Il naso di Cyrano: marzo 2013

domenica 31 marzo 2013

Oggi lasciamo parlare Pinocchio



“Eh, ce n’ho parecchie di cose da dire!! E oggi le tiro fuori, eh!? Mi garba di molto di levarmi un po’ di sassolini dalle scarpe, mi garba proprio! Ce n’ho per tutti!
Cominciamo dall’autore, si dal sor Collodi.
Caro il mi’ sor Collodi, che l’è venuto in mente di farmi burattino di legno e pretendere ,poi,  che ragionassi come un essere umano? O che ‘un lo sa, Lei, che i burattini ‘un ragionano? Che son marionette in mano de’ burattinai? Ma Lei ‘un mi ha messo neppure nelle mani di un burattinaio, Lei m’ha buttato, così, di botto, nel mondo. E come poteva pretendere che io mi comportassi bene? ‘Un c’avevo, come si dice? ‘Un c’avevo le chiavi di lettura, ecco. ‘Un sapevo icché si doveva fare.
Mi fidavo di tutti, io, perché ero un povero pupazzo innocente.
E sbagliavo. Mica ho sbagliato solo a fidammi di quelle du’ bestie del gatto e la volpe, o di Lucignolo, ho sbagliato a fidammi di tutti.
Eh, già, perché quelli che mi davano buoni consigli, chiamiamoli così, non erano proprio modelli affidabili.
Prendiamo il mi’ babbo Geppetto. Per carità, un bon omo ma troppo semplice, ‘gnorante e anche un po’ grullo, via. Il primo giorno di scuola, invece di accompagnarmi, come fanno di solito i babbi, invece di parlà’ col maestro, invece di dirgli, che so? – Sor maestro, c’abbia un occhio di riguardo per il mi’ figliolo che ‘un è proprio come ‘l’altri, è un po’ testa di legno ma è un bon figliolo-, che fa ‘l mi’ babbo? Mi manda tutto solo che mi sentivo peggio d’un orfanello dell’Innocenti!!
E la fata?
Bona quella (in effetti bona lo era ma come dicono a Roma!) Cara la mi’ fata, per te è facile parlà, è facile di’ che dovevo esse’ bono. Quando si vive in un bellissimo palazzo, quando ‘un s’ha bisogno di nulla, è facile esse’ boni. Ma io icché c’avevo? La miseria nera c’avevo! Il mi’ babbo ‘un c’aveva neppure ‘l’occhi per piange’!!
E te, tu ‘un c’hai mica aiutato; te, tu eri bona solo a predica’!! Almeno Mangiafoco c’ha provato a dammi ‘na mano! Sembrava tanto cattivo ‘nvece è stato il più umano di tutti.
E adesso s’arriva al peggio di tutti. Sor grillo, icché tu fai? O che ‘un hai capito che parlo di te ?
Icché fai, come la cicala, canti, canti e fai finta di ‘un ave’ capito?
Pure tu, come la fata, bono solo a predica’: - E ‘un fa questo e ‘un fa qull’artro! E si educato e va’ a scuola!-
E io, invece a scuola ‘un ci sono andato, ho seguito Lucignolo nel paese dei balocchi e te, tu sa’ perché?
Perché, a’ miei tempi, la scuola ‘un t’insegnava mica a pensare co’ la tu’ testa, a’ miei tempi la scuola t’insegnava solo a ubbidire, senza pensare, senza pote’ scegliere!
E, allora, caro il mi’ sor grillo, io a scuola ‘un ci sono andato più, perché io volevo diventa’ un ragazzino vero; ho seguito ‘n’artra strada, più difficile, ho fatto pure tanti errori ma ho imparato la cosa più importante: ho imparato a pensà’ co’ ‘l mi’ capo, ho imparato a esse’ un omo libero, ho imparato a diveni’ un omo, ecco! Te, tu sei una bestia e questo ‘un lo poi capire: quanto è bello ragionare.
Solo gli uomini ragionano ma te, tu, se’ una bestia e questo ‘un lo potrai capire, mai!”

sabato 23 marzo 2013

Meno male che c’è Benigni



Settimana da dimenticare: ho avuto l’influenza, con la febbre, mal di gola e mal d’orecchi e tosse, la maledetta tosse che non mi fa   dormire.
Veramente a non farmi dormire sono anche le pessime notizie politiche e le orrende prospettive che si stanno spalancando sotto i piedi di noi italiani e tutto per colpa di due omuncoli che si credono dei! Mah, staremo a vedere.
Insomma mi sento come una appena passata al tritacarne e non è una bella sensazione, fatico persino a leggere che, per me, è una cosa inusitata ma mi fa anche male la testa. Vado avanti ad antibiotico e analgesici, se continuo ancora un po’ così, dovrò curarmi anche l’ulcera gastrica.
In tutto questo inferno una consolazione, almeno una, c’è: le Lectiones dantesche di Benigni, trasmesse dalla RAI il mercoledì sera. Benigni è un grande, interpreta Dante in modo alquanto personale ma, forse proprio per questo, affascinante; quelli che, come me, hanno studiato il poeta fiorentino accompagnati dal magistrale commento di Natalino Sapegno (e cioè, tutti quelli della mia generazione e quelli delle generazioni precedenti), dopo un attimo di legittimo smarrimento, si ritrovano e si incantano ad ascoltare e ritrovano nel poema l’attualità. I personaggi dell’Inferno dantesco somigliano sorprendentemente ai politici italiani, ai faccendieri, agli ipocriti portaborse, alle escort alla ricerca di ricchezza e potere.
Guareschi diceva: “Mondo vecchio, sempre nuovo” noi potremmo dire:”Mondo nuovo sempre vecchio” e quel mondo, questo mondo Benigni ce lo racconta con le parole di Dante oppure Dante ce lo racconta con la voce di Benigni, che poi è la stessa meraviglia!

domenica 17 marzo 2013

E la Chiesa si rinnova…



Martedì, l’incredibile FG, nonostante si sentisse abbastanza male, ha voluto andare in  piazza San Pietro per vedere la “Fumata”. Anche io ero ridotta uno straccio e per di più pioveva ma per noi romani la “Fumata” è una tradizione troppo affascinante e pittoresca perciò abbiamo deciso di andare. Io, ovviamente, ero in tenuta da “Maman pengouin”, ovvero imbozzolata nel mio cappottone impermeabile, corredata di cappello, guanti, foulard ed ombrello, la FG, per una volta nella vita mi ha dato retta, era ben coperta e protetta dal freddo e dall’umidità.
Nella piazza, bellissima come sempre anche se una parte del colonnato è incartato dalle impalcature per i restauri, c’era parecchia gente, molti stranieri e tanti preti e monache, alcuni di loro anche giovani.
Io e la FG siamo buone osservatrici e, per ingannare il tempo in attesa della “Fumata”, abbiamo iniziato a guardarci intorno. La prima cosa che saltava agli occhi, anzi alle orecchie, erano i gruppi di spagnoli… fanno sempre un chiasso allucinante, anche simpatico, se si vuole, ma sempre chiasso è!
Una delle cose che mi hanno colpito di più è stata l’atmosfera: non c’era (mi è sembrato) quella tensione religiosa che avevo percepito durante i precedenti conclavi (io ho visto dal vivo le “Fumate” bianche di Wojtyla e di Ratzinger), tutto sembrava ridursi ad una dimensione mediatica: tutti, anche i religiosi, erano impegnati a scattare foto e a realizzare video, qualcuno postava su facebook, molti telefonavano o chattavano.
Poi c’erano i cori: qualcuno cantava le litanie, un gruppo di suore, invece, cantava un buffo ritornello che diceva, più o meno, “Papa novo, Papa novo, chi sarà?”. Alla FG è venuto un pensiero “profondo”… mi ha detto che quelle suore sembravano le cheerleader della Chiesa. In effetti…
Persino i due pretini giovani che recitavano il Rosario mi hanno shoccata: invece della coroncina usuale, utilizzavano un’ App sui loro cellulari!!
La “Fumata”, arrivata alle otto della sera, su un cielo nero di pioggia e di notte, era nera, il fumo è uscito dal tradizionale comignolo della Sistina, ripreso dalle telecamere e trasmesso dai maxischermi posizionati ai lati della piazza e noi, un po’ deluse non dalla fumata nera ma da quello che avevamo visto, prima che la folla si muovesse, ce la siamo svignata e siamo andate a prendere il tram che ci ha riportate a casa.
Il Papa l’hanno eletto il giorno dopo: è il primo Papa sudamericano, il primo Papa gesuita, il primo Papa che ha scelto di chiamarsi Francesco, un Papa dai molti primati ma sarà davvero un Papa innovatore?
Chissa?

sabato 9 marzo 2013

La gaia apocalisse



Venerdì sera, dopo la solita settimana infernale, passata a tentare di risolvere diecimila problemi, girando come un grillo impazzito, in contatto con gente per lo più demente, sono andata a teatro con le due Figlie e con la mia amica L, un bel modo, tutto al femminile, per passare la festa delle donne.
Abbiamo cenato al bistrot del Sala Umberto, commentando con leggerezza sostenibile le schifezze italiane, ormai non riusciamo neppure più ad indignarci e ce la giochiamo con l’ironia, anche perché le due F sono maestre nel genere.
Poi siamo entrate in sala e lo spettacolo è iniziato. Giobbe Covatta ci ha raccontato gli scenari apocalittici derivanti dall’innalzamento della temperatura sulla terra (lo spettacolo si intitola, appunto, Sei gradi). Un tema drammatico e che fa sicuramente riflettere, solo che il comico lo ha affrontato con una tale carica di ironia ed umorismo che abbiamo riso disperatamente per due ore. Tutti, quelli di destra e quelli di sinistra.
Abbiamo riso in tutti i modi, dietro di noi c’erano alcune signore che ridevano in modo così buffo che erano comiche anche loro, io ho riso così tanto che mi si è sciolto anche il trucco, meno male che ne uso davvero poco. La mia amica L si è divertita quanto me e le due F sghignazzavano senza ritegno.
Insomma, un monologo assolutamente delizioso e, soprattutto,  Intelligente, acuto, mirato a far riflettere senza annoiare con i soliti discorsi da tromboni politici.
Uno spettacolo da promuovere a pieni voti, indubbiamente uno dei migliori di questa stagione teatrale, consigliabilissimo, non perdetevelo!

sabato 2 marzo 2013

La “ragazzina”



Domenica scorsa la FG è andata a votare ed è tornata a casa furibonda. Non per motivi elettorali, che pure ce ne sarebbero ma domenica ancora non li conoscevamo, la FG è tornata furiosa perché, anche al seggio, le è capitato quello che già tante volte le è successo e che la fa uscire dai gangheri.
La FG ha compiuto i 25 anni e, quindi, quest’anno, per la prima volta, ha potuto votare per il Senato.
Recatasi al seggio, ha consegnato tessera elettorale e documento di identità che gli scrutatori, tutti ragazzini appena maggiorenni, hanno a stento guardato e ha ritirato le schede elettorali. Due! Solo due schede: quella per la Camera e quella per la Regione. La FG ha capito al volo e ha chiesto anche la scheda per il Senato, invece di darle la scheda, quelli del seggio hanno fatto quello che fanno quasi tutti quando hanno a che fare con la FG, l’hanno guardata come si guarda un ragazzino bugiardo e, a questo punto la FG ha fatto quello che fa sempre in questa situazione: ha gentilmente ringhiato (ebbene sì, la FG è l’unica persona al mondo che riesce a ringhiare gentilmente!) che lei aveva già compiuto venticinque anni. Al che lo scrutatore ha ripreso il suo documento di identità e lo ha guardato con più attenzione, con molta più attenzione. Verificato che quanto detto dalla FG corrispondeva a verità, le ha dato anche la scheda rosa e la FG ha potuto finalmente compiere il suo dovere di (purtroppo) cittadina italiana.
Il fatto è che la FG, che non si trucca, perché questo le porterebbe via troppo tempo, che si veste tenendo solo conto della praticità e mai dell’eleganza, che non porta i tacchi alti perché è troppo saggia per rovinarsi la colonna vertebrale, conserva l’aspetto di una quindicenne alquanto robusta. La sua bella faccia pulita fa pensare ad una liceale piuttosto che ad una dottoressa in Lingue e Letterature del mondo moderno.
Si sbagliano tutti, anche il giorno in cui si è laureata, quando è entrata nell’aula, i membri della commissione esaminatrice si sono guardati chiedendosi che ci facesse là e il suo relatore ha dovuto spiegare che era una laureanda.
Qualche tempo fa siamo andate a mangiare in un posto carino e io ho ordinato due birre alla spina, il gestore del locale mi ha chiesto più volte se davvero ne volevo due; era convito che la FG fosse ancora una ragazzina troppo piccola per bere alcolici e che io fossi o una pazza o una madre snaturata!!
Cara la mia FG, ci sono donne che pagherebbero per essere considerate più giovani di quel che sono, gente che spende cifre vergognose in creme antirughe, calze contenitive e push-up di tutti i tipi, tizie (e tizi) che si sottopongono ad estenuanti sedute di massaggi o ad operazioni chirurgiche anche pericolose… e tu ti infuri come una tigre della giungla se vieni scambiata per una teen ager? Ne riparliamo tra vent’anni!