Il naso di Cyrano: 2020

domenica 27 dicembre 2020

Auguri


 

domenica 20 dicembre 2020

Ma che altro deve capitare!?

Questo 2020 è proprio un anno disgraziato, non bastavano il covid, la dad, i lockdown, gli aerei che non partono e disgrazie varie. Pure il mio pc è stato colpito a morte, nel senso che si è spento, sabato scorso, senza riaccendersi più.

A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione: cambio del cavo di alimentazione, intervento d’urgenza della Fi che, aperto il paziente, non ha potuto far altro che costatare l’avvenuto spegnimento irreversibile.
Ovviamente, di sabato, il centro presso il quale ci rivolgiamo per l’assistenza è chiuso, quindi nulla è stato possibile prima di lunedì. Lunedì mattina ho caricato il tower su un carrello e l’ho portato all’assistenza che lo ha preso in carico e me l’ha restituito “dopo tre giorni”, dopo aver effettuato un trapianto di alimentatore, perfettamente funzionante.
Sono stati i cinque giorni più lunghi della mia vita!
Mai come quando un pc defunge, ci si rende conto di quanto indispensabile sia nella nostra vita. Certo, molte cose si possono fare comunque tramite smartphone ma non tutte e non c’è paragone tra leggere una mail dallo schermetto del cellulare e leggerla dallo schermone del pc.
Martedì ho avuto i colloqui on line con i genitori, che già di per sé sono un’orrenda occorrenza, figuratevi farli con un misero telefonino: tre ore a sguerciarsi davanti ad un rettangolo 7x12. Quando ci sono le riunioni, tipo collegi o consigli, io chiudo la telecamera, tanto non è che devo guardare i colleghi o loro devono guardare me ma con i genitori uno deve parlare vis à vis, non c’è scampo.
Compilare il registro elettronico, con le sue caselline piccole piccole, da smartphone è un suicidio per gli occhi e l’ho dovuto fare per tre giorni!
Perciò ho festeggiato con entusiasmo il ritorno a casa di Agilulfo, ebbene sì, il mio pc si chiama Agilulfo e naturalmente mi sono messa al lavoro e, in tempi brevissimi, ho svolto tutto il lavoro che avevo dovuto trascurare o che avevo fatto maluccio senza il mio prezioso collaboratore al quale auguro una ancor lunga e funzionale vita.

domenica 13 dicembre 2020

Fuori servizio


 Per guasto elettrico del pc,  siamo momentaneamente fuori servizio.  Ci scusiamo con i nostri lettori e speriamo di tornare operativi al più presto. 

domenica 6 dicembre 2020

L’ epico combattimento

Quando c’è un problema da risolvere, un compito da portare a termine, una
seccatura della quale liberarsi il prima possibile, io, istintivamente prima e razionalmente poi, cerco di mettere in atto strategie efficaci per risolvere la questione rapidamente, in modo indolore e con pieno successo.

In genere riesco a inventarmi percorsi che mi permettano di tenere sotto controllo gli eventi e di agire con successo e senza troppi danni. Non è sempre facile, specialmente se, come quasi sempre accade, sono implicate altre persone. Non parlo degli antagonisti: quelli, si sa chi sono, cosa pensano, come agiscono e non è poi difficile prevenirli e risolvere. Il problema sono quelli che dovrebbero cooperare per portare a casa il risultato ma sono, in genere, incapaci e troppo arroganti per ammetterlo, quelli che fanno perdere tempo ed energie, che rallentano l’iter e, talvolta, remano contro. Per questo, quando devo risolvere un problema, preferisco lavorare da sola ma non sempre è possibile.
Quando ho concluso con successo il mio agire, mi sento soddisfatta e orgogliosa, è una bella sensazione.
Le mie figlie, in questo mi assomigliano, difficilmente si lasciano andare allo sconforto, reagiscono e cercano tattiche e strategie funzionali alla soluzione di quanto si presenta loro.
In questi giorni la Fg sta dando un esempio notevole della sua capacità di reazione; come un piccolo generale, un misto di Giulio Cesare, Napoleone e Montgomery, sta combattendo la sua guerra privata contro il governo francese, quello italiano e il covid.
La Fg vuole venire a Roma per le vacanze di Natale ma la faccenda non è facile perché ci sono i lockdown a causa dell’epidemia. I politicanti italioti hanno decretato che dal 21 dicembre al 6 gennaio non ci si può spostare, quelli francesi probabilmente hanno fatto scelte simili. La Fg ed il suo Ba avevano progettato di venire dal 22 dicembre, cosa divenuta impossibile. Ma il mio piccolo Stratega non si arrende davanti a un macron o a un conte, lei e il suo Ba, forti del fatto che possono lavorare in smart working, partiranno il 18 dicembre, armati di lap top e di quanto serve loro per il lavoro on line e festeggeranno il Natale come avevano deciso, senza trascurare i loro doveri lavorativi.
Certo, non è la vittoria di Napoleone ad Austerlitz o quella di Nelson a Trafalgar o quella di Temistocle a Salamina però è una vittoria, studiata, pianificata e raggiunta grazie all’intelligenza e alla determinazione e, giustamente, la Fg me ne ha dato comunicazione con grande soddisfazione ed una punta di orgoglio.

domenica 29 novembre 2020

Walzer2

L’ho trovato!!!

Il walzer che ho cercato tanto, finalmente, l’ho trovato. Sotto un altro titolo ma è quello, indubbiamente. Ho scovato sul web un sito di vecchie canzoni italiane e, tra le tante, c’era anche lui, sotto il titolo “ho ballato col principe”, invece mia madre diceva che la canzone si intitolava “Alla veglia dei gamberi rossi”, per questo non riuscivo a trovarlo. Scorrendo un articolo che dava notizie sull’interprete, sono arrivata al titolo corretto e da lì la ricerca è stata facile. Poiché non sapevo come registrarlo, ho chiesto aiuto alla Fi, che in queste cose è magica, e adesso posso sentirmelo quando voglio.
Sono strafelice ma la cosa più bella è che la Fi, smanettando tra i titoli presenti sul sito, ha trovato anche il walzer di Lilì in versione italiana che la Fg cercava da anni, la Fi glielo ha inviato e la Fg è impazzita di gioia, così l’altro ieri al mondo esistevano due persone felici, per merito della Fi.
E io posso ascoltare il mio walzer e sognare di avere 16 anni e di ballare con il principe Alessi che, però, per me ha le fattezze del principe Andrej nel vecchio film di Guerra e pace che vidi da bambina e che mi fece sognare.
Ah, per completezza di informazione: tra i miei walzer c’è anche quello della scena del ballo del film ed è anche tanto bello!

domenica 22 novembre 2020

Walzer

La mia nonna paterna amava ascoltare i walzer, in particolare quelli viennesi ed io,
mentre giocavo a casa sua, li ascoltavo e mi sono entrati in testa e nel cuore.
Il walzer è una musica semplice, è un ballo, niente a che vedere con la musica sinfonica, ad esempio.
Eppure il walzer mi prende, mi affascina, come una magia mi porta, sulle sue note, ad una lievità celeste, mi innalza e mi rende felice. Forse ha ragione il conte Danilo quando dice, nella Vedova allegra, che il walzer è: “un sogno che si danza”.
Io di walzer ne ho tanti e ieri mattina, mentre facevo mille cose per casa, li ascoltavo ed ero felice. Con i walzer il tempo è passato velocemente e non mi sono stancata a fare i lavori domestici, andavo con il ritmo di ¾, il ritmo del walzer.
Tutti i walzer che possiedo li ho messi in un file, messi così, come viene viene: walzer lisci, viennesi, musette, francesi…tanto sono tutti belli.
In mezzo ai walzer c’è anche qualche polka e qualche galop, così per vivacizzare ancor più una raccolta già di per sé brillante.
Non saprei dire qual è il mio walzer preferito, ce ne sono tanti che amo in modo particolare: quelli del Gattopardo, il walzer dei fiori, quello della Bella Addormentata, quelli della Vedova allegra, il walzer dell’Imperatore o Wiener blut, che nonna adorava ma, forse, il mio preferito è il walzer che non ho; l’ho cercato tanto ma non si trova da nessuna parte: si intitola “Alla veglia dei gamberi rossi”, è un vecchio, vecchissimo, walzer che racconta di una ragazza che ad un veglione incontra un principe. Lo sentivo cantare da mia madre, quando ero piccola ed io, che ero la ragazzina più triste del mondo, quando lo ascoltavo, sentivo dentro di me che anche io avrei incontrato il mio principe, che la mia vita non sarebbe stata sempre così melanconica, che avrei costruito il mio futuro come lo volevo io. E così è stato.
Sì, ha ragione il principe Danilo, il walzer è veramente un sono che si danza!

domenica 15 novembre 2020

Mi mancheranno

Lo so, quando andrò in pensione i miei alunni mi mancheranno. Non tutti, naturalmente, tra di loro ci sono anche i maleducati, quelli che non studiano e non seguono, talvolta ci si ritrova con dei veri e propri delinquenti ma alcuni mi mancheranno, quelli che stanno a sentire quando spiego, quelli che fanno domande stimolanti, quelli che studiano bene, quelli che fanno interrogazioni intelligenti e, talvolta, anche divertenti.
Come l’interrogazione di una mia alunna che chiameremo V.
V. è studiosa, segue le mie spiegazioni, si esprime con proprietà di linguaggio, ha una famiglia di buona cultura che collabora positivamente, ha ricevuto un’educazione sanamente laica, non confessionale.
L’interrogazione era sulla Riforma protestante e su Martin Lutero, V. era, come sempre, preparatissima.
Domanda mia: “In che consisteva la vendita delle indulgenze, che fu la causa scatenante della rivolta luterana?”
Risposta sua:” In pratica, pagando una quota alla Chiesa, uno riceveva dei punti per un defunto che poteva così avere uno sconto di pena dal Purgatorio”
Che è esattamente quello che succedeva, anche se espresso in un linguaggio decisamente inusuale e io, mente V parlava, lo vedevo l’uomo del tempo che metteva i bollini sulla tesserina, proprio come faccio io al supermercato! E mi veniva da ridere ma mi sono dovuta trattenere, per non confondere la fanciulla sotto interrogazione.
Ah, visto che l’interrogazione era perfetta e V non ha sbagliato nulla, come voto le ho messo dieci. Con Lode.

domenica 8 novembre 2020

Carote e Presidenti

In questi giorni stiamo assistendo allo squallido e pietoso spettacolo offerto da un
cafone arrogante che si rifiuta di ammettere di essere stato trombato alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America.
Credo che, davvero, il Paese più potente del mondo stia toccando il fondo, il Paese dove, secondo gli americani, sarebbe nata la Democrazia si è affidato per quattro anni a uno che la Democrazia non sa proprio cosa sia.
Non che in passato gli USA non ci abbiano offerto desolanti scenari di squallore, vedi, ad esempio, Watergate, menzogne varie sulla guerra del golfo, cia, generale Patton e via dicendo ma, credo, qui siamo davvero al limite.
Nel passato, che mi risulti, una cosa del genere non si era mai verificata: al limite gli americani fanno fuori un Presidente sgradito ma uno che si mette a puntare i piedi, come un bambino scemo e strilla a gran voce che ha vinto lui, evvia, neppure negli Usa si era mai visto!
Forse gli statunitensi si sono resi conto che, quattro anni fa, hanno scelto l’uomo sbagliato e adesso cercano di voltare pagina, votando un signore dall’aspetto gentile che ci auguriamo sappia anche fare scelte politiche assennate e che dimostri un’età cerebrale superiore ai tre anni.
La faccenda, vista dall’Europa, lontano dalla situazione reale, è perfino divertente: il coso color carota è più simile ad un cartoon che ad un essere umano e, con il suo contorno di mogli e figli, altrettanto irrealistici, davvero potrebbe essere trasformato da un bravo cartoonist in una serie di successo.
Ovviamente io non la guarderei: la stupidità e la volgarità non mi attraggono affatto ma a molti americani la serie piacerebbe, ne sono sicura, e anche a molta gente nel resto del mondo; peccato che, invece di una fiction, tutto questo è realtà.

domenica 1 novembre 2020

Connery

Ieri è morto, all’età di novant’anni Sean Connery. Non c’è bisogno di presentarlo, per lui parlano i tanti personaggi che ha interpretato.

Il personaggio che lo rese famoso è, indubbiamente, James Bond ma non è quello che a me piace di più. Le storie di spionaggio non mi sono mai piaciute un granché, gli agenti segreti mi hanno sempre annoiato e l’agente 007 non fa eccezione.
Connery ha cominciato a piacermi quando, liberatosi dall’invadente spione, ha cominciato ad interpretare altre parti.
Ad esempio, ha interpretato la non facile parte di Guglielmo di Baskerville, ne ”Il nome della rosa” dando al personaggio il giusto spessore psicologico non senza una bella dose di autoironia, nell’assoluto rispetto della impostazione che Umberto Eco aveva dato al personaggio nel romanzo e non mi ha fatto rimpiangere il libro, mentre guardavo il film, come quasi sempre mi accade quando, dopo aver letto un’opera, ne vedo la trasposizione cinematografica.
Il mio personaggio preferito, però, interpretato da Connery, è senza alcun dubbio il capitano Marko Ramius, nel film di avventura “Caccia A Ottobre rosso”. Io, quel film, ogni volta che lo trasmettevano, me lo rivedevo con grande gusto, accompagnato da qualche brontolio del marito che non era entusiasta di rivedere un film per la ventesima o trentesima volta. Ricordo che, una sera, lo trasmettevano su una rete francese, era parecchio tempo fa ed io il francese non lo capivo ancora bene come adesso, tuttavia mi disposi a godermi la proiezione. Il marito, arrivando, comprese che il film era in francese e si meravigliò che io lo guardassi. La mia risposta, lapidaria e definitiva fu:” Non importa, tanto i dialoghi io li so a memoria.”, cosa, del resto verissima. Il marito si rassegnò a fare altro e io mi guardai in pace il barbuto, affascinante capitano e le sue avventure.
Per fortuna, i moderni mezzi tecnologici ci permettono, oggi, di conservare in files le interpretazioni dei grandi attori e questo fa sì che, anche se muoiono, in qualche modo continuano a vivere, un modo per diventare immortali, in un certo senso, che rende meno dolorosa la loro scomparsa da questo mondo.
Io, ieri sera mi sono rivista “Caccia a Ottobre rosso” e stasera rivedrò “Il nome della rosa”!

domenica 25 ottobre 2020

Il Mattatore

 In questi giorni ho rivisto le otto puntate superstiti del “Mattatore”, programma
televisivo degli inizi della televisione italiana, è del 1959, con un giovanissimo Vittorio Gassman.

Il sottotitolo era: “Programma di intrattenimento” e viene da sorridere (se non fosse da piangere) al pensiero dei programmi di intrattenimento attuali.
Nel Mattatore, Gassman ci intrattiene, solo per citarne alcuni, con Sofocle, Garcia Lorca, Tirso da Molina e Shakespeare, tanto Shakespeare.
Tutto è proposto con leggerezza ironica, con un sorriso critico e attentissimo ai dettagli; gli autori, tra i quali Flaiano e Zardi, per citarne solo due, si rivolgono ad un pubblico composito di persone colte e no. Certo, nel 1959, in pochi possedevano un apparecchio televisivo e, presumo, i telespettatori appartenevano alla classe dei benestanti, istruiti e magari anche colti; il “grande pubblico”, composto da persone di scarsa o nulla istruzione venne dopo.
Resta il fatto che quel “programma di intrattenimento” è uno Zibaldone fantastico di pagine immortali, interpretata da attori che, venendo dal teatro, sapevano recitare meravigliosamente e, soprattutto, interpretati da uno che aveva una personalità fortissima, capace di imprimere al personaggio un’allure originalissima, evidente, sottolineata, talvolta fino all’eccesso istrionico ma mai, assolutamente mai, volgare.
Gassman è giovane ma talmente sicuro di sé e delle sue capacità recitative da fare il verso anche a sé stesso: tutta la recitazione del Mattatore è un’ironica autocritica dell’attore “mattatore” della “primadonna teatrale”, del divo cinematografico di stampo Hollywoodiano.
Il programma riscosse critiche ferocissime dai maggiori intellettuali dell’epoca e Gassman non si sottrae al confronto, non lo fa urlando e sbraitando, come fanno oggi quelli della televisione, lui lo fa a modo suo: con l’uso di un’ ironia affilatissima, tutta cerebrale, arriva persino a farsi un processo in cui interpreta il doppio ruolo di avvocato difensore e di pubblico accusatore, con un humor al vetriolo di un’eleganza ormai sparita da tempo.
E’ stata un’esperienza piacevolissima rivedere lo spettacolo, ho passato due serate di raro godimento, tuffata in un tempo passato che mi è appartenuto ed ancora mi appartiene, assai più del volgare presente.

domenica 18 ottobre 2020

Viaggi e scoperte

In questi giorni ho letto un libro sul navigatore Alvise Ca’ da Mosto che mi è piaciuto tanto. Si intitola Andar per mare ed è stato scritto dalla professoressa Anna Unali.
Alvise era un veneziano, rampollo di una famiglia di mercanti che, fin da giovanissimo, praticò la mercatura sulle rotte mediterranee.
All’inizio del Quattrocento, epoca in cui visse lui, la conoscenza dell’orbe terraqueo era limitatissima: si conoscevano le terre che affacciavano sul Mediterraneo e quelle percorse dalla famosa “via della seta” descritte da Marco Polo e da altri mercanti.
Dell’Africa si sapeva ben poco, a parte il Magreb, si sapeva che c’era un grande deserto e, in generale, la Terra era ritenuta molto più piccola di quel che è.
Il giovane Alvise capitò in Portogallo, per i suoi affari, proprio quando questo piccolo Paese atlantico, guidato da don Enrique, detto il Navigatore, iniziava le esplorazioni del Mare Oceano, l’Atlantico, appunto.
La spinta motivazionale principe delle imprese portoghesi non era la “sete di conoscenza”, ovviamente: era il desiderio di trovare oro, spezie e schiavi in abbondanza da rivendere a prezzo concorrenziale agli altri Paesi europei.
Alvise conobbe don Enrique che lo fece partecipare a due spedizioni atlantiche. Il giovane ne fu entusiasta: all’occasione di arricchirsi, si congiungeva in lui il profondo desiderio di esplorare luoghi mai visti, di conoscere genti sconosciute, di vedere piante, animali, fiumi, isole tutte da scoprire. Egli, con le sue caravelle, oltrepassò i limiti conosciuti e si avventurò fino all’allora sconosciuto golfo di Guinea, alle foci del fiume Gambia.
Durante i suoi lunghi e, talvolta, difficili viaggi nell’ignoto, però, Alvise compì un altro viaggio: come l’Ulisse di Joyce, egli esplorò sé stesso, analizzò i sentimenti e le sensazioni che il mondo altro suscitava in lui e ce li raccontò in un memoriale che scrisse quando tornò a Venezia, riordinando i tanti appunti che aveva preso durante la navigazione.
Egli ci racconta l’entusiasmo per le ricchezze che gli europei trovarono e depredarono in Africa (del resto, Alvise era uomo del suo tempo e mercante) ma, anche, descrive il suo stupore davanti a luoghi bellissimi e per lui insoliti, esprime la sua meraviglia per la vita semplice e serena di molte delle popolazioni che incontra, ci fa vedere la bellezza delle donne e degli uomini delle tribù africane e si chiede, talvolta, se non è migliore la vita tranquilla e povera di quei popoli che non la sua, affaccendata e piena di pensieri.
La risposta non ce l’ha data esplicitamente ma essa emerge dalla narrazione: Alvise apprezza e talvolta ammira il modo di vivere dei popoli che incontra ma, da quell’uomo equilibrato, maturo e curioso di sapere che egli è, ama anche profondamente la sua di vita che gli permette di viaggiare e di fare esperienze che nessuno ha mai fatto prima di lui, di scoprire un mondo nuovo fuori e dentro di lui.


domenica 11 ottobre 2020

Cyrano

Ieri sera ho rivisto la puntata di Totem con Baricco, Vacis, Allegri e Stefania Rocca nella quale c’è la rilettura del Cyrano di Rostand. Fa sempre piacere vedere uno spettacolo intelligente e profondo, condotto con stile e humor, anche se mi è venuta un po’ di malinconia perché ho ricordato le volte che l’ho visto insieme alla Fg; anche a lei piaceva tanto ed era bello condividere un momento felice.
Nella parte sul Cyrano, Allegri recita la tirata del “No, grazie” e poi Baricco racconta per sommi capi la storia e legge il finale, commentandolo da par suo.
Alla fine si domanda:” Perché, sul punto di morire, L’eroico spadaccino non bacia la donna che ha amato, in silenzio, per tanti anni e che solo allora ha scoperto l’amore sublime dell’eroe? Baricco non riesce a comprendere, se lo spiega pensando che Cyrano ama la Libertà, per la quale si è battuto per tutta la sua vita, assai più di Rossana. E questa può essere una spiegazione.
Io, invece, ne ho un’altra: Cyrano non è solo l’eroico spadaccino, lui è anche “Astronomo, filosofo eccellente. Musico, spadaccino, rimatore, del ciel viaggiatore. Gran maestro di tic-tac. Amante – non per sé- molto eloquente …Cirano Ercole Saviniano Signor di Bergerac, Che in vita sua fu tutto e non fu niente!”.
Cioè, Lui è una persona colta e sensibile, un uomo capace di cogliere la bellezza in tutte le sue declinazioni e capace di esprimerla in versi di somma eleganza. Capace di comprendere la bellezza, Cyrano si innamora di Rossana, che è, fisicamente una bella donna. Non è però, Rossana una “donna bella”.
Nel senso che, nonostante sia una “preziosa”, o forse proprio per questo, Rossana è frivola, superficiale, egoista e, anche, diciamo la verità, un bel po’ cretina. Si invaghisce di Cristiano, che è caruccio ma ignorante peggio di una capra, tanto che si fa scrivere le lettere da Cyrano, il che, se vogliamo, è anche un tantino disonesto. E lei non se ne accorge. Dico: se sei un po’ in intimità con un’altra persona, come fai a non accorgerti che quello è troppo ignorante per scrivere lettere alate come quelle che Cyrano scrive per te?! Ma lei non se ne accorge.
Cyrano, invece, è intelligente, molto intelligente e, nei lunghi anni che trascorrono dalla morte di Cristiano alla sua, se ne sarà accorto che la donna che amava non meritava il suo amore!! La bellezza esteriore, a parte che appassisce, non basta a nascondere la pochezza intellettuale di una persona. Sì, lo so che Cyrano, tutti i sabati va a trovare Rossana in convento, il che può far pensare ad un amore tenace e solerte ma, poi, solerte mica tanto: una volta a settimana, visitina in convento; non mi sembra una grande dimostrazione d’amore. No, secondo me, alla fine, quella visitina diventa un’abitudine, Cyrano ha altro a cui pensare: ha tanti nemici, deve guardarsi dagli agguati dei vigliacchi, ha i suoi studi e la sua poesia.
Ecco perché, nel momento della morte, invece di abbracciare la cretinetta, si alza in piedi e rivendica, orgogliosamente, la sua integrità di uomo libero simboleggiata dal pennacchio del suo cappello.
Eh no, Rossana, tu il bacio di Cyrano proprio non te lo meritavi!



domenica 4 ottobre 2020

Cervicale

Una settimana con la cervicale è una faccenda che si può augurare solo al proprio peggior nemico.
Il medico mi ha prescritto una terapia fisiatrica ma, se non ci danno l’orario definitivo a scuola, non posso prenotare le sedute. E intanto la testa mi fa male, tanto, dovunque: sulla fronte, sulla nuca, dietro le orecchie, alle tempie. Vado avanti ad antidolorifici ma, nonostante le dosi elevate, il dolore resta, al massimo si ottunde un po’. Notte e giorno, spesso la notte sto sul divano perché a letto il dolore si acuisce, dormicchio e le fitte mi svegliano, allora mi metto a leggere ma è difficile concentrarsi. A scuola, al mattino, sono deconcentrata, ho sonno e dolore insieme, se continua così, dovrò chiedere altri giorni di malattia e mi dispiace perché la maggior parte degli alunni mi segue, è interessata, fa domande pertinenti ed intelligenti e vale la pena di lavorare con e per questi ragazzini che, nonostante il rientro a scuola, in condizioni di pericolosità estrema, con la ricreazione fatta da seduti, con le mascherine sulla faccia, con gli occhi tristi di chi sa che la situazione è orrenda, pure, si impegnano e seguono le mie povere, dolorose e doloranti spiegazioni.

domenica 27 settembre 2020

Ritorno in classe



Terminato il periodo di malattia (si fa per dire: causa umidità e piogge, sono tutta
un dolore e, in più, sto facendo analisi e visite mediche a ripetizione), sono tornata a scuola.
Nelle classi non c’è distanza di sicurezza tra i banchi (la ds ha mentito e non me ne meraviglio), l’igiene è inesistente, le mascherine ce le danno con il contagocce, i ragazzini tendono ad avvicinarsi tra loro e anche i colleghi fanno la stessa cosa, io, ormai, non esito a tirarmi indietro e, se si offendono, fatti loro. Due colleghi sono risultati positivi al Covid ma la scuola non è stata messa in quarantena. Insomma, viviamo tutti i giorni in una situazione di rischio altissima, io mi sento come un colonnello della prima guerra mondiale: in trincea, a rischiare la vita mia e quella dei miei alunni.
Ho chiesto ai ragazzini di tener su la mascherina anche quando sono seduti (non è obbligatorio), spiegando che io sono un soggetto ad alto rischio e devo dire che quasi tutti lo fanno.
Le due prime che ho incontrato non mi sembrano troppo male ma è presto per giudicare; la seconda B, unica classe che ho conservato dall’anno scorso, è formata da quasi tutti allievi seri e collaborativi.
Vado in classe completa di guanti di gomma che disinfetto continuamente, indosso la visiera e una delle mie innumerevoli mascherine glamour. Ne ho di tutti i tipi, tinta unita, colorate, a disegni, con le pieghe, sagomate…Le più graziose le ho comprate in Francia; dopo averle disinfettate, ci metto due gocce di profumo così, almeno, sento un buon odore e mi consolo un po’. Al mio ritorno a casa, procedo alla disinfezione di tutto ciò che ho usato o semplicemente toccato a scuola nella speranza di riuscire a difendermi dal dannato virus.
Il clima è pesantissimo, i ragazzini sono comunque frastornati e tristi, rassegnati ad una scuola che non offre la possibilità di socializzare e di divertirsi tra coetanei. Speriamo che questo anno scolastico passi velocemente per me e per loro.

domenica 20 settembre 2020

L’Hammam


La terza bellissima scoperta che ho fatto in Francia è l’Hammam.
L’Hammam è una specie di sauna però con i profumi; in una stanza viene immesso del vapore caldo insieme con degli olii profumanti e uno se ne sta una mezzoretta a sudare senza pensare a nulla, respirando i vapori profumati e, ogni tanto, si spruzza dell’acqua sul corpo.
Io sono andata in un centro benessere a Juan insieme con la Fg, all’inizio mi è un po’ mancato il fiato perché i vapori sono davvero caldi ma, dopo un po’, mi sono abituata e ho scoperto che è una faccenda davvero piacevole, sono riuscita a rilassarmi, cosa che per me non è molto facile, anche perché l’aria era profumata di menta ed eucaliptus. Quando ci hanno fatto uscire mi è anche dispiaciuto, ci sarei restata ancora un po’. Dopo l’Hammam, le signore del centro benessere ci hanno fatto un massaggio rilassante con olio di Hylang-hylang e anche questa esperienza mi è piaciuta molto, di solito io non amo i massaggi, odio sentirmi nelle mani di un’altra persona ma, questa volta, mi sono rilassata e mi sono abbandonata al piacere di sentire che i miei muscoli si allentavano e distendevano.
Quando siamo uscite dal centro benessere, mi sentivo riposata e carica di energia al tempo stesso, stavo proprio bene, una sensazione che mi risulta sempre più difficile da trovare ma forse era perché stavo in vacanza e in compagnia della Fg, non so se, ripetendo l’esperienza qui a Roma, riuscirei a provare lo stesso benessere.

domenica 13 settembre 2020

Alla scoperta…del Kyr

La seconda scoperta che ho fatto in Costa Azzurra è il Kyr.
Il kyr è un cocktail di tipo aperitivo, a base di vino bianco. Questo cocktail ha origini francesi e la leggenda narra che fu l'abate Kyr di Digione a proporre questo cocktail agli ospiti, naturalmente usando del vino francese, un Aligotè di Borgogna. L'altro ingrediente è la Crème de cassis (chiamata anche Crema di cassis o Cassis de Dijon o Crème de cassis de Dijon), un liquore francese ottenuto dalla macerazione del ribes nero in alcol con l'aggiunta di sciroppo di zucchero.
C’è anche la variante Royal che, al posto del vino, usa lo Champagne, sempre in rapporto di 9/10 a 1/10 di sciroppo.
Entrambe le versioni sono deliziose e anche le varianti con sciroppo di more, lamponi, pesca sono piacevolissime. E’ un aperitivo leggero, la gradazione è bassa, aromatico, profumato, che si serve nel bicchiere a flûte piccolo e che mi è piaciuto subito, al primo assaggio, un amore a prima vista.
In particolare, il mio preferito è il Kyr royal cassis ma ho intenzione di sperimentare anche altri mix, usando lo Spumante al posto dello Champagne e gli innumerevoli sciroppi che fanno parte della mia dotazione; secondo me, al posto del Cassis, non sfigurerebbero lo sciroppo di violetta, quello di Amarena, forse anche quello di fragola e quello di mandarino.
Appena avrò un po’ di tempo, sperimenterò le mie idee e, se il risultato sarà positivo, inserirò le varianti e gli originali nel mio menu Coktails.
Intanto, il ricordo dei Kyr bevuti ad Antibes mi fa tornare l’acquolina in bocca!

domenica 6 settembre 2020

Giro turistico con guida



Sono tornata, purtroppo Sono tornata a Roma e anche a scuola, purtroppo. In una scuola lercia, senza alcuna garanzia di sicurezza, senza distanziamento, non parliamo di sanificazione, le mascherine ce le dobbiamo procurare noi e via di questo passo. Per di più ho fatto il test e risulto negativa, quindi posso ammalarmi in ogni momento.
Ad Antibes era tutto diverso e mi sono divertita tantissimo: ho visto posti belli, ho mangiato e bevuto cose buonissime, ho nuotato e giocato a petanque, sono stata in buona compagnia e ho fatto alcune belle scoperte.
E’ proprio di una di queste scoperte che voglio scrivere oggi: ho scoperto Picard, che non è il mitico e pelato Capitano dell’Enterprise ma una catena di surgelati, molto diffusa in Francia.
La Fg, sempre molto disponibile, mi ha fatto fare un vero e proprio tour turistico, guidandomi tra i banchi frigo del meganegozio.
Un tour che potremmo intitolare: Dalla terra al Freezer oppure Ventimila gradi sottozero o Il giro dei surgelati in otto minuti, parafrasando il buon Jules Verne.
Sta di fatto che Picard è un posto fantastico, dove si trova Tutto. Vuoi gli spinaci? Ce ne sono almeno una ventina di confezioni diverse: al burro, con il formaggio, a foglia larga media, stretta.
Vuoi del salmone? Lo trovi norvegese, svedese, esquimese e via dicendo.
La Fg mi ha illustrato le infinite possibilità alimentari, si può fare un pasto completo comperando la roba da Picard, dagli antipasti al dolce, hanno pure il pane, di diversi tipi.
In questo viaggio alla scoperta del surgelato, un reparto speciale ha catturato il mio interesse, rendendomi certa che il paradiso esiste e si chiama: Reparto Piatti Pronti.
Il Reparto Piatti Pronti, non ha solo le quattro cosette che si trovano nei reparti surgelati dei supermercati italiani, il Reparto Piatti Pronti offre una scelta meravigliosa di Entreé e Plats di ogni genere: si va dalle Quiches alle Crépes, dalle Parmentier, che sono dei divini suflé a base patate, di pollo, maiale, boeuf e canard alla Bouillabaisse, ci sono pesci e molluschi, insalate di riso, tagines, piatti vietnamiti, cambogiani, cinesi, sushi, pizze napoletane, tortellini e tutto quello che uno può desiderare. Cinque minuti nel microonde e tutto è pronto per essere gustato. Un sogno per chi, come me, non sa cucinare ma scongela da dio.
C’è un solo, non piccolo, problema: è necessario leggere con accuratezza gli ingredienti se, come me, non si amano aglio e cipolla, perché i francesi hanno questa orrenda abitudine: l’aglio e la cipolla la ficcano dappertutto o quasi. Quindi, occorre fare attenzione, cercando bene, si trovano anche piatti dove i due infernali ingredienti non ci sono e, allora, uno può farsi un delizioso pasto, in pochi minuti e godersi un momento di puro piacere.

domenica 26 luglio 2020

Pulizie d’estate

 Settimana faticosissima, quella appena trascorsa. Mi sono dedicata alle grandi pulizie d’estate e, sebbene la casa non fosse molto sporca, ho comunque faticato a salire e scendere dalla scala, a lustrare finestre, porte, lumi e chilometri di libri e librerie. In quattro giorni, nonostante i miei 66 anni, ho tirato a lucido tutto, lavato e stirato tende e tappezzerie, aspirato la polvere da poltrone e divani, pulito mattonelle e sanitari. Adesso la casa brilla come nelle pubblicità dei detersivi degli anni Sessanta e, se riuscirò a partire, tornerò con la casa tutta in ordine.

Nel frattempo ho anche celebrato il compleanno, ho ricevuto gli auguri da parenti e amici, fiori e regali e la visita dei quattro fratellini che mi ha fatto un mondo di piacere.

Stamattina ho fatto la solita passeggiata con L., abbiamo camminato per quasi tre ore, nonostante a Roma sia arrivato il caldo forte.

Se, come spero, sabato riuscirò a partire per Antibes, non scriverò questi miei post per tutto il mese di Agosto, perciò, miei cari lettori, ci risentiremo a Settembre.

Buone vacanze.