Il naso di Cyrano: gennaio 2007

mercoledì 31 gennaio 2007

Didattica

Oggi la FG ha fatto l’esame di didattica, ha preso ventotto e sono contenta.
Ma quello che mi fa più contenta è che, durante l’esame, mi ha citata come esempio di buona didattica.
Come madre non sarò un gran che, lo so, ma nell’opinione della FG sono almeno una buona docente. Sono soddisfazioni.
Come è andata ve lo faccio raccontare da lei:
FG:- Normalmente un esame orale all’Università si svolge nell’ufficio del professore, faccia a faccia con lui/lei, soli. Oggi noi lo abbiamo sostenuto in un’ aula, alla cattedra, esperienza quanto meno terrificante. Dopo aver messo vari trenta e bocciato un po’ di persone la professoressa Giunchi, ignara di quanto stava per capitarle addosso, ha chiesto :– Chi deve venire?- ero io.
Ebbene, per non raccontarvi un INTERO, LUNGHISSIMO e TERRIFICANTE esame di linguistica applicata, vi enumererò solamente le citazioni che coinvolgono l’illustre rompitasche che mi generò in quel dì remoto.
CITAZIONE1- Domanda sull’importanza del filtro affettivo di Krashen (Uno studente impara bene le lingue se le ama): Ho risposto che nell’opinione mia e di mia madre il filtro affettivo è assolutamente fondamentale, il motto di mia madre è: SE GLIELO FACCIO AMARE LO IMPARANO FACILMENTE!!!!!!!
CITAZIONE2- Domanda:- Ma sua madre insegnando si rifà alle teorie prese in esame?- Ho risposto che mia madre, pur ignorando i numerosissimi nomi delle teorie e in genere i SACRI TESTI della didattica, così pare volere la sua vocazione, applica molti metodi teorizzati o se ne inventa dei suoi che normalmente funzionano bene.
CITAZIONE3- Riflessione sul metodo suggestionale: mia madre lo ADORA: lei, ed io con lei, ignora cosa sia e chi lo abbia inventato. Lei lo ha reinventato intuitivamente estrapolando quello che coglieva di migliore nel modo di Baricco, Vacis e Allegri di fare Totem. Lei fa totem, letture recitate, parodie orali di qualunque autore, persino di Omero e i ragazzini imparano l’Iliade e se la ricordano senza fatica.
CITAZIONE4- Affermazione dell’esausta professoressa Giunchi:- Signorina vedo che lei ha studiato bene ma ha molte difficoltà a rimanere nei binari- le ho risposto che io sono sempre così: salto, collego, teorizzo torno indietro tipo pulce ecc. e che anche mia madre finisce per rimanerne esasperata.
Sua ulteriore risposta:- Dica a sua madre che ha tutto il mio appoggio e la mia comprensione!-
Alla prossima!La Figlia Grafomane (e direi, che si vede)

lunedì 29 gennaio 2007

Di nuovo dal dentista


Oggi sono tornata dal dentista il quale mi ha affidato alle amorose cure di una graziosissima igienista dentale.
Infatti dovevo fare quella orrenda operazione che si chiama PULIZIA DENTALE.
La gentile dottoressa ha lavorato coscienziosamente mentre io, per la paura, mi tenevo aggrappata alla poltrona.
A essere sincera, però, devo dire che non mi ha fatto male, cioè, un pochetto sì ma non tanto come temevo.
La dottoressa M. mi ha detto che le mie arcate dentali erano abbastanza in ordine e quindi il lavoro non era doloroso.
Poi mi ha messo il fluoro che è una pappina schifosissima ma che fa tanto bene!
Bisogna tenerlo in bocca per dieci minuti e poi per un’ ora non si deve mangiare, bere, lavarsi i denti, fumare.
In questo preciso istante l’ ora sta finendo e io adesso mi accendo una sigaretta!!! Me la merito perché sono stata brava e non ho fatto impazzire la gentile signora M. che ringrazio di cuore, la prossima volta andrò a fare la pulizia senza paura. Voi ci credete?

sabato 27 gennaio 2007

Bambole e fucili


Eravamo in tre: una sorella, un fratello e un’ altra sorella.
Praticamente coetanei, giocavamo insieme.
A cosa? A tutto. Giocavamo un gioco che non finiva mai. Voglio dire, era un gioco “ a puntate “.
Facevamo finte di essere diventati grandi e di avere famiglia.
Io avevo alcuni “figli”: Nanni, Sonia, Mariolina e Bruscolino, tre bambole e un orsetto di peluche, mia sorella era la più prolifica, oltre alle bambole aveva uno sterminato numero di peluches: gatti, orsetti e varie.
Mio fratello, essendo un maschio ( e a quei tempi la cosa era seria ) non aveva bambole ma aveva Croccrò, un orsetto, era il suo unico “figlio”.
Facevamo ricevimenti, feste, partite di calcio e organizzammo persino la Prima Comunione delle bambole, mia madre cucì dei graziosi vestitini per tutti i “nipotini”.
Ovviamente io e Cat avevamo anche un’ ampia dotazione di pentoline, tazzine, piattini, lettini, carrozzine che dovevamo in parte prestare al povero fratello che ne era assolutamente sfornito.
E quando mai, una madre avrebbe regalato cose del genere al figlio maschio??
Giocavamo anche alle storie che leggevamo; io e mio fratello eravamo indefessi lettori, si viaggiava a Salgari, Verne, Dumas e simili e si giocava a ripetere quelle storie.
Mia sorella faceva l’ eroina, cioè la stupida fanciulla che si caccia sempre nei guai e poi tocca agli eroi risolvere i problemi.
Mio fratello e IO eravamo gli eroi. Lui Sandokan e io Yanez, lui Dartagnan e io Athos e così via.
La stanza dei giochi diventava giungla, prateria, oceano…e noi vivevamo infinite avventure.
Le armi ce le costruivamo con materiali poveri, per fare un fucile bastavano due vecchi e usati ( altrimenti mia madre s’ infuriava ) fogli da disegno. Facevamo due cartocci, uno lungo e stretto e uno corto e più grosso, poi li univamo con un pezzetto di scotch.
Poi, un giorno io conobbi l’ invidia!
Io non sono una persona invidiosa, in genere sono soddisfatta di quello che ho e non mi dispiace se gli altri hanno più cose o più belle ma…
Un giorno a mio fratello regalarono il BENGALINO, il mitico fucile giocattolo che ogni bambino desiderava ardentemente. Lo volevano tutti i bambini maschi e una femmina: IO!!
Ma a me nessuno mai avrebbe regalato un fucile, io ero una bambina, per me c’ erano bambole e pentoline.
Così, continuammo a giocare ma, mentre io continuavo a costruirmi tristi moschetti di carta, il fratello sparava al nemico con il suo meraviglioso Bengalino.

sabato 20 gennaio 2007

Scrutini


Oggi ho fatto quello che non vorrei mai fare: ho preparato i giudizi per le schede di fine quadrimestre.
E’ la parte del mio lavoro che non amo. Giudicare gli altri mi riesce tanto difficile.
Io cerco sempre di valutare il lavoro dei miei alunni, i loro progressi ma, tant’è, ogni volta mi sento profondamente infelice.
Uno dei motivi per i quali mi opposi al consiglio dei miei famigliari di iscrivermi a Giurisprudenza fu proprio che non me la sentivo di giudicare il mio prossimo e invece, ecco qua, due volte all’ anno mi tocca questo ingrato compito.
E meno male che quasi tutti i miei ragazzi vanno bene e posso dare valutazioni buone!
Però qualcuno, che tanto bene non va, c’è e io non posso che prenderne atto e valutare di conseguenza.
Ragazzi, ma non potreste studiare sempre tutti? Così io, quando preparo gli scrutini, non mi sentirei così male!

venerdì 19 gennaio 2007

Le caramelle


Io non mangio molto, in effetti mangio troppo poco, lo so ma, che posso farci? Non ho mai appetito.
Però c'è una cosa che mi piace molto e alla quale non so resistere: LE CARAMELLE.
Mi piacciono da sempre e, naturalmente, ho le mie preferite.
Io posso impazzire per una mou! Ma non una mou normale, io vado in follia per le mou inglesi: morbide, saporosissime, profumate e che si sciolgono in bocca senza attaccarsi ai denti.
Dove le trovi? direte voi. Eh, eh. Io sono una vera cacciatrice di mou, giro, studio, provo e sperimento, così ho trovato un paio di negozi che hanno queste meravigliose leccornie.
E non solo, in que botteghe posso trovare anche: violette e petali di rosa canditi, zuccherini siciliani, ginevrini, fondenti e le mitiche Lacrime d' amore che sono minuscole palline di zucchero, ripiene di rosolio, una rarità apprezzata da raffinati gourmets!
Così, la sera, dopo una stressante giornata di lavoro, angosce e fatiche varie, mi guardo il giallo di turno in TV ( ogni sera ce n'è uno e io me li vedo tutti) e mi gusto qualche caramella.
Un po' di dolce nella vita è indispensabile, non è vero?

mercoledì 17 gennaio 2007

Io e il dentista


Oggi mi sono decisa e sono andata dal dentista.
Per me, andare dal dentista significa: iniziare a pensarci due mesi prima, convincermi ( ma ci riesco proprio male ) che è necessario fare un controllo periodico ( periodi lunghi!! ), farmi un mese di training autogeno per tentare di superare il terrore che mi assale all' idea, trovare la forza fisica di trascinarmi fino allo studio del competente professionista che si occupa dei miei denti.
La visita è meglio non descriverla, ci farei una figura troppo brutta.
Per fortuna il mio dentista ha la pazienza di Giobbe. Riesce a sopportare persino me!
Cerca di distrarmi chiacchierando mentre mi visita e in parte ci riesce, è molto gentile e, se deve intervenire, mi somministra l' anestetico come da mia ricorrente richiesta.
Il fatto è che, quando ero piccola e avevo alcuni denti cariati, incontrai una belva umana in camice bianco! La belva ritenne inutile l' anestetico e mi estrasse i denti mentre io urlavo disperata, dicendomi con severità:" Estrarre i denti da latte non causa dolore"
Accidenti, se non sentii dolore! Un dolore infernale, altro che!
Da allora, per me, andare dal dentista è una fdaccenda complicata.
Però con il dottor C. le cose vanno meglio, è così cortese che quasi non ho più paura. Quasi.
Stavolta è andata bene, i miei denti non hanno guai grossi e devo subire solo un paio di interventi non troppo dolorosi. Comunque, dottor C., VOGLIO L' ANESTESIA!

domenica 14 gennaio 2007

Conviene "Essere buoni"


La sera prima di andare a letto mi guardo allo specchio e mi chiedo se “sono stata buona”, cioè se ho fatto il mio dovere di madre, di insegnante, di persona.
Se la risposta è “sì” vado a letto serena, se non mi sono comportata proprio bene mi vengono i rimorsi.
Non sempre è possibile essere “buoni”, cioè gentili con gli altri, disponibili, adeguati al proprio ruolo e al proprio lavoro ma, spesso, con un po’ di impegno ci si riesce.
E allora si è contenti.
Pensateci: Quando non fate il vostro dovere, quando non studiate, quando ingannate gli altri, quando non prestate la vostra collaborazione a chi ne ha bisogno, sapete BENISSIMO che vi state comportando male e questo non vi rende certo felici.
Ecco perché conviene “essere buoni”: per essere felici!

giovedì 11 gennaio 2007

Il somarello triste


La figlia informatica mi ha regalato un pupazzo raffigurante Ey-or.
E’ di peluche azzurro (io adoro i peluches), alto circa 20 cm e mi piace tanto.
Mi sono chiesta il perché. Voglio dire, sono un po’ grandicella per innamorarmi di un pupazzetto, perché dunque questo mi fa tanta tenerezza?
Forse perché Ey-or è un somarello e io con il mio lavoro ho spesso a che fare con gli “asinelli”.
Scherzo, i miei alunni sono bravi, altroché!
In realtà, so benissimo perché Ey-or mi piace.
Per lo sguardo. Lui ha gli occhi dolci e tristi, perché, mi ha spiegato la figlia, si perde sempre la coda.
A me piace perché quegli occhi sono dolci come quelli dell’ uomo che ho amato per più di vent’anni e sono tristi come i miei da quando lui non c’ è più.
Per fortuna, però, i miei occhi sanno ancora sorridere. Tutte le volte che guardo i miei alunni e le mie alunne. Con loro dimentico, per un po’, la mia tristezza, perché loro sono il futuro del mondo, sono la speranza, sono l’ allegria.
Grazie ragazze e ragazzi.

martedì 9 gennaio 2007

Ricominciare







E' ricominciato il solito, turbinoso correre a destra e sinistra.
Vacanze finite e un miliardo di cose da fare.
Anche la scuola. Ma è stato bello rivederli. I ragazzini e le ragazzine.
Loro non sanno quanto mi mancano quando sono in vacanza!
Abbiamo ripreso subito a lavorare e, per quanto mi riguarda, io mi sono divertita. Specialmente oggi. Quelli di Terza hanno realizzato delle belle presentazioni web per il laboratorio di Geo e le prove deo Promessi Sposi sono avviate su binari promettenti.
Quelli di prima hanno cominciato a leggere il copione di Sogno di una notte di mezza estate e, se non mi sbaglio, verrà una cosetta fatta bene.
Il fatto è che ho degli alunni FANTASTICI!!!!

domenica 7 gennaio 2007

Per Mostre e Musei


Quando le figlie avevano 10 e 7 anni presi una drastica decisione.
Dissi a mio marito: “ Sono dieci anni che vivo praticamente in clausura tra pannolini, compitini, festicciole e simili. BASTA!!! Domenica andiamo a vedere una mostra”
Ci andammo. Con le figlie.
Ora non ricordo quale mostra fosse, da allora ne abbiamo viste tante.
Ovviamente, mi ero preparata e cercavo di spiegare con linguaggio adatto alle creature le nozioni di base per capire quello che stavano vedendo.
La figlia informatica ( da ora in poi FI ) mostrò un moderatissimo interesse, il minimo indispensabile per giustificare il pranzo al fast food che avevamo promesso se si fossero comportate bene.
La figlia grafomane ( da ora in poi FG ), benché avesse solo sette anni, si scatenò. Il suo entusiasmo trapelava da tutti i pori. Mi seppellì di domande, voleva sapere TUTTO, anche quello che non sapevo io. Fu necessario scartabellare il catalogo che, per fortuna, avevamo acquistato. La FG era più felice che se l’ avessi portata alle giostre.
Da allora non ha più smesso di visitare mostre e musei.
Mi faceva piacere che si appassionasse all’ arte e alla storia ma talvolta succedevano episodi, a dir poco, incresciosi.
A Firenze, la prima volta che ce la portai, aveva sette anni.
Avevo progettato una visita soft, con pochi musei e molti esterni. Mentre passavamo davanti alla Galleria dell’ Accademia le dissi che lì c’ era il David di Michelangelo. Dopo qualche secondo mi resi conto che non la stavo più tenendo per mano. Era sparita! Io e mio marito eravamo nel panico più totale, quando una signora ci disse che aveva visto una bambina, corrispondente alla descrizione che le facemmo, entrare alla Galleria. Ci precipitammo dentro. Era là, alla biglietteria, regolarmente in fila dietro un muro di turisti tedeschi.
Alle nostre rimostranze, serafica, rispose: “ Ma perché? Non ce lo andiamo a vedere Davide?”
Che altro potevamo fare? Ci andammo.
In altra occasione, agli Uffizi, richiamò severamente una guida francese, che spiegava a voce un po’ troppo alta, con queste parole: “ Nei musei non si parla a voce alta.”
E’ vero che noi lo dicevamo spesso a lei e alla sorella ma fu terribilmente imbarazzante. Comunque la guida abbassò la voce.
Una volta andammo con degli amici, forniti di figli coetanei alle nostre, a visitare una mostra sugli antichi romani.
La FI, con la sua amica, aspettava solo di uscire per il solito fast food, entrambe avevano l’ aria di annoiata sufficienza tipica dei ragazzini costretti a uscire con i genitori.
La FG e Leo, il figlio piccolo dei nostri amici alla sua prima mostra, giravano per conto loro. Rassicurammo i genitori di Leo, Aurora conosceva benissimo il Palazzo delle Esposizioni e, in ogni caso, l’ ingresso era sorvegliato e non c’era rischio che uscissero.
Visitammo la mostra e alla fine andammo a cercarli, sentivo la voce della FG ma non la vedevo, eppure doveva essere in quella sala. In effetti c’ era, solo che io non potevo vederla perché era attorniata da un gruppo di persone adulte che seguivano le spiegazioni, che lei stava fornendo a Leo, con la massima attenzione. Quando seppero che noi eravamo i genitori, ci fecero i complimenti e ci dissero che avevano imparato molte cose che non sapevano.
Il che è bello ma anche (d)istruttivo!

giovedì 4 gennaio 2007

Mr. W.




Il professore di Paleografia ci disse che sarebbe venuto per tenere una serie di lezioni al nostro istituto mr. W, emerito professore di Oxford.
L’ attesa era alle stelle. Per noi di Lettere classiche dell’ Università la Sapienza, Oxford era il massimo. Non c’ era nessuno di noi che non sognasse di andarci e magari di insegnarci!
Eravamo eccitatissimi quella mattina. Aspettavamo in corridoio, immaginavamo un anziano signore, con fluente barba bianca ( a Roma l’ età media dei docenti era 150 anni ), molto English.
Entrammo in aula e prendemmo posto.
Arrivò il gran capo ( così chiamavamo il professor P. ) seguito da un signore sui quarant’anni, bassino, senza barba, capelli corti.
Lo spettacolo era l’ abbigliamento: Completo beige giacca-pantaloni ( a zumpafuossi, come disse un collega napoletano ), cioè corti, troppo corti. Dai pantaloni spuntavano un paio di calzini ROSA, in perfetta parure con la camicia. Il tutto era completato dalla cravatta. GIALLA.
( Alla seconda lezione la camicia e i calzini erano gialli e la cravatta verde )
Mr W. iniziò a parlare, in italiano con un esilarante accento inglese, ma presto smettemmo di divertirci e restammo affascinati dalla sua lezione.
Era davvero un grande e ci tenne incatenati alle sue parole per due ore che, ci sembrò, passarono in due secondi.
La cosa che ci colpiva di più era la sua gentilezza. Noi eravamo abituati all’ arroganza dei “ baroni” del nostro Ateneo, alle loro affermazioni, talvolta offensive, nei confronti dei colleghi. Era una magia sentire mr. W. che diceva: “ Io crredo che mr. P. non siaa nel giiusto quando dice qwesto sorry, mr. P.” Mi pare di risentirlo, affermava le sue tesi con gentilezza, con garbo.
E’ stata, forse, la lezione più importante del mio corso universitario, ho imparato che, quando hai ragione, non c’è bisogno di urlare. Ho imparato che essere autorevole è molto meglio che essere autoritario.
Ma l’ aspetto più incredibile e misterioso di mr. W dovevo ancora scoprirlo.
E lo scoprii alla Biblioteca Vaticana.
In Vaticana ci andavo per preparare la tesi quando non avevo lezione all’ Università e mr. W. ci andava per le sue ricerche.
Alle 11 tutti facevamo una pausa, si usciva nel giardino pensile a bere un caffè e a sgranchirsi le gambe nel vialetto ghiaioso.
Bene, se voi camminate sulla ghiaia, indubbiamente, fate rumore, come me e come tutti. Tutti tranne mr. W.
LUI non faceva rumore!! Giuro, io e i miei amici ascoltavamo attentamente ma Mai abbiamo sentito scricchiolare la ghiaia sotto i suoi piedi
Ci siamo sempre chiesti, senza trovare risposta, se questa era una peculiarità degli inglesi o se mr. W. fosse un angelo del cielo travestito da professore.

Libri e cibo


A room without books is like a body without a soul.
Questa l’ ho letta su una calamita da frigo, mi è piaciuta e vela regalo insieme a quest’ altra:
La lettura è il cibo della mente e tutto quello che ha a che fare con il cibo deve per forza essere buono. ( Snoopy )