Il naso di Cyrano: ottobre 2010

mercoledì 27 ottobre 2010

Attenti ai truffatori

Oggi la mia mamma è stata truffata. Due incaricati di una notissima azienda che fornisce gas ed energia si sono presentati alla sua porta, sostenendo che dovevano effettuare un controllo sulle bollette del gas. Mamma li ha fatti entrare ed ha mostrato le bollette, quindi i due truffatori le hanno chiesto di firmare un foglio e a mia madre che ne chiedeva il motivo hanno risposto che era l’attestazione dell’avvenuto controllo. Mamma ha firmato e quelli se ne sono andati. Solo dopo, leggendo il foglio mamma si è resa conto che, in realtà, aveva firmato il contratto per la fornitura, da parte della stessa azienda, dell’energia elettrica.

Ovviamente, domani provvederemo a inviare la disdetta del contratto “estorto” con l’inganno, sarà “sufficiente” inviare per raccomandata la dichiarazione e copia del contratto. Ovviamente lo faremo io e la FG, poiché mia mamma è anziana e per lei è faticoso andare alle poste, fare la fila, compilare il modulo ecc. ecc.

Ho scritto questo post per avvertire i miei lettori, in questo periodo girano per le case diversi di questi personaggi e di aziende varie, sono venuti anche nel mio palazzo, chiedono di entrare “per effettuare un controllo sulle bollette”, io non li ho fatti entrare ma chissà quante persone ci sono cascate.

Sono dei miserabili che si fanno gioco della dignità degli altri per ricavare la loro miserabilissima commissione sulle stipule dei contratti. Sono schifata dal loro comportamento.

Perciò: FATE ATTENZIONE, non c’è nessun controllo da fare, le aziende possono verificare i pagamenti delle bollette tramite i loro sistemi informatici, se i truffatori suonano alla vostra porta, non li fate entrare e, magari, chiamate le forze dell’ordine.

sabato 23 ottobre 2010

Giorni felici

Ieri sera, accompagnata da una FG anche più stanca di me ( lei reduce da Università + piscina, io proveniente da un convegno sul curricolo verticale), sono andata al Valle a vedere Giorni felici di Becket, magistralmente interpretato da Adriana Asti.

L’anno scorso avevo visto la stessa opera interpretata da Anna Marchesini ( avevo commentato lo spettacolo nel post intitolato “Una grande attrice”) e ieri sera ero curiosa di “fare il confronto”, di vedere quale delle due attrici fosse più convincente.

In realtà il confronto non c’è stato perché l’interpretazione di Adriana Asti è stata diversa ma ugualmente affascinante di quella della Marchesini.

Robert Wilson, il regista, ha offerto una lettura essenziale, stringatissima, minimalista, direi, della solitudine umana, incarnata da Winnie, la protagonista, e la Asti ha interpretato da par sua: sola in scena per quasi due ore, sepolta nel buco, tra rocce vagamente laviche, parla, parla, parla. Soliloquia rivolgendosi a Willie, un marito pressoché invisibile, che risponde, talvolta, a grugniti e versi bestiali. Winnie incarna la nostra solitudine, l’impossibilità di comunicare, il che sembra assurdo in un’epoca come la nostra fornita di formidabili strumenti di comunicazione. Ma Winnie, cioè tutti noi, non può trasmettere agli altri che il nulla dell’esteriorità, non può comunicare i suoi sentimenti più veri, i suoi sogni, la sua vita interiore, ammesso che ne abbia una. Proprio come tutti noi.

Adriana Asti ha disegnato un personaggio statuario, scolpito quasi anch’esso nella roccia della quale è prigioniero, con la sua inconfondibile voce, a tratti metallica, con un sostrato di accento lombardo che rendeva più secca la sua dizione, ci ha portato nel deserto profondo della solitudine e dell’insignificanza della vita umana.

Ora, voi potreste chiedervi se io sia folle ad andare, dopo una settimana di fatiche, a vedere drammi di tale portata. La risposta è che sì, forse sono pazza ma a me lo spettacolo è piaciuto da morire, io mi ci riconosco in Winnie, anche io come lei non riesco a comunicare agli altri i miei pensieri più profondi. E mi sento sola quasi sempre. A meno che non ci siano nei dintorni alcune persone che riescono a capirmi: le mie amiche L. e M., mia sorella Cat e…la mitica FG, naturalmente!

domenica 17 ottobre 2010

Una settimana fantastica

Lettori cari, vi avverto: questo mio post sarà un po’ più lungo del solito ma ho tante cose da raccontare e tutte belle, quindi sarò meno sintetica del solito; vorrà dire che se vi annoierete a leggermi potrete sempre interrompere e fare cose più interessanti.

Martedì sera, io e la FG siamo andate alla prima dello spettacolo”Il caso Majorana show”. Avevo i biglietti omaggio e ci sono andata molto dubitosa, vuoi perché pioveva, vuoi perché il giorno dopo dovevo andare a scuola presto, vuoi perché la scomparsa di Ettore Majorana, il geniale fisico collaboratore di Enrico Fermi, non è proprio un argomento divertente.

Invece mi sono divertita da pazzi. Lo spettacolo era una feroce satira dei talk-show che fanno sistematicamente sciacallaggio mediatico su ogni morte, rapimento, sparizione, catastrofe naturale che accade nel mondo.

Il geniale testo di Massimo Pallottino (che tra l’altro interpreta magistralmente lo “storico”), diretto da Marco Simeoli, che ci diverte e ci fa riflettere ormai da vent’anni, prima come attore dello storico gruppo dei “Picari” e poi come regista, mette alla berlina presentatori cinici e asserviti al potere, cantanti e ballerine mononeuroniche, psicologi e tuttologi che straparlano in una lingua che ha solo qualche lontana parentela con l’italiano, valletti superraccomandati, insomma la solita fauna televisiva.

Dal 1938, anno della scomparsa di Majorana ad oggi, nulla sembra mutato, i soliti furbi si spartiscono soldi e potere, gli altri abbozzano, nonostante la Costituzione, nonostante la libertà, che forse è ancora solo un miraggio.

Si ride per tutto lo spettacolo, le battute sono fulminanti, intelligentissime, caustiche. Si ride ma, poi, si pensa e non sono pensieri divertenti, si pensa che tanta gente è morta per cambiare le cose e le cose sono cambiate ma in peggio. Un esempio: se i giovani di ieri, Fermi , Amaldi, Majorana, giocavano a palletta nei corridoi dell’Istituto di Fisica (come i giovani di tutti i tempi da che mondo è mondo) ma poi scoprivano i fondamenti della fisica atomica, i giovani d’oggi, per lo meno quelli raffigurati nella commedia, non scoprono nulla, neppure provano a pensare.

Gli interpreti hanno saputo dare vita a personaggi godibilissimi ma credibili, Cristian Ginepro è un anchor man arrogante con i deboli e servile con i potenti, pronto a servirsi di ogni piaggeria per raggiungere il traguardo dell’audience; Sebastiano Colla e Stefano Messina ci offrono un’irresistibile duo comico: un Fermi,che parla con inequivocabile accento romano e a tratti ci ricorda Alberto Sordi, geloso di Majorana e del suo genio e un Amaldi, timido, logorroico e preciso fino all’esasperazione, suo il tormentone ricorrente:” Alla fine del 1932, primi giorni del !933..” che scatena le risate degli spettatori, prima ancora di venir pronunciato.

Una menzione speciale merita il giovane Edoardo Baietti, convincente nel doppio ruolo dell’avanguardista Verderame, segretario del ministro fascista che si occupò del caso nel 1938, e del valletto Verderame, raccomandatissimo figlio dell’onorevole Verderame, imposto al presentatore che lo odia ma deve sopportarlo.

Venerdì sera, con entrambe le figlie e con la mia amica L., ho festeggiato il mio onomastico al teatro Argentina, ho visto un affascinante “Misantropo” di Moliére. Massimo Castri, Popolizio e gli altri interpreti ci hanno offerto uno spettacolo di grande rigore, nessuna concessione ai barocchismi seicenteschi, a cominciare da scena e costumi. In scena alcuni sgabelli bianchi di forma vagamente barocca, alle pareti specchi, tutto rigorosamente bianchi. Tutto era fascinosamente giocato sul bianco e nero di scena e costumi. Uniche note di colore: le parrucche, bionde e rosse, dei personaggi. Lui, Alceste, il misantropo la parrucca non la porta, forse perché lui è l’unico uomo libero, forse perché lui è l’unico che non concede nulla alla menzogna e alle false cortesie. La commedia è tutta in questo alternarsi di essere ed apparire, di verità crudeli e cortigianerie feroci e gli specchi ne sono metafora, riflettono realtà ed immagini riflesse. La verità, le menzogne si moltiplicano all’infinito, tanto da rendere difficile, ad un certo punto, comprendere cosa sia reale e cosa no.

Nel gioco di ruffiane cortesie e cortesi malignità, spicca lui, il misantropo, l’uomo che non viene a patti, l’uomo che vorrebbe lealtà nei rapporti umani, anche a costo di sembrare scortese, l’uomo che si innamora, disperatamente, della più incallita e maligna “preziosa” che non può, perché non sa, ricambiare lealmente un amore prezioso che lei non comprende.

Popolizio ha interpretato un Alceste dolorosamente lacerato, disadattato in una società, quella francese del Seicento, che egli non capisce o capisce anche troppo bene ma alla quale non può, poiché è onesto, adattarsi. Nessuna concessione al gigionismo che pure il ruolo offrirebbe, l’attore ha interpretato il personaggio attraverso una recitazione asciutta, chiara, diretta, minimalista ed essenziale come la scena.

Io, venerdì sera ero stanchissima ma lo spettacolo mi ha catturato e ho dimenticato tutta la fatica, mi sono tuffata nella storia e per due ore sono stata Alceste, ho sofferto con lui e, come lui, mi sono sentita migliore dei cortigiani e delle preziose del suo e del mio tempo.

Oggi, con l’immancabile FG, sono andata a vedere la mostra sui pittori del Risorgimento, alle scuderie del Quirinale. Non erano esposte molte opere ma c’erano dei dipinti interessanti, non tanto per la qualità quanto per il loro valore documentario. L’Unità di Italia è un tema fin troppo declamato, in passato e di nuovo oggi ma a me non interessa la retorica del Risorgimento e del Patriottismo; io, da studiosa della Storia, sono interessata ad indagare con attenzione critica su un movimento che conosco assai bene (faccio par
te di quella generazione che veniva cresciuta “a pane e Risorgimento”) ma che vale la pena di approfondire.

Al book shop ho comprato alcuni testi sull’argomento e la FG ha voluto una raccolta di canti popolari che oltre ai canti del Risorgimento contiene anche quelli della Resistenza e delle lotte operaie, adesso, mentre scrivo questo lunghissimo post, stiamo ascoltandolo e viaggiamo tra la marcia di Garibaldi e “padron dalle belle braghe bianche”.

sabato 9 ottobre 2010

Cena a sorpresa

Ieri sera a teatro io e la FG abbiamo assistito ad una deliziosa ed ironica commedia di Neil Simon.

In una scena assai elegante si ritrovano, invitati a cena, sei personaggi, tre uomini e tre donne, tre ex coppie che hanno divorziato.

L’incontro, a sorpresa, poiché nessuno sapeva chi sarebbero stati gli altri invitati, si risolve in uno strano gioco della verità, nel quale ciascuno rivela il suo carattere, le sue ansie e la sue manie.

Il dialogo serrato ed umoristico non nasconde e non vuole nascondere la malinconia che pervade i personaggi, consapevoli, tutti, che le loro storie d’amore, finite, hanno lasciato in ciascuno ricordi, rimpianti, rimorsi e una dolcezza un po’ amara ma tenace.

Gli attori hanno reso pienamente questi sentimenti, da un impianto, all’inizio, abbastanza macchietti stico, hanno tirato fuori l’umanità dolente dei loro personaggi, con eleganza molto inglese.

Quello che non hanno saputo, o voluto, fare è stato il sottolineare le battute ironicamente rarefatte, tipiche della drammaturgia di Simon, che usa un’ironia difficilmente percepibile dal pubblico italiano, infatti ieri sera il pubblico ha riso poco. E’, però, necessario sottolineare che ieri sera il pubblico era, per la maggior parte, composto da imbecilli maleducati: gente che chiacchierava durante lo spettacolo, telefonini accesi che squillavano allegramente, gente insomma , lontana anni luce dalla raffinatezza del teatro di Simon.

Per fortuna, io e la FG siamo dotate di notevole capacità di astrazione, ci siamo tuffate nella fabula, dimenticando gli idioti che sedevano intorno a noi e ci siamo gustate lo spettacolo, che vale la pena di andare a vedere.

domenica 3 ottobre 2010

Al Romics 2010


Oggi sono andata al Romics, l’ormai storica mostra del fumetto.

Tra i vari espositori c’era anche il banchetto di un amico della FI che realizza dei deliziosi oggetti in stoffa ed altri materiali.

Per fortuna che c’erano la FI e la FG con i loro amici! In mezzo ad una folla oceanica ho curiosato tra gli stand pieni di manga, fumetti e pupazzi. Ho anche comprato i pupazzi di Marge, Lisa e Meggy Simpson, tre tipe toste che tutte le sere mi divertono con le loro avventure.

La cosa più divertente, però, è stata osservare i cosplay, sarebbe a dire i travestimenti che molti visitatori, la maggior parte, indossavano. Molti si sono ispirati ai manga giapponesi, altri hanno lasciato volare la fantasia …c’era di tutto da Sailor Moon a Hallo Spank, dai personaggi di Star War a quelli del Signore degli anelli, fate e vampiri si sprecavano, Alice nel paese delle meraviglie era ben rappresentata, ho visto anche Indiana Jones ed un mitico Jack Sparrow che somigliava come un sosia a Johnny Depp.

Ma il cos play più originale, secondo me, era quello di un ragazzo che si è travestito da pagina di Facebook: su una specie di carrello ha incollato la gigantografia di una pagina del famoso social network e al posto della foto spuntava la sua faccia. Originalissimo!

Insomma mi sono divertita da matti, per un giorno ad uscire da una realtà reale piuttosto schifida per entrare in una realtà virtuale fatta di colori, espressioni, fantasia di plastica e cartone, riciclati dalla creatività di ragazzi e ragazze, in un palcoscenico grandissimo, dove ognuno recitava la sua parte e per un po’ poteva sentirsi protagonista. Pero, ad un certo punto mi sono sentita triste perché mi è venuto in mente che in questa orribile società, dove pochi corrotti e corruttori si spartiscono il potere, i giovani non hanno posto, non sono e non saranno mai protagonisti se non, per un giorno, in una realtà inventata da loro.