Il naso di Cyrano: aprile 2010

sabato 24 aprile 2010

La scoperta del cioccolato

La mia amica M ha una nipotina di due anni, F.
La mamma di F sta molto attenta all’alimentazione della sua bimba che, peraltro, non mangia molto, non le piace quasi nulla. Tra gli alimenti considerati dannosi per la salute dei denti, la mamma di F mette in primo piano la cioccolata e infatti F non ne aveva mai mangiata.
Fino alle trascorse vacanze di Pasqua.
M è golosa, quasi quanto me, la cioccolata le piace e ha sempre su un tavolinetto basso del salotto un cestino con dei cioccolatini.
Poiché F non mangia volentieri, M non aveva mai tolto il cestino quando la piccola andava da lei.
Una sera di qualche tempo fa, mentre M e i genitori di F cenavano, F girovagava per la casa.
I tre erano tranquilli, non c’erano pericoli.
Ad un certo punto F si è affacciata alla porta della cucina, davanti a genitori e nonna,con un sorriso estatico e una luce beata negli occhi ha pronunciato, estatica, una sola parola:”BONO!!!!”
In mano aveva un ovetto di cioccolato mezzo scartato.
F aveva scoperto la cioccolata, questo dolcissimo pianeta di piacere, la gioia della sua scoperta la illuminava tutta, forse Cristoforo Colombo, quando arrivò in America, aveva la stessa espressione sorpresa e felice.
La sua mamma è partita all’attacco, voleva farsi dare il cioccolatino cariogeno, F ha tentato di difendere il suo tesoro, ha nascosto la mano dietro la schiena e ha gridato:”No, BONO!!!”.
E’ stato inutile, la mamma le ha tolto la cioccolata.
Ora, io lo so che la cioccolata fa male ai bambini piccoli, che fa cariare i denti anche ai grandi, che produce ipertensione e un sacco di altri guai ma, che ci posso fare? Io adoro la cioccolata e mai avrei il coraggio di levarla di mano ad una bambina. Infatti le mie figlie di cioccolata ne hanno avuta sempre tanta, forse troppa!
Quando M mi ha raccontato questo episodio io tifavo per F, io la cioccolata non gliela avrei tolta di mano, io avrei chiesto ad F di portare un ovetto anche per me!

domenica 18 aprile 2010

Le nonnette di Barnaby

Il sabato spesso io e la FG vediamo in TV dei telefilm inglesi che hanno come protagonista un simpatico ispettore di nome Barnaby.
Barnaby vive in un piccolo paese della campagna inglese, ha una figlia con velleità teatrali e una moglie inossidabile, nel senso che non si scompone mai: Joey, tale è il nome della signora Barnaby, è in grado di restare impassibile quando il marito arriva ad un appuntamento con dodici ore di ritardo, mostra un fair play tipicamente inglese quando la sua dolce metà dimentica di comperare quanto lei gli aveva chiesto, è capace di sorridere di fronte al totale disinteresse che l’ispettore mostra per qualunque decisione relativa al loro ménage. Poi, naturalmente e sempre con il sorriso sulle labbra, gliele fa scontare tutte.
Le vere protagoniste dei telefilm, però, sono le nonnette, anziane signore, in apparenza del tutto inoffensive e assolutamente insospettabili, che sono abilissime nel compiere qualsiasi tipo di reato.
Le nonnette in questione hanno in genere candidi capelli sempre ben ordinati, vestono all’inglese: gonne scozzesi, camicette orrende, cardigan dai colori più improbabili, scarpe basse con i lacci.
Spesso le nonnette viaggiano in bicicletta ma qualcuna ha anche la patente, almeno spero visto che guida.
Nessuno, guardando i telefilm, potrebbe pensare che le gentili nonnette che offrono tramezzini e l’immancabile thè in servizi deliziosamente decorati da fiorami, nei loro graziosi salottini, nascondano un cadavere in giardino, tengano gelosamente custodito il ricavato di un furto, siano le autrici di orribili lettere anonime.
E invece, in genere, è proprio così. I moventi delle nonnette sono i più disparati: vendetta, avidità, gelosia, odio per la maleducazione dei giovani, desiderio di successo e mille altri.
Le nonnette dimostrano una fantasia incredibile nella progettazione e nell’esecuzione dei loro delitti: si va dal semplice accoltellamento, dalla brutale pistolettata fino al raffinatissimo avvelenamento o all’orchestrazione di apparenti incidenti mortali.
Ora, uno potrebbe pensare che sia abbastanza noioso vedere dei telefilm conoscendo già il colpevole. In realtà ciò non è vero e per due motivi: Il primo è che le nonnette sono tutte diverse, hanno caratteri ben individuati, comportamenti ed atteggiamenti che le rendono uniche e decisamente affascinanti.
Il secondo motivo è che ogni tanto la nonnetta di turno nel telefilm, apparentemente colpevole, è in realtà innocentissima e alla fine si scopre che il colpevole è un giovane o una ragazza.
Io, quando si verifica questo caso, ci rimango malissimo, a me piacciono le nonnette di Barnaby, sono molto vitali ed attive. La FG mi invita spesso ad imitarle, non nel senso di ammazzare qualcuno (anche se a volte…), nel senso di essere vispa e pimpante come le care, deliziose nonnette.

domenica 11 aprile 2010

Buon viaggio

Cat è ripartita stamattina e già mi manca.
Abbiamo passato insieme dei giorni bellissimi.
Sabato scorso abbiamo fatto una lunghissima passeggiata, siamo andate a rivederci piazza Mattei e la bellissima fontana delle tartarughe, poi, passando per Campo de’ fiori e piazza Farnese, abbiamo puntato su palazzo Spada e via Giulia. Alla fine Cat era esausta, lei non è abituata a camminare quanto me però era contenta di aver rivisto degli scorci di Roma affascinanti e per di più quasi privi delle orde barbariche di turisti padani e stranieri che in questo periodo invadono Roma.
Domenica abbiamo festeggiato nuovamente la FG con un pranzo tra parenti, materni questa volta, c’erano Cat, mio fratello con sua moglie, la FI e la mia mamma, felicissima per la Laurea della nipote.
Siamo stati bene ma io mi sentivo stanchissima, forse non stavo troppo bene, comunque ho mangiato cose buonissime in gradevole compagnia.
Lunedì abbiamo visitato la mostra sugli Impressionisti: pura bellezza! Io amo questa corrente artistica e forse non sono proprio obiettiva nel giudizio ma i dipinti erano affascinanti e coinvolgenti, io e Cat abbiamo passato due ore in contemplazione beata di opere indescrivibilmente meravigliose.
Al book shop ho comperato cinque DVD sugli Impressionisti e me li sto guardando, uno ogni sera, con grande piacere.
Martedì è stata la volta di Hopper, un pittore americano che piace molto a Cat, a me un po’ meno, Hopper ha dipinto il nulla americano, il vuoto e la solitudine di gente che non ha radici nella storia, non ha speranze, non sembra avere un futuro se non quello del consumismo e del silenzio culturale.
I quadri erano efficaci, in effetti rendevano bene l’inaccettabile parabola dell’uomo-nulla, io li guardavo e pensavo che sono stata fortunata a nascere in Europa, almeno io la storia ce l’ho e ci posso trovare valori che diano un senso alla vita.
Dopo la mostra siamo andate a fare shopping o meglio a guardare le vetrine perché Cat non ha trovato quello che cercava, lei è molto selettiva in materia di acquisti.
Mercoledì è ricominciata la scuola e anche la palestra, così io e Cat non ci siamo viste e neppure giovedì.
Venerdì sera siamo andate a teatro a vedere “Il birraio di Preston”, trasposizione teatrale di un delizioso romanzo di Andrea Camilleri, assolutamente piacevole, un mix tra comicità e dramma sapientemente reso da bravissimi attori in una scenografia scarna ed efficace.
Ieri, infine, passeggiata shopping. Finalmente Cat ha trovato le scarpe che cercava e, per festeggiare, ci siamo prese una mega coppa di gelato squisito.
Stamattina io e Cat ci siamo salutate alla stazione, eravamo parecchio tristi anche se cercavamo di non darlo troppo a vedere. Ci rivedremo a giugno quando, spero, andrò per un po’ di giorni io a trovare lei e ci divertiremo ancora come facciamo sempre quando siamo insieme.

sabato 3 aprile 2010

Dolce Pasqua

Ieri è arrivata Cat. Con quasi un’ora di ritardo sul previsto. Alla Stazione Termini c’era il delirio, tutti i treni in arrivo erano in ritardo, ci vantiamo tanto di avere i treni ad alta velocità, il biglietto dei quali costa un bel po’ di soldi ma viaggiamo male e a rilento. Così va l’ Italia, il resto del mondo non so.
Comunque, io non mi sono annoiata mentre l’aspettavo, ero passata prima in libreria e avevo una busta piena di libri, ne ho preso uno e mi sono messa a leggere.
Cat mi ha regalato una confezione di ovetti di cioccolato torinesi, i miei preferiti. Mamma invece mi ha donato un ovone di Pasqua. Casa mia sembra un negozio di pasticceria, le uova di cioccolato, gli ovetti, le pecorelle di zucchero e i coniglietti di Pasqua e le colombe li avevo comperati anche io, così ne ho tantissimi.
Nel pomeriggio è arrivato il ragazzo della FG con altri dolcetti, in particolare mi ha portato una Pastiera napoletana, fatta dalla sua mamma.
Ora, che io sono golosa lo sapete tutti, che io nutra varie, smodate ed insane passioni vi è noto, quello che non sapete è che, tra queste passioni criminali, una delle più forti e irrefrenabili è quella per la Pastiera napoletana. Così non ho potuto resistere e ieri sera ne ho mangiato una fetta.
A me piacciono tanti tipi di torte ma la Pastiera non è una torta: la Pastiera, quando è fatta bene, è poesia pura.
E la Pastiera di A., la mamma del ragazzo della FG, è fatta a regola d’arte! Un’opera perfetta, una sinfonia di sapori, un concerto di aromi, l’equilibrio tra gusto e consistenza raggiunge la perfezione.
Grazie, A, grazie per avermi inviato questo meraviglioso dolce che renderà ancor più felici questi miei, purtroppo pochi, giorni di vacanza.