, ormai, non mi inquieto più davanti alla maleducazione, ci sono talmente abituata che non ho più voglia neppure di prendermela, quando incontro un maleducato sono tanto contenta di non essere così e ringrazio la mia mamma severa.

sabato 7 febbraio 2009

Don Chisciotte


Domenica io e la FG siamo andate a teatro a vedere uno spettacolo intitolato Don Quijote.
In realtà dell’immortale personaggio di Miguel de Cervantes c’era ben poco, lo spettacolo era più un omaggio che Franco Branciaroli ha voluto fare a due mostri sacri del teatro italiano che, purtroppo, non sono più con noi: Carmelo Bene e Vittorio Gassman.
Branciaroli, che conosceva bene sia Gassman che Carmelo Bene, non si limita a imitarne le voci ma ci ripropone anche la mimica e la gestualità dei due grandi e, alla fine, uno si dimentica che in scena c’è un attore e vede, vede proprio, Vittorio e Carmelo, dialogare, bere whisky e gin e fumare Gitanes.
L’attore e regista, in un lungo monologo, che in realtà era un dialogo, ha ripercorso, attraverso una lettura un po’ filologica, un po’ letteraria e un po’ metafisica e visionaria, la storia del cavaliere de la Mancha, imitando le inimitabili voci di Bene e di Gassman e facendoli dialogare.
A parte il fatto che Branciaroli usava il microfono in scena, cosa per me assolutamente inammissibile in teatro, era affascinante sentire, sia pure imitate, le voci di due autentiche fiere da palcoscenico.
Branciaroli ci ha dato un Don Chisciottte/Gassman istrionicamente furibondo, spesso fuori dalle righe, svariando dai bassi agli acuti come il grande Vittorio faceva sia quando recitava sia quando parlava (ma lui anche quando parlava recitava) ed un Sancho Panza/Bene ancor più istrionico, nasale, gigionescamente ambiguo e, a tratti, iper-realista e spesso etereamente surrealista. (lo so che tra i miei pochi ma selezionati lettori i più giovani non capiranno molte delle parole che ho usato ma per descrivere lo spettacolo quelle ci vogliono, vorrà dire che chiederanno aiuto ai genitori oppure le chiederanno a me, a scuola.).
Lo spettacolo è stato una lunga e affascinante lezione di letteratura, un’analisi del romanzo come luogo d’incontro/scontro tra realtà e finzione; il punto è che bisognerebbe sapere qual è la realtà e qual è la finzione.
Branciaroli lascia la questione in sospeso, ed è bellissimo non sapere la soluzione: ognuno può credere vera la sua. Bellissimo anche il finale, quando l’attore, con la voce di Gassman, rifiuta di recitare la morte di Don Chisciotte, sostenendo che il cavaliere vivrà in eterno.
Don Chisciotte vive, in molti di noi, in tutti quelli che vogliono sollevarsi dal fango del quotidiano, in tutti quelli che volano alto, lontano dalla mediocrità, dalla vacuità dei mulini a vento, dall’arroganza dell’ignoranza ; Don Chisciotte combatte una battaglia persa, come Cyrano, la differenza è che Don Chisciotte non sa di essere sconfitto se non quando muore, Cyrano invece si, oppure no, in fin dei conti Cyrano muore senza essere stato toccato dall’iniquità del mondo.

mercoledì 4 febbraio 2009

Rimedio efficace contro le delusioni e lo stress


Edizione speciale.
Oggi scrive la FG (perché mamma è troppo sazia per scrivere!)
Vi sono strane creature in questo sordido mondo, fra le quali si contraddistinguono per ingenuità due bionde legate da stretto rapporto di parentela: io e la mia esimia genitrice.
La nostra ingenuità, che non sconfina mai nella stupidità, consiste nel continuare a credere negli altri, anche se non in tutti.
Talvolta crediamo che delle persone (specialmente docenti) siano assolutamente perfide ed altre (altrettanto docenti) siano invece gentili e caritatevoli. Poi, alla resa dei conti ci accorgiamo che era tutto il contrario: io sono stata bocciata ad un esame da un tenero e gentile ottuagenario e promossa, nello stesso giorno, da quella che, per decisione unanime della mia facoltà, è considerata una belva feroce.
La bocciatura mi ha fatto male, non ci sono tanto abituata, stasera ero piuttosto depressa ma…
…ero al corrente che la donna che mi diede i natali avrebbe subito sorte peggiore.
Maman è rientrata poco dopo di me; era livida: intanto perché anche oggi piove, ormai mia madre ha un conto aperto con Giove Pluvio (che secondo me lo fa apposta), lo odia.
Poi perché era reduce dagli scrutini di primo quadrimestre; lei si annoia mortalmente in questo genere di faccende, dice che questa è la parte peggiore di un lavoro che ogni giorno che passa le piace meno. Tuttavia, poiché non sa essere diversa, continua a farlo meglio che può.
Insomma, stasera a casa mia un grosso e disneyano nuvolone nero di pioggia creava un clima parigino.
Però colei che mi rese figlia è stata madre anche di un’apprezzabile idea: un’idea filante come la mozzarella, sugosa come un pomodoro, appetitosa come una pizza.
Infatti, per consolarci di una giornata insipida come una minestra d’ospedale, collosa come il riso scotto e amara come la cicuta, siamo andate a mangiarci una pizza.
Ora quando la golosa donna che ho in sorte per madre propone una pizza non si tratta di una semplice pizza:
si comincia con un boccalone di bionda alla spina, a seguire degli stuzzichini per aprire lo stomaco come per esempio una delicata caprese con mozzarella di bufala per la sottoscritta che ancora fingeva di tenersi leggera; la genitrix famelica, troppo accasciata dallo scrutinio, si è contestualmente presa una scamorza arrostita che le ha indubbiamente risollevato il morale, infatti un accenno di sorriso è comparso sul suo volto disfatto.
Se non che il sorriso è diventato una mezza luna effettiva quando, mentre io mi gustavo una classica ma perfetta pizza Margherita, la mater vorax assaltava un galattico Calzone gigante ripieno di funghi, prosciutto e mozzarella.
Avevo finto, quasi fino all’ultimo, la parte della figliuola che mangiava cibi leggerini, ho calato la maschera quando la maman gourmet mi ha proposto una fetta di torta, per restare in famiglia, abbiamo scelto la torta della nonna.
Finita la cena siamo tornate a casa sotto la pioggia ma non ci importava molto della pioggia,eravamo rasserenate e soprattutto sazie.
Ora siamo qui che scriviamo questo post e una giornata squallida si è trasformata in una piacevole serata.

martedì 3 febbraio 2009

Singing in the rain


Oggi dovevo assolutamente andare in centro per acquistare i biglietti di uno spettacolo teatrale. Così ho chiesto alla FG, ormai studio dipendente, se desiderava venire con me. Stranamente ha accettato e alle tre e mezzo è venuta a prendermi a scuola.
Naturalmente pioveva, ormai Roma è come Parigi, i giorni di sole sono una rarità, comunque siamo partite lo stesso e, dopo aver preso i biglietti, siamo andate a prenderci il caffè più buono del mondo nella caffetteria più famosa di Roma.
Poi siamo andate in un negozio che vende tante cose strane, alla FG servivano dei lacci da scarpe decorati con teschi, sì, avete letto bene, lei dice di essere dark, non so bene perché ma io la lascio fare, infatti glieli ho comperati, è una mania innocua la sua, per di più se li meritava, sta studiando da pazzi, è vero che le piace ma fa anche tanta fatica!
A questo punto della passeggiata, però, io avevo le gambe e i piedi completamente inzuppati, la pioggia aveva fatto un buon lavoro. La FG aveva voglia di camminare e non ho avuto il coraggio di chiederle di tornare a casa. Abbiamo proseguito la nostra passeggiata e, guardando le vetrine dei negozi, deserti nonostante siamo in periodo di saldi, ho visto una giacca blu con cappuccio. La mia carta di credito ha cominciato a fremere e io non ho resistito, l’ ho comperata, mi va appena un po’ stretta e questo sarà un incentivo a mettermi a regime per perdere i chili in più che mi sono rimasti dalle vacanze natalizie.
Poi siamo entrate in un altro negozio dove ho acquistato un golfino per me e un abitino che piaceva alla FG, la quale, per la felicità, si è messa a cantare per strada (lo fa spesso e io non mi vergogno neanche più), cantava “ Come è bello passeggiar con mamma” parafrasando la canzone di Mary Poppins.
Finalmente abbiamo ripreso l’ autobus che ci ha riportate a casa; abbiamo messo a posto i nostri acquisti e io ho preso un’ aspirina, sperando che domani non mi venga l’influenza che non posso permettermi perché oltre alle lezioni del mattino ho anche una riunione nel pomeriggio!
Però, è stata proprio una bella e rilassante passeggiata.